Prevenzione, prossimità e intelligenza artificiale: così Roma ripensa la cura dei suoi cittadini
C’è una parola che ritorna quando si parla di Innovazione nella Sanità: digitalizzazione. E, ancora, app, cartelle cliniche elettroniche, Telemedicina… Ma cosa succede quando la tecnologia smette di essere un fine e diventa uno strumento per avvicinare le persone, soprattutto quelle più vulnerabili, ai servizi di cura?
È la domanda da cui parte l’ultima puntata di Rome Smart Hub, il podcast che racconta l’ecosistema dell’Innovazione del Lazio realizzato da Radio Activa Plus in collaborazione con la Consulta Roma Smart City Lab. Ospite della puntata è l’imprenditrice e manager del terzo settore Serena Candigliota.
Il suo percorso professionale attraversa mondi a prima vista molto distanti tra loro: la PA, l’Innovazione tecnologica, il sociale. È stata Assessora alle Politiche sociali nel Municipio XIII di Roma, ha lavorato per la Regione Lazio sulle comunità energetiche rinnovabili ed è Founder di IdroTabPro, una startup che sviluppa sistemi per l’agricoltura idroponica containerizzata. Da tutto questo emerge un filo comune, la volontà di mettere le persone al centro. Dal 2020, Candigliota è nel direttivo della Consulta Roma Smart City Lab, dove coordina due tavoli tematici: salute e sociale da un lato, energia dall’altro.
Uno dei concetti che mi ha colpita di più durante la nostra conversazione sul tema Smart Health è che questa espressione significa soprattutto ripensare il modo in cui una città si prende cura dei suoi cittadini, in particolare quelli che rischiano di restare indietro.
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Il tavolo Smart Health della consulta lavora su più fronti, con progetti concreti e in diversi stadi di sviluppo. Candigliota racconta un’iniziativa avviata nel quartiere Corviale – territorio con caratteristiche sociali e urbanistiche particolari – che punta a portare servizi di Telemedicina e prevenzione vicino alle persone anziane, con disabilità o in situazioni di fragilità. Il cittadino non resterà mai solo davanti a uno schermo: ogni contatto digitale sarà accompagnato da un operatore fisico, un educatore o un professionista sanitario.
Un altro progetto interessante riguarda il mondo del caregiving. Chi si prende cura di un familiare o di un paziente porta con sé un carico enorme – emotivo, pratico, ma anche meramente informativo. L’idea che sta esplorando il tavolo Smart Health è quella di affiancare al caregiver umano un agente di intelligenza artificiale, non per sostituirlo, ma per alleggerirlo: rispondendo a domande pratiche, aiutandolo a interpretare referti medici in un linguaggio comprensibile e supportandolo nelle decisioni quotidiane. In questo modo il caregiver può concentrarsi su ciò che la tecnologia non potrà mai replicare: la relazione umana.
C’è poi un progetto che guarda alle relazioni intergenerazionali – il trasferimento di saperi tra anziani e giovani, riletto in chiave smart – che mi ha ricordato come promuovere la salute significhi spesso, prima di tutto, fare comunità. Ciò che emerge da tutti questi progetti è una visione coerente: la tecnologia non è neutra. Può includere o escludere, avvicinare o allontanare. La sfida – e il lavoro della Consulta – è fare in modo che diventi un ponte.
Roma ha molto da imparare da chi, come Serena Candigliota, lavora ogni giorno per tenere insieme Innovazione e umanità.
Continuate a seguirci per scoprire come le realtà del territorio stanno contribuendo a trasformare Roma in una vera Smart City.
S. C.







