A LITTLE PRIVACY, PLEASE!

Il diritto all’interazione umana: quando l’AI erode le relazioni e il Diritto non sta al passo

Esiste un diritto all’interazione umana? Se lo è chiesto l’Avv. Angelo Monoriti, docente di Negoziazione alla LUISS, in un recente articolo per Federalismi. Nell’ultimo episodio di A little privacy, please! approfondiamo il tema con gli Avv.ti Sergio Aracu e Laura Liguori

 

 

Tutti abbiamo vissuto la situazione frustrante in cui ci siamo ritrovati a premere “1” per tre volte di fila sperando di uscire dal labirinto di un dialogo impossibile con un chatbot per comunicare finalmente con una persona in carne e ossa. Quel momento, banale eppure universale, è il punto di partenza di una riflessione giuridica più profonda: esiste – o dovrebbe esistere – un diritto all’interazione umana? A porsi questa domanda è Angelo Monoriti, Avvocato e docente di Negoziazione alla LUISS, in un recente articolo pubblicato su Federalismi.

La tesi è semplice nella formulazione, ma complessa nelle implicazioni: mentre il diritto alla protezione dei dati personali tutela il bisogno di separazione e autonomia dell’individuo, manca una norma che protegga il bisogno opposto, ovvero quello di affiliazione, di relazione, di essere ascoltati da qualcuno che è, appunto, umano.

Monoriti usa una metafora suggestiva: tra due stelle non c’è il vuoto, c’è la forza di gravità. Quella forza è l’interazione umana. L’intelligenza artificiale, nel suo intento di migliorare l’esperienza del singolo, rischia di consumare proprio quello spazio relazionale: la relazione tende a diventare simulazione. Il problema è che il Diritto, in questo momento, non riesce a stare al passo. Il sistema normativo è costruito per regolare comportamenti umani, ma, quando deve misurarsi con entità non umane (algoritmi, chatbot, sistemi automatizzati), perde efficacia.

Esistono già alcune protezioni parziali: il GDPR e l’AI Act riconoscono il diritto a non essere soggetti a decisioni interamente automatizzate con effetti giuridici rilevanti e il diritto a ottenere una spiegazione della logica sottostante. Ma questo tutela la correttezza della decisione, non il bisogno relazionale in sé. Una cosa è chiedere che un umano corregga una decisione sbagliata di una macchina, un’altra è poter semplicemente scegliere di parlare con una persona.

 

 

Ascolta anche: Il trattamento dei dati tra necessità di trasparenza, intelligibilità e accessibilità

 

 

Questo diritto potrebbe trovare fondamento nella Costituzione italiana, che non considera la persona come entità isolata, ma come soggetto che vive e si definisce nelle relazioni con gli altri. L’articolo 2, con la sua concezione relazionale dell’individuo, potrebbe ospitare anche il diritto all’interazione umana. Allo stesso modo, il diritto alla salute non tutela solo l’integrità fisica, ma anche la dimensione relazionale della cura. A livello europeo, il concetto di dignità umana potrebbe essere il punto di aggancio. È dignitoso essere costretti a interfacciarsi esclusivamente con una macchina quando si accede a servizi sanitari, educativi o amministrativi?

Il percorso di riconoscimento di questo ‘nuovo’ diritto non sarebbe del tutto inedito: anche la privacy ha impiegato decenni per passare da bisogno psicologico a diritto codificato, a partire dal famoso articolo di Warren e Brandeis del 1890 fino alla sua elaborazione europea con il GDPR.

Chi si occupa di Data Protection conosce bene la tensione tra tutela dei diritti e oneri per le imprese. Il diritto all’interazione umana non fa eccezione. Se un’azienda italiana dovesse garantire per legge l’accesso a un operatore umano su richiesta dell’utente, sostenendo costi che un competitor francese o tedesco non ha – almeno fino a un intervento europeo armonizzato – si creerebbe una distorsione della concorrenza. Ma c’è un secondo rischio, ancora più sottile: se il servizio con operatore umano diventa un premium, solo chi può permetterselo potrà esercitare questo diritto; il resto subirà il bot. Una disuguaglianza nuova, silenziosa e incorporata nell’architettura dei servizi.

Proprio per evitare queste trappole, Monoriti propone un approccio alternativo agli obblighi normativi diretti: sgravi fiscali o sussidi al costo del lavoro per le imprese che garantiscono l’interazione umana su richiesta. Un percorso già rodato nella politica industriale italiana che potrebbe raggiungere l’obiettivo in modo meno conflittuale con il diritto europeo della concorrenza.

 

 

Leggi e ascolta anche Il caso Schettini e gli insegnanti su TikTok: innovazione didattica o sfruttamento della classe?

 

 

Relazionabilità: un nuovo principio by design?

Il contributo più originale dell’elaborazione di Monoriti è forse il concetto di relazionabilità, approfondito nell’intervento pubblicato sulla Rivista Corporate Governance. Riprendendo l’equazione incompleta del professor Floridi – “la sostenibilità sta alla biosfera come X sta all’infosfera” – Monoriti suggerisce che X sia proprio la relazionabilità: la capacità dei sistemi tecnologici di generare, anziché erodere, tempo e spazio per le relazioni umane.

Tradotto in termini operativi: tutti i sistemi di AI dovrebbero essere progettati, by design, per garantire la possibilità di interazione umana quando richiesta, non come un’eccezione, ma come un requisito di architettura. Così come la Privacy By Design richiede di incorporare la protezione dei dati fin dalla progettazione del sistema, la relazionabilità by design richiederebbe di non eliminare strutturalmente la possibilità del contatto umano.

Il diritto all’interazione umana è oggi, nelle parole di Monoriti, un non-diritto, una teorizzazione, ma non ancora una norma. Il riconoscimento della privacy come diritto fondamentale – da bisogno psicologico ad articolo di legge – nel giro di un secolo suggerisce, però, che il percorso è possibile.

La differenza è che questa volta la velocità del cambiamento tecnologico è nettamente maggiore. E che il rischio non è solo non avere il diritto scritto, ma non accorgersi nemmeno di essere sul punto di perderlo venendo sostituiti, relazione dopo relazione, da sistemi più efficienti e diventando sempre più soli. La domanda finale è giuridica, ma anche antropologica: quanto siamo disposti a cedere alle macchine pur di guadagnare in efficienza? E, soprattutto, lo stiamo scegliendo o stiamo semplicemente lasciando che accada?

Sabrina Colandrea

 

Ascolta anche: La privacy non è neutra

Ospite

Angelo Monoriti

Angelo Monoriti si è laureato con 110 e lode presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università LUISS Guido Carli di Roma, istituzione cui è rimasto legato nel tempo anche come docente. Avvocato esperto di negoziazione e risoluzione delle controversie, Monoriti affianca aziende, nazionali e internazionali, nei settori Automotive, Moda, Media, Tecnologia e Comunicazione, occupandosi di contrattualistica […]

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