Clonazione di animali domestici tra Scienza, Etica e business

In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti e la Corea del Sud, un numero crescente di persone sta scegliendo di clonare il proprio animale domestico, nonostante i costi proibitivi. Ma come funziona la clonazione? E che tipo di esemplare genera?

 

 

Chiunque abbia un animale domestico lo sa bene: il distacco da quello che, a tutti gli effetti, è un membro della famiglia, è straziante e richiede spesso anni per essere metabolizzato.

Ecco perché, in alcuni Paesi, ad esempio gli Stati Uniti e la Corea del Sud, la clonazione degli animali domestici sta prendendo sempre più piede, nonostante i costi elevati e implicazioni etiche non esattamente trascurabili. In Italia ancora non è possibile, ma è notizia di questi giorni che nella vicina Spagna, a Marbella, una clinica permette di clonare il proprio pet per 55mila euro. E, da parte sua, un’azienda leader del settore, la statunitense Viagen, ha affermato di aver già clonato centinaia di animali a partire dal 2015.

I prezzi variano: 50mila dollari per un cane, 30mila per un gatto, 85mila per un cavallo. Cifre proibitive per la maggior parte delle persone, ma non per celebrità come la cantante e attrice statunitense Barbra Streisand e il produttore discografico britannico Simon Cowell che hanno deciso di clonare i loro amici a quattro zampe.

 

Qualche numero

Secondo Euromonitor, nel 2023 la popolazione di animali da compagnia in Italia ha toccato quota 65 milioni (a fronte di 59 milioni di abitanti umani). A farla da padrone sono i pesci, con quasi 29,9 milioni di esemplari, seguiti da 12 milioni di uccelli, 10 milioni di gatti e 9 milioni di cani, mentre i piccoli mammiferi e i rettili domestici sono oltre 3 milioni.

L’aspettativa di vita media per un cane di piccola taglia è di circa 13 anni, che scende a 11 per quelli di media taglia e a 8 per quelli di grossa taglia. I gatti da appartamento, invece, vivono mediamente dai 12 ai 18 anni, i conigli dai 7 ai 10, e i criceti appena 2-3 anni. Mammiferi a parte, le tartarughe di terra possono vivere anche 40-50 anni, quelle d’acqua arrivano a 20 anni, mentre la vita media dei parrocchetti si aggira sui 5-8 anni e quella dei pappagalli più grandi sfiora i 50 anni.

In ogni caso mai abbastanza per un padrone affezionato.

 

 

Leggi anche: Alternative all’Animal Testing. Esistono e sono sempre più tech

 

 

Come funziona la clonazione? 

Tutti hanno presente il primo mammifero clonato, la celeberrima pecora Dolly, che vide la luce nel 1996.

Non molti ricordano, invece, il primo clone di cane, creato, quasi in sordina, nel 2005 in Corea del Sud. Si trattava di un levriero afgano di nome Snuppy che visse circa 10 anni prima di morire di cancro, mentre Dolly si fermò a 6 anni e mezzo (a fronte di un’aspettativa media di vita di 10-12 anni per una pecora comune).

Le tecniche impiegate sono varie, ma, in generale, si inietta un nucleo cellulare dell’animale da clonare in un ovulo donato, da cui è stato rimosso il materiale genetico. L’ovulo fecondato si sviluppa in un embrione in laboratorio, che viene poi impiantato nell’utero di una madre surrogata.

Secondo Blake Russell, presidente di Viagen, il materiale genetico può essere conservato a bassissime temperature (NdR. crioconservazione) per un tempo indefinito, “permettendo la clonazione anche a distanza di anni, decenni o forse secoli”.

Eppure, secondo diverse organizzazioni che si occupano del benessere degli animali, anche dal punto di vista sanitario, non si tratta di un processo esattamente privo di rischi.

Alcuni studi scientifici suggeriscono, infatti, che i cloni siano più predisposti alle malattie. Non solo: un rapporto del 2018 della Columbia University sottolinea come il tasso di fallimento nelle clonazioni sia alto: solo il 20% circa dei tentativi ha successo.

 

Gli interrogativi etici

Arriviamo alla domanda-chiave: il clone sarà mai una copia esatta dell’animale originale? 

Chi ha deciso di clonare il proprio pet (inclusa la Streisand) afferma che sì, ci sono molte somiglianze, ma il carattere non è mai identico all’originale.

Un concetto ribadito da Penny Hawkins della Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals in un’intervista alla BBC: “Un animale è molto più del suo DNA; esperienze di vita diverse plasmano personalità differenti“.

Sempre Hawkins aggiunge: “Le personalità, le stranezze e l’essenza stessa degli animali semplicemente non possono essere replicate. E, quando si considera che milioni di meravigliosi cani e gatti adottabili languono nei rifugi per animali ogni anno o muoiono in modi terrificanti dopo essere stati abbandonati, ci si rende conto che la clonazione non fa che aggiungersi alla crisi della sovrappopolazione di animali senza casa“.

 

Leggi e ascolta anche: Dal libretto sanitario alla toelettatura, Helpet ci aiuta a prenderci cura dei nostri animali

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