Radio Activa Plus x IntelligentIA: interviste, visioni e Best Practice su come l’intelligenza artificiale sta trasformando aziende, persone e processi in Italia
Radio Activa Plus racconta la trasformazione digitale da sempre. Questa volta lo fa con un formato podcast originale, pensato per accompagnare l’evento che segnerà l’AI italiana del 2026.
RAP x IntelligentIA è il programma realizzato in collaborazione con IntelligentIA, il grande appuntamento dedicato all’intelligenza artificiale in programma a Roma il 6 e il 7 marzo 2026. Un format immersivo, condotto da Sabrina Colandrea e T. Sharon Vani, che raccoglie le voci più autorevoli del panorama AI italiano: imprenditori, ricercatori, Cloud Engineer, CEO di startup, esperti di Etica algoritmica e professionisti che ogni giorno costruiscono il futuro attraverso strumenti intelligenti. Ogni episodio è una conversazione diretta con chi progetta modelli, sviluppa applicazioni o prende decisioni strategiche. L’AI non viene raccontata sottoforma di slogan, ma come l’infrastruttura che sta ridisegnando il business a livello globale.
Cosa aspettarsi allora il 6 e il 7 marzo 2026? IntelligentIA è il punto di incontro tra Ricerca e Industria, tra visione e implementazione. In agenda: modelli linguistici, governance, Cybersecurity, applicazioni predittive e, naturalmente, impatto sociale dell’AI. Un confronto aperto su come orientarsi in uno scenario che cambia più in fretta delle nostre categorie.
Il programma dell’evento abbraccia l’intelligenza artificiale nella sua interezza: dall’umanesimo digitale all’Etica degli algoritmi, dalla Cybersecurity potenziata dall’AI alla creatività aumentata, senza trascurare la sostenibilità. Speaker dal mondo della Scienza, dell’impresa, della cultura e della creatività condivideranno le loro visioni, Best Practice e casi reali.
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Gli algoritmi predittivi di Data-Driven.AI

Data-Driven.AI è la Digital Factory che trasforma dati in visioni strategiche: algoritmi AI Custom, soluzioni predittive per il Decision Making avanzato. Diego Facchini, CEO e fondatore, è la voce di chi costruisce l’AI su misura per le imprese e, durante l’intervista, ci porta dentro una visione concreta e operativa del futuro.
Algoritmi predittivi, automazioni intelligenti e soluzioni cloud-native. Facchini porta a IntelligentIA la visione di un’AI che non sostituisce il management, ma ambisce piuttosto al suo potenziamento, mettendo a disposizione dei Decision Maker un’intelligenza che legge il futuro nei dati del presente.
Secondo Facchini, il settore sta vivendo un’accelerazione senza precedenti nella capacità di processare e interpretare grandi volumi di dati aziendali in tempo reale. Le piattaforme AI on demand permettono anche alle medie imprese di accedere a strumenti predittivi che fino a pochi anni fa erano appannaggio esclusivo delle grandi corporation, abbattendo le barriere economiche e tecnologiche che frenano l’Innovazione.
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Lo Human-AI Teaming secondo DeepBlue

Stefano Bonelli, Head of Innovative Human Factors di DeepBlue, ci racconta la visione dell’azienda maturata in oltre 20 anni di lavoro nei contesti più complessi: aviazione, sanità, difesa, sistemi safety-critical. Ambienti in cui l’errore non è contemplato e l’AI non può essere un semplice “upgrade tecnologico”, ma diventa parte integrante di processi, decisioni e cultura organizzativa.
DeepBlue lavora sullo Human-AI Teaming, una collaborazione strutturata tra persone e sistemi intelligenti che, anziché limitarsi ad automatizzare, ridisegna il modo in cui si costruisce la fiducia tra umano e macchina. Nei progetti in ambito sanitario, come quelli dedicati ai percorsi diagnostici complessi, l’intelligenza artificiale contribuisce a ridurre i tempi di analisi, supporta l’identificazione precoce di pattern clinici e affianca il medico nelle scelte più delicate, lasciando, però, la responsabilità decisionale in capo al professionista.
Il punto non è sostituire l’esperienza, ma potenziarla. Nei domini ad alta criticità, introdurre l’AI significa soprattutto interrogarsi sui limiti della delega, prevenendo il deskilling e progettando sistemi che mantengano le competenze umane al centro. Naturalmente ci sono dei confini da non superare. Con le parole di Bonelli:
“Esistono vincoli legali abbastanza chiari, ad esempio a livello europeo l’AI Act mette dei paletti. Il secondo confine da non superare è il non delegare qualcosa che ancora non sai fare, perché per collaborare con l’AI devo capire di cosa stiamo parlando altrimenti non so se mi sta dando una soluzione corretta. Infine, non è il caso di delegare nessuna attività o informazione che sul lungo termine potrebbe rappresentare un problema per l’azienda. Abbiamo parlato di deskilling, per cui non devi delegare qualcosa che in un futuro neanche troppo lontano potresti non essere in grado di gestire né quegli aspetti per cui, nel caso in cui l’intelligenza artificiale fallisca, tu non abbia più le competenze, le capacità o abbastanza persone per sostituirla.”
Il vero salto non è tanto tecnologico quanto culturale: costruire team uomo-macchina che funzionino richiede metodo, consapevolezza e una governance chiara delle decisioni che restano irriducibilmente umane. A IntelligentIA DeepBlue porterà un’idea di intelligenza artificiale che cresce insieme alle persone, non al loro posto.
La Communication Intelligence secondo Satisfactory Group

“Nel 2050 paradossalmente la parte operativa del nostro lavoro sarà sviluppata e presa in carico da agenti autonomi e noi saremo degli orchestratori di agenti di intelligenza artificiale. Dovremo essere in grado di capire come progettarli, come farli dialogare tra loro e come far fare loro ciò che noi vogliamo. Considerate che, nel 2050, ma già oggi se ne vedono i primi esperimenti, gli agenti AI saranno totalmente autonomi nel prendere decisioni operative, quindi analizzare i contesti, definire le strategie migliori, attivarsi per mettere a terra queste strategie, fino ad arrivare agli obiettivi finali. Noi già stiamo sviluppando dei prototipi in tal senso, quindi il 2050 non è così lontano.”
Lorenzo Lorato, Marketing & Communication Director di Satisfactory Group, racconta un’AI concreta, già integrata nei processi aziendali e nella relazione con i clienti. Il Gruppo, attivo nel CRM e nel Marketing digitale, lavora su soluzioni che trasformano dati e conversazioni in valore misurabile per il business.
Dagli assistenti vocali conversazionali come SATI ai layer intelligenti che arricchiscono i CRM di memoria e contesto, l’obiettivo è superare la fase sperimentale e portare l’intelligenza artificiale dentro il flusso operativo quotidiano. Customer Experience più fluida, maggiore produttività dei team, personalizzazione scalabile: la tecnologia diventa un’infrastruttura invisibile che migliora il servizio senza sostituire la relazione.
Per Lorato, la sfida non riguarda solo gli strumenti, ma il modo di pensare la strategia. L’AI entra nel processo creativo, dialoga con dati e insight, affianca chi si occupa di Comunicazione come un acceleratore di idee e supporto decisionale. Resta centrale l’equilibrio tra automazione ed empatia: una Comunicazione efficace non è soltanto precisa, è capace di costruire relazioni.
A IntelligentIA, Satisfactory Group porterà la sua visione di Communication Intelligence: un’alleanza tra dati, tecnologia e sensibilità umana che cambia il Marketing dall’interno e prepara le aziende a un futuro in cui l’intelligenza artificiale è parte integrante della Cultura organizzativa.
La Gen AI secondo Storm Reply

Domenico Muller, Cloud Engineer di Storm Reply, ci ha offerto una prospettiva concreta e diretta su come l’AI generativa stia trasformando il lavoro quotidiano nelle aziende, come funzionalità all’interno di nuovi prodotti e soprattutto come strumento nelle mani delle persone, che ogni giorno delegano compiti sempre più complessi a questi sistemi.
Storm Reply, società del gruppo Reply specializzata in soluzioni cloud e Gen AI, è già in prima linea in questo: dai primi esperimenti con modelli in locale fino alle architetture multiagente di oggi, scalabili nativamente sul cloud e integrate in canali di comunicazione comuni come WhatsApp. Un percorso che dimostra quanto l’esperienza sul campo faccia la differenza quando la tecnologia evolve rapidamente. Afferma Domenico:
“A volte bisogna ripartire da zero per ottimizzare ancora di più un flusso, al posto di aggiungere l’intelligenza artificiale in coda come fosse un blocco messo in cima per dire: ‘ok, questo sicuramente la migliorerà’.”
Un punto che emerge con forza dalla conversazione è proprio questo: la cultura interna della condivisione, la disponibilità a rimettere in discussione flussi già consolidati, e una crescente attenzione alla responsabilità nell’uso dei dati.
“L’AI può accelerare chi sa già fare una cosa, ma non c’è spazio per creare esperienza grazie all’intelligenza artificiale. Bisogna studiare i processi a prescindere dall’uso di questi strumenti.”
Una distinzione sottile, ma che separa chi usa l’AI per crescere da chi la usa per non pensare.
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Il podcast RAP x IntelligentIA è disponibile su tutte le principali piattaforme di streaming audio.
Le interviste continuano: nei prossimi episodi ascolterete le voci di altri protagonisti dell’ecosistema AI italiano ospiti di IntelligentIA il 6 e il 7 marzo. Stay tuned.


