Proteste in Iran dopo la morte di Jîna Mahsa Amini. La cronistoria

Cosa sta succedendo in Iran nelle ultime settimane? Cosa possiamo fare per sostenere i manifestanti? Ne parliamo con Pegah Moshir Pour

 

 

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Immagine creata con DALL-E 2

È iniziato tutto poco più di 10 giorni fa: lo scorso 16 settembre una ragazza di 22 anni originaria del Kurdistan iraniano, Jîna Amini, nota in rete anche con il nome Mahsa, è morta, dopo tre giorni di coma, in seguito al probabile pestaggio da parte delle forze dell’ordine (la versione ufficiale è che sia stata colta da un infarto). Il pestaggio è presumibilmente avvenuto nel centro di detenzione dove la ragazza era stata condotta per seguire un corso sul modo corretto di indossare il velo islamico. Il 13 settembre, infatti, Jîna era stata arrestata dalla polizia religiosa a Tehran, dove si trovava in vacanza con la famiglia, a causa della mancata osservanza della legge sull’obbligo del velo, in vigore fin dal 1981. Nella fattispecie, il suo hijab risultava “un po’ allentato”.

La sua morte ha dato il via a una serie di proteste in tutto il Paese, duramente represse dalla polizia, che hanno già causato, secondo le ultime stime di Reuters, 898 feriti e la morte di almeno 76 manifestanti (questo stando alla Ong di iraniani in esilio a Oslo, la Iran Human Rights).

A migliaia uomini e donne sono scesi in piazza per dimostrare la propria indignazione. In Occidente ha avuto particolare rilievo il caso di Hadith Najafi, 20enne assurta a simbolo delle proteste per il gesto di legarsi i lunghi capelli biondi, ripreso in video durante una manifestazione. La notizia della sua morte, avvenuta a Karaj, è stata riferita da attivisti e giornalisti locali il 25 settembre. La ragazza sarebbe stata picchiata e poi raggiunta da sei proiettili.

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Locandina della manifestazione romana del 1° ottobre 2022

Due giovani donne, i loro nomi, i loro visi è, forse, tutto ciò che resterà delle manifestazioni di questi giorni, al di fuori dell’Iran, nella memoria collettiva. Le persone scomparse e i feriti, però, sono molto di più e, per una volta, la colpa della “memoria corta” del web non è da attribuirsi solo al bombardamento mediatico cui gli utenti sono continuamente sottoposti.

Le informazioni su ciò che sta succedendo in Iran faticano a raggiungere questa parte di mondo perché, in risposta alle proteste, le autorità hanno interrotto la connessione Internet, WhatsApp e Instagram. Ma i video degli abusi stanno comunque circolando, anche grazie alle testimonianze di chi, pur vivendo in Occidente da tanti anni, conserva intatto il legame con il suo Paese d’origine.

Da parte nostra, cosa possiamo fare per sostenere i manifestanti? Sicuramente informarci, seguendo attivisti, come Pegah Moshir Pour, organizzazioni che si battono per i diritti umani, come Middle East Matters, e diffondere le notizie che condividono. Possiamo poi, naturalmente, prendere parte alle numerose manifestazioni solidali che si stanno organizzando ovunque nel mondo, nella speranza che i leader politici esprimano dissenso nei confronti delle ripetute e gravissime violazioni dei diritti umani che si stanno verificando in queste settimane.

Per esempio sabato 1° ottobre, a Roma è prevista la manifestazione autorizzata dalla polizia “The time has come – Donna, vita, libertà”, con partenza in piazza della Repubblica alle 10.00 e che si concluderà in piazza della Madonna di Loreto alle 13.00.

Di seguito alcune immagini dell’evento romano del nostro Mark Bartucca.

 

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Ascolta anche Dal locale al globale: elezioni regionali tra vincitori e vinti e Iran dilaniato dalle proteste

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