A Verona il primo visore VR per “vedere” la musica con l’impianto cocleare

L’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha sperimentato per la prima volta al mondo un dispositivo per far vivere l’esperienza della musica a chi usa un impianto cocleare

 

 

Un visore di realtà virtuale e un giubbotto indossabile da pazienti sordi portatori di impianto cocleare, per far vivere loro l’esperienza emotiva della musica. Lo ha sperimentato, per la prima volta al mondo, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (AOUI), con un sistema che secondo i suoi ideatori mette insieme per la prima volta udito e vista in un unico prodotto.

Il dispositivo, indossato insieme a un giubbotto acustico-vibratorio già utilizzato per la prima volta nel 2025, accompagna i brani con immagini immersive e permette a chi ha un impianto cocleare – in grado di far comprendere le parole, ma non i suoni – di percepire la musica in modo pieno, arrivando non solo ad ascoltarla, ma anche a “vederne” una rappresentazione visiva.

La sperimentazione è del Centro regionale specializzato per la chirurgia e la riabilitazione bionica dell’udito dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona, coordinato da Marco Carner.

Già nel 2025 il centro veronese era stato il primo al mondo a testare l’efficacia del giubbotto acustico-vibratorio pensato per l’ascolto della musica. Nel 2026 è arrivato un ulteriore passo avanti: per la prima volta al mondo è stato sperimentato, in abbinamento al giubbotto, un visore per la stimolazione visiva, capace di mostrare immagini immersive legate ai brani ascoltati dai pazienti.

 

 

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Chi ha avuto la possibilità di testare i due dispositivi ha ascoltato in modo immersivo brani di generi diversi – rock, pop, musica classica – mostrando una forte partecipazione emotiva. Il visore di realtà virtuale è stato messo a punto da Luca Turchet, docente del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento, mostrando a chi lo indossa delle immagini che si rifanno al brano in ascolto in base a ritmo e genere: scene dinamiche e intense, come una strada trafficata, accompagnano la musica più energica, mentre immagini primaverili vengono associate ai brani più delicati.

Finora il visore era stato usato solo su persone normoudenti, ma la collaborazione con il centro veronese ne ha consentito l’impiego anche su soggetti sordi con impianto cocleare, con risultati che l’AOUI definisce eccezionali.

 

Suoni e parole

Il giubbotto per la stimolazione audiotattile era già stato testato lo scorso anno dal Centro regionale di Verona su oltre venti pazienti sordi, di età compresa tra i 19 e gli 81 anni. Gli stimoli consistevano in 12 brani musicali forniti al soggetto a livello uditivo o audio-vibrotattile, a seconda della condizione testata.

Il giubbotto aptico è stato scelto per la sua capacità di stimolare simultaneamente varie parti della parte superiore del corpo – sinistra, destra, sopra e sotto, davanti e dietro – una stimolazione così completa avrebbe portato a un’esperienza immersiva maggiore.

I risultati, pubblicati sulla rivista internazionale Scientific Reports (Nature Portfolio), hanno evidenziato un aumento significativo della capacità di percepire e distinguere suoni e parole, non solo in ambienti silenziosi ma anche in contesti rumorosi.

 

 

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Non solo una questione di musica

Non è solo questione di musica: l’ipoacusia è a tutti gli effetti un handicap relazionale grave, che può favorire isolamento sociale e difficoltà nei rapporti interpersonali. Un problema aggravato, spiegano i medici veronesi, dalla scarsa consapevolezza diffusa nella società verso il deficit uditivo e le possibilità di riabilitazione oggi disponibili.

Le conseguenze cambiano a seconda dell’età. Negli anziani un calo uditivo non adeguatamente trattato può accelerare il declino cognitivo; nei bambini, una perdita uditiva non diagnosticata rischia di interferire con lo sviluppo cerebrale, la neuroplasticità e la vita di relazione, con possibili ricadute anche sul piano comportamentale.

L’associazione di stimoli uditivi, vibro-tattili e visivi non si limita, quindi, a restituire una percezione più piena della musica: secondo i ricercatori dell’AOUI, stimola più in generale le funzioni cognitive. La preziosa collaborazione tra il Centro veronese e l’Università di Trento, proseguirà con l’obiettivo di sviluppare ulteriormente queste tecnologie e nuove modalità di riabilitazione per le persone con deficit uditivi.

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