Anche le galline piangono, parola dell’AI

Ora si può decodificare il chiocciare delle galline, ma è solo l’inizio di un percorso che potrebbe farci dialogare con gli amici animali. Il merito è dell’AI e di un gruppo di ricercatori dell’Università di Tokyo

 

 

Una delle domande più recondite da porsi per la mente umana è sicuramente se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ora forse la risposta potrebbe arrivare direttamente dalle dirette interessate. Come? Tutto merito dell’intelligenza artificiale.

Sembrerebbe, infatti, che qualcuno abbia deciso di creare un traduttore universale che ci permetta di comunicare con gli animali sfruttando l’intelligenza artificiale.

L’esperimento portato avanti da un team di ricercatori dell’Università di Tokyo ha portato alla creazione di un software in grado di far “parlare” le galline. Uno degli scopi dello studio è quello di creare negli allevamenti un’ambiente più in linea con le esigenze dei pennuti.

Infatti, i ricercatori hanno ipotizzato che, creando un’ambiente più confortevole, anche la produzione di uova e di prodotti derivati possa subire un incremento.

 

 

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Il software ideato con l’AI sarebbe capace di riconoscere i differenti vocalizzi delle galline, ma non solo. Dimostrerebbe che le galline hanno molti più sentimenti di quelli immaginati, come felicità, eccitazione, paura, rabbia, e che conoscano e siano in grado di esprimere anche la fame.

Dietro la scoperta una tecnica all’avanguardia, denominata Deep Emotional Analysis Learning, “radicata in complessi algoritmi matematici”, che ha la capacità di adattarsi ai mutevoli schemi vocali delle galline, diventando, con il tempo, sempre più abile nel decifrarne i vocalizzi.

Dopo aver registrato svariati momenti vocali, di almeno 80 galline diverse, e con la collaborazione di un gruppo di psicologi e veterinari, il team di ricercatori ha lavorato per constatare lo stato emotivo dei pennuti, facendo raggiungere all’intelligenza artificiale altissimi livelli di precisione.

I ricercatori hanno manifestato entusiasmo in merito ai risultati raggiunti, ma il software in grado di far parlare le galline sarebbe solamente il primo passo: l’intenzione è quella di progettarne altri che potrebbero “tradurre” il linguaggio di diverse specie animali. Simili strumenti potrebbero rivelarsi utili in molti settori e non solamente in ambito veterinario.

 

Leggi anche: Arriva CatGPT, il chatbot che permette di “dialogare” con i gatti

Ludovica Borzise

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