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“Diritto al futuro”: Piero Badaloni racconta i bambini che il mondo ha smesso di guardare

Quasi 40 anni dopo la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, un documentario va a misurare la distanza tra una firma e la realtà

 

 

C’è una data che Piero Badaloni porta con sé come punto di partenza e atto d’accusa insieme: il 20 novembre 1989. Quel giorno l’ONU approva la Convenzione sui diritti dell’infanzia. La firmano 196 Paesi. Quasi 40 anni dopo, Badaloni – che del giornalismo ha fatto una vocazione prima ancora che una professione – ha costruito un documentario di 55 minuti per misurare la distanza tra quella firma e la realtà. Il risultato si chiama Diritto al futuro ed è un viaggio che fa male, com’è giusto che faccia un buon documentario.

Lo abbiamo invitato in radio per parlarne e la conversazione ha preso subito la forma di qualcosa di più grande del racconto di un documentario. Perché Badaloni non è un osservatore esterno del tema: i diritti dell’infanzia sono il filo che attraversa tutta la sua carriera, dai libri scritti a partire dagli anni Ottanta – tra cui Infanzia negata. L’altra faccia dell’America Latina e i volumi sui bambini rubati dal franchismo spagnolo – agli anni del TG1, dove ha raccontato, tra le altre grandi vicende d’Italia, Vermicino e il terremoto in Irpinia. Storie che avevano sempre, in qualche modo, bambini e famiglie al centro. “Forse l’uno e l’altro insieme”, risponde quando gli chiedo se sia stata una scelta o se il tema lo abbia trovato lui. “La mia tesi di laurea era sulla dichiarazione dei diritti dell’uomo. E poi l’attenzione si è concentrata sull’infanzia, perché è più fragile, ha più bisogno di essere aiutata“.

 

 

Diritto al futuro nasce da una domanda semplice e scomoda: quanti di quei 196 Paesi rispettano davvero l’impegno preso? Le telecamere dei collaboratori di Badaloni – i filmmaker Marco Palombi e Alessandra Poli – sono andate a cercare la risposta sul campo. Al confine tra Messico e Stati Uniti, dove un muro di mille chilometri e sette metri di altezza nega ogni giorno quello che un ricercatore dell’Università di Tijuana definisce il “diritto umano meno rispettato di tutti”: migrare. Sulle coste europee, dove sbarcano minori soli, a volte di appena otto anni, nella speranza di trovare qualcuno che li accolga. In Afghanistan, dove le bambine non possono più studiare, non possono camminare liberamente, e vengono rispedite indietro anche da Pakistan e Iran, Paesi che le avevano accolte per decenni, e che oggi, spiega Badaloni, “sono presi dal delirio del respingimento”. Solo nel 2025 quasi tre milioni di afghani sono stati espulsi: il numero più alto mai registrato.

E poi Gaza. Il documentario dice alcune cose che non si possono ascoltare senza sentirsele conficcate dentro: 20mila bambini uccisi prima del cessate il fuoco, 35mila feriti, in media 10 amputazioni al giorno secondo Medici Senza Frontiere. In mezzo a questi numeri che stordiscono, Badaloni sceglie di raccontare una storia individuale, quella di una una giovane madre che riesce a portare il suo bambino – meno di un anno di vita, una gamba amputata da una scheggia – al Bambino Gesù di Roma. Una storia che racconta forse l’unico tassello che sembra ancora funzionare, l’accoglienza medica europea, mentre tutto il resto si sgretola.

 

 

Ascolta anche La grande sete: le azioni per far fronte alla crisi climatica e alla scarsità d’acqua

 

 

C’è poi una storia che il documentario racconta, che viene naturale mettere in relazione con uno dei lavori più impegnativi di Badaloni: i bambini rubati dal franchismo spagnolo, sottratti alle famiglie dell’opposizione e consegnati ad altre, mentre ai genitori veniva detto che il loro bambino era morto. Quando glielo faccio notare, conferma: “Sono rimasto colpito dall’assonanza. Lo stesso meccanismo perverso: portarli via con la scusa di salvaguardarli”. Stavolta la storia è quella dei 20mila bambini ucraini deportati in Russia, l’inchiesta del giornalista Nello Scavo che è costata a Vladimir Putin un mandato di cattura internazionale. Grazie all’impegno della Santa Sede e del cardinale Zuppi, circa 1500 bambini sono riusciti a tornare in Ucraina. Gli altri aspettano ancora.

Il documentario si chiude su un tema che attraversa tutto il resto come una corrente sotterranea: i tagli agli aiuti umanitari. Donald Trump ha smantellato l’USAID, congelato i fondi a UNICEF, UNHCR, Save the Children. Decine di miliardi sottratti a organizzazioni che assistono centinaia di milioni di persone, molte delle quali bambini. E altri Paesi occidentali stanno seguendo l’esempio negativo. “Un taglio drastico e criminale”, lo definisce Badaloni. “Significa riduzione degli alimenti a disposizione di bambini già malnutriti. Le organizzazioni cercano di arrangiarsi con i contributi privati, ma non basta”.

 

 

Quando gli chiedo quale storia porti con sé più delle altre, Badaloni cita una bambina siriana: il volto deturpato da una bomba, i genitori che hanno lottato per portarla in Italia a curarsi, la sua voglia di vivere:

Mi ha colpito soprattutto la sua speranza di riuscire a farsi un futuro. Il diritto al futuro è proprio quello di cui hanno bisogno questi bambini”.

 

Diritto al futuro andrà in onda su TV2000, probabilmente il 20 novembre, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia. Lo stesso giorno in cui, quasi 40 anni fa, quei 196 Paesi firmarono una convenzione che ancora aspetta di essere rispettata. Noi di Radio Activa Plus vi ricorderemo della messa in onda se sarà confermata.

Nel frattempo, Badaloni ha anche un libro in uscita, La RAI che ho vissuto. Diario di un (tele)cronista, un bilancio di 50 anni di giornalismo e, al contempo, un atto d’amore e di denuncia verso un servizio pubblico che rischia di non essere più tale. Perché a quasi 80 anni, con 50 di tesserino in tasca, Badaloni non ha ancora smesso di avere qualcosa da dire. E meno male.

 

Ringraziamo l’autore per averci concesso di inserire alcuni passaggi audio tratti dal documentario all’interno del podcast.

  • Al minuto 10.19 potete ascoltare le testimonianze di alcuni ragazzi desiderosi di inserirsi nel mondo del lavoro e la voce narrante di Piero Badaloni.
  • Al minuto 17.27 la voce del giornalista d’inchiesta Nello Scavo aggiunge dei particolari sull’inchiesta costata a Putin un mandato di cattura internazionale.
  • Al minuto 21.16 due bambini italiani leggono altrettante “Lettere al cielo” scritte dai bambini di Gaza e raccolte nell’ambito dell’omonimo progetto artistico di Maysa Yousef.
  • Al minuto 22.20 trovate la voce di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati.
  • Da ultimo, al minuto 27.10 diamo spazio al messaggio di pace del Cardinale Matteo Zuppi.

S. C.

Ospite

Piero Badaloni

Giornalista professionista dal 1975, Piero Badaloni ha alle spalle 40 anni di giornalismo attivo su temi di attualità. Da sempre ha alternato reportage e inchieste alla creazione e alla conduzione di programmi sperimentali di infotainment. Per citarne solo alcuni: “Droga che fare”, “Italia Sera”, “Piacere Raiuno” e “Unomattina”. Negli anni ’80 e ’90 è stato […]

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