WOW - WOMEN ON WEB

PMI al femminile tra gap formativo, incertezze normative e quello che non ti aspetti

Irene Botta, responsabile delle relazioni istituzionali di Conflavoro PMI, ospite di WoW – Women on Web. Cosa blocca davvero le imprenditrici italiane tra burocrazia, educazione finanziaria e tutele mancanti

 

 

In Italia ci sono circa 1,3 milioni di imprese guidate da donne, pari al 22% del totale. Quasi un’impresa su quattro. Sono numeri che raccontano una presenza radicata nel tessuto economico del Paese, eppure spesso invisibile nei grandi dibattiti su crescita, competitività e politiche industriali.

Il nuovo episodio di WoW – Women on Web, il podcast di Transizioni Hub prodotto da Radio Activa Plus e condotto da Francesca Pucci e Federica Meta, prova a cambiare questa prospettiva. Lo fa a partire dal punto di vista di chi le imprese le rappresenta ogni giorno davanti alle istituzioni.

Ospite di questa puntata è, infatti, Irene Botta, responsabile delle relazioni istituzionali di Conflavoro PMI, una delle confederazioni più rappresentative del sistema produttivo italiano con oltre 90mila aziende associate, più di 236 enti confederativi e 15 associazioni aderenti.

Il tema al centro della conversazione è quello che le piccole e medie imprese vivono ogni giorno, ossia la difficoltà di stare dietro a norme che cambiano velocemente, l’accesso al credito, l’educazione finanziaria e il ruolo delle donne dentro e fuori dal sistema produttivo. La prima difficoltà che Botta segnala è l’incertezza normativa; il problema è il fatto che le regole nascono quasi sempre pensando a strutture medio-grandi, con uffici dedicati, consulenti interni e risorse per gestire la complessità. Come l’ospite racconta nell’episodio:

 

“Una piccola impresa chiaramente non funziona così, perché ha meno tempo a disposizione, meno personale specializzato e meno margine di errore.”

 

Il risultato è che ogni cambiamento normativo, dall’assicurazione obbligatoria per catastrofi naturali agli adempimenti per la transizione digitale, fino all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, genera uno sforzo di adeguamento sproporzionato rispetto alle dimensioni reali dell’impresa. E questo in un contesto già fortemente instabile, dove le ripercussioni economiche del Covid si sovrappongono agli effetti dei conflitti geopolitici, ai dazi e a mercati che cambiano scenario quasi ogni mese, rendendo difficile programmare investimenti e ancora di più realizzarli.

 

 

Ascolta anche Lavoro e maternità in Italia: perché le aziende devono smettere di trattare la genitorialità come un’emergenza

 

 

Su questo fronte, Conflavoro ha il compito di fare da ponte tra le imprese e le istituzioni: raccogliere i problemi che emergono dal campo, documentarli con dati, tradurli in proposte concrete e portarli ai tavoli di ministeri, commissioni parlamentari, amministrazioni territoriali. Perché un problema sistemico richiede una risposta strutturale.

Quando il discorso si sposta sulle donne che fanno impresa, Botta individua con precisione il punto in cui il percorso si inceppa più spesso: la crescita. Il momento in cui bisogna decidere se espandersi, se assumere, leggere un’opportunità di finanziamento. È qui che entra in gioco l’educazione finanziaria, intesa come competenza imprenditoriale a tutto tondo. Su questo punto, Botta aggiunge:

 

“Noi usciamo sostanzialmente da percorsi di studio che ci preparano a lavorare dentro le organizzazioni ma non a costruirle, né tantomeno a gestirle.”

 

Un gap formativo che riguarda tutti, ma che per le donne risulta ancora più accentuato perché, storicamente, si è avuto meno accesso agli ambienti informali dove certe competenze si trasmettono. È anche per rispondere a questo bisogno che Conflavoro ha scelto di costituire Conflavoro Impresa Donna, uno spazio dedicato alle imprenditrici dove questi temi vengono affrontati nel modo più concreto possibile.

Tra le priorità, il tema della maternità: un’imprenditrice che gestisce una Partita IVA o è amministratrice unica di una società non ha diritto a una figura sostitutiva durante la gravidanza, né ai cinque mesi di astensione tutelata garantiti alle lavoratrici dipendenti. Un vuoto del sistema che riguarda anche tutte le donne impegnate come caregiver di familiari non autosufficienti, e su cui, come sottolinea Botta, c’è ancora tanto lavoro da fare.

Se fai impresa, se stai pensando di farlo, o se lavori con le PMI italiane, non puoi perdere questo episodio. Lo trovi anche su Spotify e sulle principali piattaforme di streaming.

 

Ospite

Irene Botta

Irene Botta è responsabile delle relazioni istituzionali di Conflavoro PMI, la confederazione datoriale di riferimento per le piccole e medie imprese italiane. Laureata in Scienze politiche e specializzata in Relazioni istituzionali alla Luiss Business School, Botta ha integrato il suo percorso formativo con esperienze all’estero, perfezionando così una visione ampia e comparata dei contesti istituzionali. Prima […]

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