Dai flussi incontrollati ai percorsi intelligenti, Paolo Fusco ci racconta come dati e tecnologia possono trasformare Roma in una destinazione turistica più equa e sostenibile
Roma non ha assolutamente bisogno di più turisti. Ha bisogno di gestirli meglio.
È questa, in sintesi, la sfida dello Smart Tourism applicato alla città eterna. Ne abbiamo parlato con Paolo Fusco ai microfoni di Rome Smart Hub, il nostro format sul futuro smart della Capitale, realizzato in collaborazione con la Consulta Roma Smart City Lab. Questo episodio apre il capitolo turismo di una seconda edizione del podcast pensata proprio per raccontare dall’interno il lavoro dei tavoli tematici su Roma Smart City, fino ad arrivare ai progetti concreti delle startup. Non a caso il prossimo appuntamento sarà con Hili, startup che sta ridefinendo il concetto di ospitalità intelligente. Ma andiamo per ordine.
Cos’è davvero lo Smart Tourism? Non è un’app per prenotare i musei. Non è il wi-fi in Piazza Navona. Come ci ha spiegato Fusco, la Smart City (e quindi per estensione lo Smart Tourism) usa la tecnologia non come fine, ma come strumento per superare limiti sociali, organizzativi e culturali.
L’obiettivo è rendere l’esperienza turistica più equilibrata per chi visita la città, ma anche per chi la vive ogni giorno. Perché sì, l’overtourism è un problema reale per i romani.
Il tema dell’overtourism è nato spontaneamente al tavolo del turismo della Consulta Roma Smart City Lab, e questo non sorprende. La Consulta è uno spazio in cui convergono aziende, università ed enti territoriali, ognuno con competenze diverse e bisogni concreti da mettere sul tavolo. “Non è un luogo teorico”, ci tiene a precisare Fusco, “ma un laboratorio dove le idee devono trasformarsi in qualcosa di realmente operativo”.
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Ed è qui che sta prendendo forma un progetto sullo Smart Tourism a Roma che punta non a ridurre i flussi negli spot iconici, ma a ridistribuirli in modo intelligente, verso quella Roma metropolitana che raccoglie 120 comuni, con luoghi straordinari come Tivoli, Subiaco e i Castelli Romani, ancora troppo poco intercettati dal turismo internazionale. Un po’ come succede in Giappone, dove Tokyo, Osaka e Kyoto assorbono quasi tutto, lasciando invisibile un Paese intero. E noi, che ci definiamo il Paese delle 100 Città, non possiamo permetterci lo stesso errore!
L’idea è quella di costruire, dunque, percorsi alternativi e usare i dati per capire come si muovono i flussi in tempo reale, per dare al turista informazioni utili per orientarlo verso esperienze meno scontate, ma ugualmente ricche. Per esempio, informando i turisti su quando e dove si concentra il sovraffollamento.
In questo contesto si inserisce perfettamente una startup come Hili, tra i nuovi soggetti iscritti alla Consulta, che costruisce un ecosistema dove alloggi selezionati ed esperienze autentiche si fondono grazie all’intelligenza artificiale, mettendo al centro il territorio, la comunità e il vissuto locale.
Di questo, però, parleremo approfonditamente nel prossimo episodio.







