ED È SUBITO SIRI

Chi finanza l’innovazione? Venture Capital e Business Angel

Intervista a Massimiliano Magrini di United Ventures

 

Lo sviluppo economico richiede un turbine
incessante di distruzione creatrice”.
– Joseph Schumpeter

 

Hello World! In questa nuova puntata di Ed è subito Siri abbiamo invitato un grande ospite per parlare di New Economy e Intelligenza Artificiale. Stiamo parlando di Massimiliano Magrini, imprenditore, manager e venture capitalist italiano co-fondatore e managing partner di United Ventures – SGR focalizzata in investimenti in nuove aziende innovative e di tecnologie digitali fondata nel 2013.

Nella società postindustriale, come ci dice il sociologo De Masi, l’economia tende a prevalere sulla politica, la finanza sull’economia, la velocità sulla lentezza, la virtualità sulla tangibilità, il meticciato sull’identità. Quali fattori, da qui al 2030, determineranno oppure ostacoleranno lo sviluppo socioeconomico del Paese? Ci sarà un accentramento della ricchezza e del sapere, oppure saranno distribuiti? E che ruolo svolgerà la tecnologia nella New Economy?

 

 

Ascolta anche: Verso l’ozio creativo, l’evoluzione di lavoro e diritti. Intervista al sociologo Domenico De Masi 

 

 

Sicuramente, continueranno ad aumentare gli investimenti delle imprese italiane in intelligenza artificiale. Nel 2019 il giro d’affari dell’IA nel Paese è salito a 200 milioni di euro. Dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano emerge un crescente dinamismo. Ma non siamo ancora ai livelli di altre grandi nazioni oltreoceano. Il DARPA – ossia l’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti –  per lo sviluppo dell’AI, ogni anno, prevede fondi da 2 miliardi. In Cina, invece, si parla di 80 miliardi fino al 2030.

In Italia in generale si nota poco interesse pubblico e privato nei confronti di profili di alta qualità, quali quelli dei dottori di ricerca. Ad oggi abbiamo ancora esigui investimenti in borse di dottorato di ricerca. Eppure il nostro Paese è sicuramente all’avanguardia nella ricerca accademica nel settore dell’IA; pensiamo al CNR, al Politecnico di Milano, alla scuola romana, al Siren o al CINI. Quale è secondo Massimiliano Magrini il freno a questi investimenti?

 

 

Ascolta anche: Data e New Economy: ma chi è (davvero) cyber-ready?

 

 

Nel suo libro “Fuori dal gregge”, Magrini sottolinea l’importanza della Rete dove risulta fondamentale il binomio interazione-innovazione. Cosa ci manca a livello di Sistema Paese affinché l’intelligenza artificiale possa davvero rappresentare una risorsa per l’Italia e per l’Europa?

L’Italia rispetto a Cina e Stati uniti è indietro – ma non in quanto a competenze – ma perché purtroppo le nostre imprese sono più piccole, hanno numeri minori e quindi anche meno fondi. Come evidenziato dall’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, solo il 12% delle aziende intervistate in Italia hanno completato un progetto di IA e un’azienda su due non si è ancora mossa. Se l’Europa è costituita maggiormente da piccole e medie imprese, ricordiamo che l’Italia è fatta di micro-aziende. La sfida grande che ha l’Europa nel prossimo futuro, ci dice Magrini,  “è proprio realizzare un mercato più omogeneo. Non c’è più spazio solo per una battaglia nazionale, la strategia deve essere europea – seguendo delle normative il più comuni possibili”.

T. Sharon Vani

 

 

Ospite

Massimiliano Magrini

Prima di fondare la United Ventures, Massimiliano Magrini ha ricoperto posizioni di rilievo nella gestione dei prodotti e nello sviluppo del business in diverse società di media. Avendo presto compreso il potenziale dirompente dei motori di ricerca, ha preso parte al lancio di Altavista in Italia, ha avviato Google Italia come Country Manager fondatore nel […]

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