Sei team di ricerca del progetto DARE raccontano il loro progetto: dal Parkinson all’HPV, le tecnologie nate a Bologna e Bari per la prevenzione in Sanità
Nel primo racconto del Graduation Day abbiamo parlato di numeri e di visione: 400 ore di formazione, 40 mentor, 200 ricercatori da 12 università. Qui, invece. parliamo dei nomi. Le sei squadre, che potete ascoltare nel secondo episodio di In Circolo, hanno passato mesi a lavorare su un progetto di Ricerca con l’obiettivo di trasformarlo in qualcosa di adottabile, all’Opificio Golinelli di Bologna.
Park Trace, raccontato da Cecilia Del Prete, lavora sul Parkinson. È un motore di intelligenza artificiale che incrocia dati clinici e wearable per prevedere il decorso della malattia e scegliere le corti giuste per i trial. Riduce i costi e i rischi di fallimento. Del Prete racconta che il salto più difficile non è stato tecnico. ma di linguaggio: un team che viene dalla Ricerca ospedaliera ha dovuto imparare a parlare di proposta di valore, non solo di biomarcatori, e quindi a parlare con un linguaggio più vicino all’impresa.
Evidence Based Longevity, con Antonello Lorenzini, ha costruito una piattaforma che automatizza la revisione della letteratura scientifica su longevità e salute, portando un processo da mesi a giorni. Il consiglio che lascia a chi vuole seguire un percorso simile è pratico: serve un team di almeno tre persone, perché i contenuti sono troppi per essere recuperati a distanza da chi salta una lezione.
Micro4Health, con Erika Lorusso, sequenzia il microbiota e usa modelli di Machine Learning per profilare la disbiosi intestinale. I modelli sono addestrati su oltre 20mila profili umani, stratificati su più di 30 patologie, con un’accuratezza fino all’87%. Per un team abituato all’ambito accademico, il pezzo mancante era capire come arrivare alle persone nella vita reale.
Ascolta anche Sedicenni e professionisti nella stessa aula: quando l’AI entra in classe, chi impara di più?
Armour, con Lucia Ferrazzano, affronta un problema che oggi ancora non ha soluzione… parliamo delle infezioni resistenti ai carbapenemi, tra le principali minacce sanitarie globali. Il progetto lavora sulla prevenzione della colonizzazione nei pazienti ad alto rischio. L’ambizione dichiarata è portare la tecnologia fuori dal contesto accademico e farla arrivare davvero ai pazienti, i veri utilizzatori finali.
Drive, con Alberto Aguzzi, guarda alla fertilità femminile. Oggi il reimpianto di tessuto ovarico crioconservato, dopo un percorso oncologico, si fa con strumenti pensati per altro. Drive è un dispositivo dedicato che rende il trasferimento del tessuto più rapido e meno traumatico, riducendo i tempi ischemici e la complessità chirurgica.
Singe oncological marker detection for early diagnosis (SiMoLS), con Lucia Sarcina, punta sulla diagnosi precoce dell’HPV con una piattaforma portatile capace di rilevare virus e oncoproteine da una singola goccia di fluido biologico. La tecnologia era già stata testata in fase preclinica sul tumore al pancreas. Il percorso ha aiutato il team a individuare il primo mercato concreto: lo screening massivo del papilloma virus, con una risposta al paziente in appena 30 minuti.
Sei progetti diversi con un solo filo conduttore: la scienza da sola non basta a diventare impresa. Serve chi insegna a trasformarla in realtà.





