Il Time ha eletto gli “architetti dell’AI” persone dell’anno. OpenAI risponde con Sora, Google svela il chip Willow e Meta democratizza l’accesso con Llama 3.3. Ecco le tre prove (+1) che gli architetti meritano la copertina del 2025
Se c’era bisogno di una conferma sul perché il Time abbia deciso di dedicare la sua copertina agli architetti dell’AI, il mese di dicembre ce l’ha servita su un piatto d’argento. La prestigiosa rivista, infatti, ha incoronato le figure chiave dietro l’intelligenza artificiale come “persone dell’anno”, riconoscendo in loro i costruttori della nostra nuova realtà.
Perché il mondo digitale (e fisico) in cui vivremo nel 2026 è stato disegnato da loro.
Ma cosa significa concretamente essere un “architetto” del futuro? Non servono discorsi filosofici per capirlo, basta guardare alle ultime tre grandi innovazioni rilasciate proprio mentre il Time andava in stampa. OpenAI, Google e Meta hanno chiuso l’anno calando assi pesantissimi che dimostrano esattamente perché il futuro è nelle loro mani.
Leggi anche: La sicurezza informatica nel 2026, dai rischi quantistici alla versione cattiva di GPT
La prima dimostrazione di forza arriva da Sam Altman e dal team di OpenAI, che ha deciso di chiudere l’anno con il botto lanciando un evento di 12 giorni ricco di annunci. Con il rilascio ufficiale di Sora e l’annuncio del modello o3, l’azienda ha ridefinito il concetto stesso di creazione di contenuti. Sora è un motore fisico simulato che permette a chiunque di visualizzare idee complesse con un realismo cinematografico. Parallelamente, il modello o3 spinge le capacità di ragionamento dell’AI a livelli inediti, risolvendo problemi che fino a ieri sembravano insormontabili per una macchina.
Questo conferma che gli architetti dell’AI non stanno solo costruendo strumenti con cui chattare, ma stanno realizzando un’infrastruttura capace di potenziare la creatività umana e la Ricerca scientifica.
Se OpenAI lavora sul software, Google ha deciso di concentrarsi sull’hardware. La seconda prova che legittima la scelta del Time è l’annuncio di Willow, il nuovo chip quantistico. Per anni si è parlato di computer quantistici come di una promessa lontana, ma Willow ha dimostrato di poter ridurre gli errori di calcolo in modo esponenziale.
Gemini 2.0 Flash, più veloce e multimodale, poi, è il modo con cui Google ribadisce che l’intelligenza artificiale ha bisogno di “muscoli” enormi per funzionare. Gli architetti dell’AI di Mountain View stanno gettando le fondamenta per la medicina del futuro, la crittografia e la scienza dei materiali.
Leggi anche: Intelligenza artificiale, positiva per il 59% degli italiani
L’ultima prova è forse la più tangibile per noi comuni mortali. Mark Zuckerberg, uno degli architetti più pragmatici, ha aggiornato i Ray-Ban Meta introducendo la traduzione in tempo reale. Non serve più tirare fuori lo smartphone: l’AI ora ci dà la traduzione direttamente all’orecchio mentre guardiamo il nostro interlocutore negli occhi.
Questa mossa trasforma l’AI in un compagno di viaggio indispensabile. Se ci pensiamo bene, è qui che la visione di Meta supera qualunque altra: l’AI non è un luogo virtuale che visitiamo (come un sito web), ma un livello aggiuntivo della nostra esperienza sensoriale. Ci avevano già provato con il Metaverso, che però come sappiamo non ha spopolato come si sperava. Il nuovo aggiornamento, invece, è alla portata di tutti e tutte e copre un bisogno reale delle persone, ossia comunicare.
Non è tutto: il 6 dicembre c’è stato il rilascio diLlama 3.3. Questo dimostra come Zuckerberg stia puntando tutto sull’Open Source per dominare il mercato, contrapponendosi ai modelli chiusi di OpenAI e Google, giocando la carta della democratizzazione. Questo nuovo modello porta la potenza delle intelligenze artificiali di classe “top” in un formato molto più leggero ed economico, accessibile a chiunque, per rendere la tecnologia di Meta lo standard su cui gli altri costruiranno le loro applicazioni.
Tuttavia, c’è un dettaglio che non va dimenticato: gli architetti disegnano gli spazi, ma sono le persone a viverli. Il 2026, che è ormai alle porte, dovrà rispondere a una domanda importante.
Ora che abbiamo gli strumenti per creare, calcolare e comunicare senza barriere, saremo in grado di usarli per costruire qualcosa di valore? Be’, è una storia ancora tutta da scrivere e noi di Radio Activa Plus saremo qui, in prima fila, per raccontarvela tutta.






