Un fascicolo sanitario elettronico che il cittadino controlla davvero: così SPM Medica, una startup nata in Calabria, rimette il paziente al centro del sistema sanitario
C’è un’immagine che chiunque abbia dovuto affrontare una visita specialistica conosce bene: la cartellina piena di referti, lastre, esami del sangue, portata a mano da un medico all’altro. Cosa succederebbe se, invece di essere il paziente a dover ricostruire la propria storia clinica ogni volta, fosse il sistema sanitario a farlo per lui, restituendogli tempo e, soprattutto, il controllo sui propri dati?
È la domanda al centro dell’ultima puntata di Rome Smart Hub, il podcast che racconta l’ecosistema dell’Innovazione del Lazio realizzato in collaborazione con la Consulta Roma Smart City Lab. Ospite della puntata, condotta da T. Sharon Vani, è Domenico Parisi, CFO & CTO di SPM Medica, startup innovativa con sede legale in Calabria e un centro medico fisico a Roma.
Il percorso professionale di Parisi arriva alla Sanità digitale da una strada inaspettata: 30 anni nel mondo delle investigazioni assicurative, alla guida di Parisi Group, ricostruendo decine di migliaia di volte la verità su un sinistro a partire da dati incompleti, raccolti da soggetti che raramente si parlano tra loro. Poi, da lì, e da un lutto personale, nasce SPM Medica: un tentativo di applicare alla cura della persona la stessa ossessione per l’ordine e la verità del dato maturata in tanti anni di perizie.
Uno dei passaggi su cui si è soffermata di più la conversazione è la frase con cui Parisi descrive il problema di partenza: oggi il paziente è “il corriere di se stesso”. Il fascicolo sanitario elettronico esiste dal 2012 e copre il 90% degli italiani, ma il suo utilizzo attivo oscilla, a seconda del territorio, tra il 2% e il 60%, come se l’Italia fosse un mosaico di piccole aree scollegate tra loro.
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SPM Medica lavora su due fronti paralleli. Da un lato restituisce al paziente un dato sanitario strutturato, puro e interrogabile – non più un fascicolo fisico di carte, ma un’app, un QR code, un braccialetto – di cui resta l’unico proprietario reale: è lui a decidere chi vede cosa, per quanto tempo e con quale scopo. Dall’altro lato, un AI Layer pensato per i circa 415mila medici abilitati in Italia, costruito su modelli sovrani che restano sempre on-premise, mai su cloud pubblico. Non un’intelligenza artificiale che decide al posto del medico, ma un assistente che gli struttura il referto, segnala un esame mancante, evidenzia un’interazione tra farmaci, restituendo al professionista tempo da dedicare al rapporto con la persona.
Un punto su cui Parisi si è soffermato con particolare attenzione riguarda l’inclusione. Costruire tecnologia per chi la tecnologia la sa già usare è facile, ha detto; il difficile – e il giusto – è costruirla per chi rischia di restare indietro. Da qui alcune scelte concrete: sottotitoli per la telemedicina, un braccialetto pensato per le persone anziane o meno familiari con gli strumenti digitali, e un sistema aperto anche a soccorritori e infermieri, non solo ai medici, per supportare il paziente nei momenti più critici.
C’è, infine, una dimensione che guarda oltre i confini italiani. SPM Medica è una New Entry nella Consulta Roma Smart City Lab, lo spazio in cui pubblico e privato disegnano insieme il futuro della città, ma il progetto ha già respiro internazionale ed è sostenuto anche dall’Istituto per il Commercio Estero, con rapporti già avviati in diversi Paesi e appuntamenti in programma alle principali fiere internazionali del settore sanitario.
Ciò che emerge dalla conversazione con Parisi è una convinzione semplice quanto radicale: la tecnologia sanitaria smette di essere utile nel momento in cui si sostituisce alla relazione tra medico e paziente, e diventa preziosa solo quando restituisce tempo, controllo e dignità a chi riceve la cura e a chi la offre.
Continuate a seguirci per scoprire come le realtà del territorio stanno contribuendo a trasformare Roma in una vera Smart City.
S. C.
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