Camille Lapaire, Head of Business Development & Institutional Affairs di Titan4, racconta come i dati satellitari stanno cambiando il monitoraggio delle infrastrutture urbane
Nella puntata precedente di Rome Smart Hub, il nostro podcast realizzato in collaborazione con la Consulta Roma Smart City Lab, Paolo Fusco ci aveva aperto gli occhi su un’idea fondamentale: le infrastrutture non sono più qualcosa di passivo. Ora facciamo un passo ulteriore; anzi, saliamo letteralmente in orbita.
In questo episodio T. Sharon Vani ha incontrato Camille Lapaire, Head of Business Development & Institutional Affairs di Titan4, startup romana nata dall’incubatore dell’Agenzia Spaziale Europea, oggi partecipata da CDP Venture Capital. La missione di Titan4? Trasformare enormi quantità di dati satellitari in decisioni operative concrete per chi gestisce infrastrutture critiche.
Titan4 lavora su due grandi famiglie di dati: i dati InSAR (interferometria radar satellitare), capaci di rilevare movimenti millimetrici nel suolo e di guardare indietro nel tempo, e le immagini ottiche ad alta risoluzione, vere e proprie fotografie panoramiche scattate da 300-400 chilometri di quota. Integrati con sensori IoT sul campo e modelli climatici, questi dati diventano uno strumento di analisi predittiva, uno sguardo sul presente e sul futuro delle infrastrutture.
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Roma, città con strati millenari sovrapposti e reti che spesso non dialogano tra loro, è un laboratorio ideale. Camille racconta il contributo di Titan4 al tavolo trasversale Smart Infrastructure della Consulta Roma Smart City Lab – tra i casi concreti, l’analisi della stabilità dell’area destinata al nuovo stadio della Roma a Pietralata. Ma la visione è più ampia: ponti, viadotti, reti idriche, cantieri urbani. Un approccio che nel 2025 ha convinto anche la giuria del Premio Socotech alla Smart Infrastructure Challenge, assegnato a Titan4 per la manutenzione predittiva basata su satelliti, IoT e AI.
Ma cosa serve perché questo approccio diventi la norma in Italia? Consapevolezza, accessibilità ai dati e standard condivisi, ma, soprattutto, un cambio di paradigma: non più “Earth Observation”, ma “Earth Intelligence”, ovvero il passaggio dal guardare, all’analizzare e agire.
Per approfondire, ascolta l’episodio completo.
S. C.







