Guerra all’Internet Archive, la battaglia legale contro la più famosa biblioteca di Internet

L’Internet Archive è stato accusato di pirateria e diverse case editrici hanno fatto causa per violazione del diritto d’autore

 

 

È il 2020: marzo, per la precisione. L’OMS dichiara lo stato di pandemia da Covid-19. Lockdown, restrizioni, esercizi commerciali chiusi da un giorno all’altro. Anche le librerie e le biblioteche di molti Paesi si ritrovano con la saracinesca abbassata, considerate come attività non indispensabili. Durante i mesi di isolamento, sono molte le iniziative sociali per non far sentire le persone sole e abbandonate, per riscoprire il lato umano anche in un mondo fatto di contatti perlopiù virtuali. Per esempio, l’esperimento della Open Library gestita dall’Internet Archive, custode di due milioni di libri scannerizzati, resi disponibili online a un utente per volta. La no-profit decide di rimuovere in maniera temporanea il limite alle persone che possono consultare contemporaneamente un determinato volume.

Questa scelta, che aveva il solo obiettivo di facilitare l’accesso gratuito ai libri all’inizio del periodo pandemico (e mossa da un ente senza scopo di lucro) viene però mal vista da molti autori e in particolar modo dalle case editrici come Hachette, HarperCollins, Penguin Random House. Accusano l’Internet Archive di pirateria e decidono di muoversi per vie legali e di far causa per “violazione del diritto d’autore”.

Nonostante l’iniziativa venga interrotta poco dopo, gli editori non ritirano la causa e ad oggi è ancora in corso; inoltre, potrebbe mettere a rischio l’esistenza dello stesso Internet Archive. Quest’ultimo è un vero e proprio strumento pionieristico, utilizzato da 1,5 milioni di persone. La causa riguarda solo le 127 opere custodite nell’archivio di proprietà delle case editrici querelanti. Tuttavia, se il giudice dovesse dare ragione agli editori, l’Internet Archive dovrebbe pagare circa 19 milioni di dollari… una cifra enorme per una no-profit!

 

 

Leggi anche: Promuovere e raccontare i libri online

 

 

Ma perché punire così pesantemente un’iniziativa senza scopo di lucro svoltasi in un periodo eccezionale delle nostre vite? Secondo numerosi esperti, gli editori vorrebbero punire la tecnologia usata dall’Internet Archive per diffondere le copie digitali dei libri. Questa tecnologia è il cosiddetto Cdl, ossia il Controlled Digital Lending: in questo caso sono i bibliotecari che si occupano di scannerizzare i libri che hanno in dotazione e poi li rendono disponibili a chi ne fa richiesta. Al contrario, le biblioteche si appoggiano a strumenti come Libby, abbonamenti ad applicazioni, che permettono di prestare i libri ma solo un determinato numero di volte. Dopodiché la biblioteca deve rinnovare l’abbonamento oppure tutti i libri scompaiono. Che differenza, dunque, tra questi due modelli? Con il Controlled Digital Lending il libraio scannerizza il libro, anche quelli senza versione ebook e di fatto può conservarne la copia digitale per sempre; nel secondo caso, è l’applicazione che fornisce i libri sotto abbonamento, in forma temporanea e soltanto per le opere già disponibili nel formato digitale.

Una bella differenza, non trovate? Tuttavia, la causa è ancora in corso e non sappiamo come si risolverà questa “guerra editoriale”. Inoltre, 300 autori – tra cui Neil Gaiman e Naomi Klein – hanno firmato un appello in cui accusano gli editori di voler “intimidire le biblioteche”.

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