MemPalace, il progetto di Milla Jovovich e Ben Sigman per risolvere le amnesie dell’AI

Milla Jovovich sorprende i fan entrando nel mondo dell’AI. L’attrice ha collaborato alla creazione di MemPalace, uno strumento che promette di risolvere i “problemi di memoria” dell’intelligenza artificiale

 

 

Da icona del cinema d’azione a protagonista nel mondo della tecnologia: l’attrice Milla Jovovich ha stupito il suo pubblico avventurandosi nel campo dell’intelligenza artificiale. Jovovich, nota soprattutto per la saga di “Resident Evil”, ha collaborato con l’ingegnere Ben Sigman alla creazione di MemPalace, un sistema Open Source che promette di risolvere uno dei limiti più frustranti dei moderni strumenti AI: la memoria.

“L’intelligenza artificiale non eccelle nel rintracciare le informazioni, anche quando i file sono archiviati con la massima cura”. A partire da questa premessa, Jovovich ha spiegato la genesi del progetto. L’attrice, che ha iniziato a utilizzare intensamente gli strumenti di AI nel 2025, si è imbattuta in due problemi ricorrenti: da un lato, la scarsa memoria delle intelligenze artificiali, incapaci di ricordare le conversazioni nel lungo periodo; dall’altro, la difficoltà di recuperare informazioni in archivi digitali sempre più caotici. Infatti, le nostre cartelle – ha osservato Jovovich – sono diventate enormi magazzini dove ritrovare un documento specifico tra migliaia di file è quasi impossibile, soprattutto se ci si affida alle classiche ricerche per parole chiave, che ha definito “macchinose e disordinate”.

Il problema, in realtà, è strutturale. Ogni conversazione con un modello linguistico riparte da zero, e la finestra di contesto – ovvero il testo che il modello può “vedere” – è la sua unica memoria, destinata ad azzerarsi a ogni nuova sessione.

 

 

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Perché il RAG tradizionale non basta

Il settore ha cercato a lungo di tamponare questo limite con il RAG (Retrieval Augmented Generation): invece di caricare tutto nel contesto, si conservano i documenti in un archivio ricercabile e si recupera solo ciò che serve al momento. Funziona discretamente per interrogare raccolte statiche di testi, ma come memoria persistente mostra i suoi limiti. I ricordi vengono trattati tutti allo stesso modo, senza che venga loro attribuita una gerarchia; un fatto di sei mesi fa appare identico a uno appena salvato, anche se nel frattempo è diventato obsoleto; e, se informazioni correlate appartengono a domini diversi, il sistema non riesce a metterle in connessione. È proprio questo il vuoto che MemPalace prova a colmare.

La soluzione non è arrivata dalla tecnologia, ma dalla Storia. Jovovich si è ispirata a una tecnica mnemonica antichissima, il palazzo della memoria, attribuita al poeta greco Simonide di Ceo intorno al 500 a.C. Il meccanismo è elegante nella sua semplicità: si immagina un luogo familiare – un edificio, un percorso – e si “collocano” le informazioni da ricordare in punti specifici di quello spazio. Per recuperarle, basta ripercorrere mentalmente il tragitto, stanza dopo stanza. Il cervello umano, del resto, ricorda molto meglio le informazioni legate a luoghi e immagini rispetto a dati astratti. È questa stessa logica che Jovovich ha pensato di trasferire all’intelligenza artificiale.

 

Come funziona MemPalace

Costruire il sistema ha richiesto mesi di lavoro, numerosi tentativi falliti e la gestione di oltre mille documenti personali per testare l’efficacia dell’architettura. Jovovich si è occupata della struttura concettuale e della definizione dei blueprint, mentre Sigman ha curato la parte ingegneristica e l’affinamento tecnico del software.

Il risultato è MemPalace, ovvero un sistema gerarchico che organizza le informazioni in sottogruppi: le “ali” rappresentano i progetti o le persone, le “sale” categorizzano i tipi di memoria, le “stanze” raccolgono gli argomenti specifici, gli “armadi” contengono sintesi compresse e i “tunnel” creano collegamenti automatici tra contenuti correlati in domini diversi.

 

 

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Una delle caratteristiche più interessanti di MemPalace riguarda la gestione del tempo. Ogni fatto archiviato nel sistema ha una data di inizio e una di fine validità: MemPalace non solo sa cosa è vero oggi, ma anche cosa era vero in un dato momento, e gestisce automaticamente le informazioni diventate obsolete. È un dettaglio apparentemente tecnico, ma risolve uno dei problemi più subdoli della memoria digitale, quello delle informazioni che invecchiano senza che nessuno se ne accorga.

Sul piano dell’efficienza, il sistema si avvia caricando solo 600-900 token di contesto, lasciando libero oltre il 95% della finestra disponibile per la conversazione vera e propria. Un risparmio notevole rispetto all’approccio tradizionale, che richiederebbe di inviare al modello tutti i ricordi archiviati a ogni nuova sessione. A completare il quadro tecnico, un linguaggio di compressione proprietario chiamato AAAK, capace di ridurre la quantità di dati di circa 30 volte senza comprometterne la leggibilità per i modelli AI. Il tutto gira in locale, senza cloud e senza abbonamenti, con le informazioni che restano sul dispositivo dell’utente, garantendone la privacy.

Il progetto ha attirato immediatamente un’enorme attenzione e oltre 23mila stelle su GitHub nel giro di pochi giorni. Nei benchmark del settore, come il LongMemEval, MemPalace ha raggiunto un’accuratezza del 96,6%, superando i principali concorrenti commerciali. Non sono mancate, però, le polemiche. La community degli sviluppatori ha messo in dubbio sia i risultati sia il processo di sviluppo: inizialmente il sistema veniva presentato come il primo a ottenere il 100% nel LongMemEval, punteggio poi rivisto al ribasso dopo le critiche, con conseguenti sospetti di manipolazione nei test.

 

 

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Inoltre, alcuni utenti hanno sollevato dubbi sul reale contributo di Milla Jovovich, rilevando una sua presenza minima nella cronologia GitHub e ipotizzando il coinvolgimento di altri sviluppatori non dichiarati. Nel giro di 24 ore, come ha ammesso lo stesso Sigman, il progetto è stato “smontato” dalla community, a dimostrazione di quanto il controllo pubblico sia rapido e severo nel mondo Open Source.

Al netto delle polemiche, il problema che MemPalace cerca di affrontare è reale e ancora irrisolto e, se le promesse venissero confermate, potremmo arrivare ad avere assistenti capaci di ricordare mesi o anni di interazioni, migliorando continuità, personalizzazione e utilità.

In ogni caso MemPalace rappresenta un buon esempio di come l’Innovazione digitale proceda spesso per paradossi: le idee più interessanti arrivano da direzioni inaspettate, ma è proprio la loro visibilità a renderle bersaglio di un controllo più severo. Il problema della memoria delle AI è reale, la soluzione proposta sembrerebbe ingegnosa. Verificarne la solidità, a questo punto, spetta alla community.

 

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Fonti: Screen World; Italian Tech – la Repubblica.

Per approfondire: “An Unexpected Entry Into AI Memory: Milla Jovovich’s Open-Source MemPalace”, Alexey Grigorev su LinkedIn.

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