Intelligenza artificiale o truffa? Perché l’AI Washing è sempre più diffuso

Aumenta il numero di aziende che si spacciano per provider di soluzioni AI che di intelligenza artificiale hanno poco o nulla. Colpa della crescita esponenziale del mercato, ma anche di una definizione poco chiara dei concetti

 

 

Due trilioni di dollari, ossia 2mila miliardi. Ovvero poco meno del PIL italiano.

A tanto ammonterà il valore del mercato dell’intelligenza artificiale (AI) nel 2030 secondo uno studio della consultancy Next Move Strategy Consulting. Una cifra enorme che aiuta a inquadrare la crescita tumultuosa del settore, oggi attestato su un giro d’affari di circa 100 miliardi di dollari.

In un simile contesto, investire in soluzioni di AI sembra diventato un must per aziende di ogni grandezza e tipologia. Spesso a prescindere dal campo di applicazione, dall’utilità e dall’essenza stessa delle soluzioni in questione.

Sì, perché la nuova tendenza che imperversa sul mercato sembra proprio essere quella dell’AI Washing, ossia proporre prodotti o servizi come “alimentati dall’AI”, anche se di intelligenza artificiale hanno poco o nulla.

L’ultimo grido d’allarme è arrivato dalla Federal Trade Commission (FTC) degli Stati Uniti, che ha ammonito le aziende che operano nel comparto AI a non fare affermazioni prive di fondamento.

 

 

Leggi e ascolta anche: Food Cost in Cloud mette l’AI al servizio della ristorazione

 

 

Il fenomeno è sempre più diffuso, come riportato da uno studio condotto su oltre 2mila startup europee dalla società di consulenza MMC Venture, che ha sottolineato come il 40% delle aziende in esame – autodefinitesi “startup AI” – non utilizzava praticamente alcuna intelligenza artificiale.

Tra i casi più noti di AI Washing troviamo la startup indiana Engineer.ai che, nel 2019, era stata in grado di raccogliere quasi 30 milioni di dollari di investimenti per lo sviluppo di una piattaforma di app developing basata sull’intelligenza artificiale. Grazie all’assistenza dell’AI, gli utenti sarebbero stati in grado di creare da zero oltre l’80% di un’app mobile con pochi clic e in meno di un’ora. Peccato che dietro alla piattaforma non ci fosse nessuna intelligenza artificiale ma, molto più banalmente, il lavoro di un team di ingegneri informatici con sede in India.

Il problema è che l’intelligenza artificiale non è solo un trend topic di cui tutti ormai si riempiono la bocca, ma anche un concetto non ben definito. Non poche aziende, infatti, vendono semplici algoritmi o soluzioni di Machine Learning come se fossero delle sensazionali innovazioni basate sull’intelligenza artificiale.

Di sicuro, l’AI Washing rischia di danneggiare la reputazione di un intero settore creando false aspettative e instillando idee sbagliate su ciò che l’intelligenza artificiale può offrire. Senza contare la difficoltà crescente per gli utenti (ma anche per imprese e PA) nell’identificare prodotti e servizi di intelligenza artificiale veramente innovativi e utili.

Insomma, viene da chiedersi: dove finisce il marketing e comincia la truffa?

 

Leggi e ascolta anche: AI Insights, dobbiamo fermare l’intelligenza artificiale?

Benedetto Antuono

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