GOLDEN HOUR

Golden Hour: un’ora preziosa per parlare di lavoro in evoluzione

Un nuovo ciclo di conversazioni sul lavoro che cambia, partendo dal tema Inclusion & Diversity come atto culturale, per andare oltre gli stereotipi e riportare la dimensione umana al centro delle organizzazioni

 

 

Torna Golden HouR, il podcast-aperitivo di Radio Activa Plus e Activa Digital condotto dalla Chief People Officer Silvia Masciulli. A farle compagnia in queste conversazioni informali, ma ricche di significato, quei professionisti che ogni giorno affrontano la trasformazione culturale del lavoro, sperimentando modelli flessibili e una relazione più autentica tra individui e organizzazioni.

 

EPISODIO 4. Inclusion & Diversity: un’ora per abbattere gli stereotipi

C’è un momento in ogni giornata in cui la luce è diversa, meno abbagliante, più tenue. In quel tempo sospeso tra il pomeriggio e la sera registriamo gli episodi di Golden HouR, perché pensiamo sia l’ora ideale per affrontare dialoghi fecondi sul tema dell’evoluzione del mondo del lavoro. Stavolta l’argomento è Inclusion & Diversity, da intendersi non come un insieme di regole o buone pratiche in ambito HR, ma come un atto culturale, capace di incidere su comportamenti quotidiani, linguaggi e dinamiche di potere spesso date per scontate.

Ospite della puntata è Laura Vitelli, membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Libellula e Presidente dell’Associazione Volontari. La Fondazione è il primo network di aziende in Italia e in Europa impegnate nella prevenzione e nel contrasto della violenza di genere e di ogni forma di discriminazione. Nata come progetto di Corporate Social Responsibility di Zeta Service, oggi è una fondazione indipendente che lavora per un cambiamento culturale profondo attraverso formazione, sensibilizzazione ed educazione.

Uno dei punti centrali della conversazione riguarda la normalizzazione della discriminazione, soprattutto quella invisibile. Gli stereotipi, spiega Vitelli, non agiscono solo in forma esplicita, ma si annidano nei micro-comportamenti, nei linguaggi e nelle aspettative implicite. Proprio questa invisibilità li rende tanto difficili da riconoscere. Il linguaggio è uno degli esempi più evidenti: battute o altre espressioni con cui ci rivolgiamo agli altri possono sembrare innocue, ma spesso contribuiscono a rafforzare uno status quo sbilanciato. Nei contesti lavorativi tutto questo viene spesso letto come il “normale funzionamento delle cose”.

Nel confronto con altri Paesi europei, emerge con chiarezza una differenza di approccio. Se in molte realtà internazionali la parità è considerata un punto di partenza, in Italia si è ancora concentrati sulla certificazione della parità stessa. “Nelle organizzazioni multinazionali spesso non si parla più di parità, perché è data per appurata”, spiega Vitelli. E aggiunge: “Si parla di eguaglianza. In Italia, invece, stiamo ancora lavorando su un terreno che altrove è stato superato“.

Secondo Vitelli, però, negli ultimi anni qualcosa ha iniziato a muoversi: è cresciuta la consapevolezza, soprattutto in quelle aziende che scelgono di integrare i temi Diversity & Inclusion nella loro strategia complessiva come una scelta identitaria e non come un mero adempimento normativo. Uno dei nodi più complessi, però, riguarda il passaggio dagli strumenti al cambiamento reale. Policy, codici etici e procedure sono necessari, ma non sono sufficienti se non vengono accompagnati da competenze, tempo e capacità di ascolto. “Non può essere un solo momento di formazione massiva, in cui viene detto cosa fare e cosa non fare per non incorrere in richiami. La logica deve essere quella di accompagnare le persone a riconoscere perché questi aspetti sono fondamentali”, osserva l’ospite.

Per Fondazione Libellula, la ricerca sul campo e l’analisi dei dati sono elementi centrali. Le survey realizzate negli anni hanno restituito una fotografia chiara della percezione delle discriminazioni nei contesti lavorativi, mostrando come il fenomeno attraversi ruoli, livelli e generi. Infatti, “moltissime donne si sentono discriminate anche in ruoli apicali, perché c’è una messa in discussione costante del modo in cui sono arrivate a ricoprire determinati ruoli”, aggiunge Vitelli.

Un altro tema chiave affrontato nell’episodio è il ruolo dell’azienda come ecosistema sociale. Il contesto lavorativo può amplificare stereotipi già presenti nella società oppure diventare un luogo di rieducazione culturale, capace di generare effetti positivi anche all’esterno. Spazi di ascolto, focus group, comunità interne, continuità negli interventi: è su questi aspetti che si gioca la vera differenza.

Il 2026 per Fondazione Libellula è l’anno della cura, intesa come responsabilità e come capacità di ascoltare anche ciò che è scomodo. “Le aziende che fanno davvero la differenza sono quelle che ascoltano. L’ascolto è il punto di svolta, perché il vero capitale di un’azienda sono le persone“, conclude Vitelli.

Il concetto di cura si estende anche alla scuola e alle nuove generazioni. Le survey condotte da Fondazione Libellula tra gli adolescenti, infatti, hanno restituito dati allarmanti, confermando quanto l’educazione all’affettività e alla parità sia una leva fondamentale per il cambiamento futuro.

 

 

Continuate a seguirci per scoprire i prossimi appuntamenti dedicati al Generation Gap e al Recruiting, due tasselli fondamentali del lavoro che cambia.

S. C.

 

Ascolta anche Beautiful Work Week: quando il lavoro smette di consumarci e diventa rigenerativo

Ospite

Laura Vitelli

Membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Libellula, Laura Vitelli è anche Presidente dell’Associazione Volontari. Allìinterno di Zeta Service, azienda da cui nasce l’impresa sociale, Vitelli ricopre un ruolo apicale, come responsabile di divisione dedicata a progetti di consulenza HR e di sviluppo organizzativo. Dopo una formazione umanistica con laurea in Lettere classiche e perfezionamento […]

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