Le PMI italiane sono sostenibili?

Forum per la Finanza Sostenibile: le PMI italiane danno rilevanza agli aspetti ESG?

 

 

Il Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Cerved Group e Cerved Rating Agency, ha avviato un’indagine che analizza il ruolo delle Piccole e Medie Imprese all’interno della transizione ecologica, concentrandosi sulla consapevolezza della rilevanza degli aspetti ESG e sulla possibilità d’accesso agli strumenti di finanza sostenibile.

Andiamo ad analizzare gli aspetti più interessanti di quest’inchiesta.

 

 

A tema ESG leggi anche: Perché è meglio investire nella finanza sostenibile?

 

 

In primis, cosa si intende per ESG?

L’acronimo ESG, di importazione anglosassone, sta per Environmental, Social, Governance, e si utilizza in ambito economico-finanziario per indicare tutte le attività legate all’investimento responsabile che perseguono gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. Tutti questi aspetti

“si concretizzano in un insieme di standard operativi a cui si devono ispirare le operation di un’azienda per garantire il raggiungimento di determinati risultati. Si tratta di criteri che sono poi utilizzati dagli investitori per valutare e decidere le loro scelte di investimento.”

Ma perché negli ultimi anni gli aspetti ESG stanno diventando sempre più centrali nella narrazione di un’impresa sul mercato globale? La risposta breve è: per via della crescente consapevolezza culturale dei danni irreversibili del cambiamento climatico sulla vita economica (e non solo) del nostro pianeta. Nel 2023 nessuna azienda si può permettere di non essere sostenibile e questo perché i disastri ambientali hanno un peso sempre maggiore nel portafoglio di ogni realtà economica.

Come si stanno comportando le PMI italiane analizzate in quest’indagine del Forum per la Finanza Sostenibile?

“Circa il 40% delle PMI intervistate non sa stimare l’entità della propria esposizione ai rischi di una non transizione. È senz’altro rilevante che, nonostante le dichiarazioni in merito all’importanza dei temi ESG, gran parte delle PMI non abbia ancora avviato un processo concreto di analisi su aspetti così urgenti.”

 

 

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Quindi, la ricerca evidenzia che le PMI si stanno avvicinando ai temi ESG, riconoscendoli come centrali per le proprie strategie, ma che molti e decisivi passi devono ancora essere compiuti per riuscire non solo a rincorrere la transizione ecologica, ma a governarla. In questo senso, “le pressioni degli stakeholder e, in particolare, della catena del valore, rappresentano una spinta importante per intraprendere un percorso di sostenibilità, rispetto al quale c’è una chiara aspettativa di vantaggi in termini di reputazione ed efficientamento dei costi”.

Parallelamente, nella prospettiva delle PMI, gli interventi richiesti per raggiungere un migliore livello di sostenibilità “sono ostacolati da maggiori costi operativi, da una più complessa gestione della burocrazia e dalla carenza di competenze specifiche. Questi aspetti frenano anche la valutazione dell’esposizione ai rischi ambientali e l’implementazione di misure di adattamento al cambiamento climatico”.

In sostanza, il quadro evidenzia un aspetto fondante. Queste imprese sembrano percepire la necessità di cambiamento, ma in molti casi le condizioni di partenza e il contesto nel quale ci si muove pare non supportare efficacemente il processo. Le PMI italiane si sentono sole?

Dal report possiamo facilmente estrapolare la risposta a questo quesito.

“La transizione ecologica non è attuabile se non in un contesto socioeconomico che supporti l’adozione di modelli di business più sostenibili tramite incentivi diretti e indiretti. Banche, investitori istituzionali e grandi aziende assumono un ruolo di cruciale importanza in quanto attori capaci di sostenere le imprese italiane di piccole e medie dimensioni nel cambiamento. Tutte queste categorie di stakeholder hanno la comune responsabilità di sensibilizzare le PMI ai temi ESG, portando avanti iniziative per aumentare la consapevolezza e le conoscenze in quest’ambito ancora poco noto alle realtà economiche di minori dimensioni.”

 

 

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Infine, l’incognita sulle tempistiche. Invero,

l’indicazione della carenza di tempo come uno dei principali impedimenti all’attuazione delle misure di adattamento al cambiamento climatico è in contrasto con l’urgenza che dovrebbe essere percepita intorno ai temi ambientali, a maggior ragione tenendo conto dell’attuale crisi energetica e dei fenomeni meteorologici estremi che si sono verificati di recente in diverse regioni italiane.”

Dato questo ossimoro evidenziato sulla questione tempo, una soluzione proattiva e risolutrice non potrebbe essere il PNRR? Si tratta davvero di una strada destinata a essere inesplorata?

Francesca Ponchielli

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