Risultati elezioni: che fine farà la Tecnologia?

Fratelli d’Italia primo partito con il 26% di voti, la coalizione di centrodestra arriva al 40% sancendo così la vittoria delle elezioni del 25 settembre

 

È stata una campagna elettorale lampo, in piena estate, con un solo giorno disponibile per votare e prima del rincaro bollette annunciato per questo inverno. Tutto si è svolto così in maniera fulminea, che alcuni dibattiti hanno avuto poco margine di respiro. Il tema della tecnologia, toccato sì nei programmi dei vari partiti, non è stato poi così incisivo nei comizi di questo o quel partito.

Mancavano idee concrete, i temi sono stati solo abbozzati. Le maggiori forze politiche non sembrano interessate a un tema sempre più centrale per lo sviluppo economico e sociale del Paese. A differenza di grandi questioni come il clima e l’ambiente, poca rilevanza invece è stata data alle sempre maggiori implicazioni derivanti dall’impiego della tecnologia, dall’uso delle intelligenze artificiali, alla cybersecurity, la sorveglianza digitale o la digital transformation. Eppure, dopo due anni di pandemia, lockdown, DAD, smartworking, esperimenti – più o meno riusciti – di transizione digitale, forse meritava un po’ più di attenzione. Soprattutto perché le scelte in campo digitale si riflettono concretamente nella vita di ogni cittadino, tutti i giorni.

E spesso, purtroppo, il conto arriva sempre dopo: pensiamo ad esempio alla questione del voto dei fuori sede e al diritto di voto da remoto. Sicuramente il 40% di astenuti è un dato che deve far riflettere la politica tutta, e molti – non sentendosi più ascoltati e rappresentati da un determinato partito – hanno deciso di non andare a votare; tuttavia, molti cittadini sono stati oggettivamente impossibilitati a recarsi alle urne nel proprio comune di residenza e se ci fosse stata maggiore attenzione alle opportunità derivate dall’avanzamento tecnologico, sicuramente la percentuale di elettori sarebbe stata maggiore.

 

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Ma andiamo con ordine. Fratelli d’Italia ha ottenuto il 26% dei voti, risultato che ha determinato come ben sappiamo la vittoria schiacciante della coalizione di centrodestra. Nei prossimi giorni ci sarà la effettiva costruzione del nuovo Governo e scopriremo anche i nomi dei nuovi Ministri – ma per ora nessuno si sbilancia. Tuttavia, nei toto-ministri che girano sul web e tra le indicazioni che ha dato Ignazio LaRussa, non troviamo mai citato il Ministro dell’Innovazione tecnologica e della Transizione digitale. E forse questo dovrebbe accendere un campanello d’allarme.

Dopo queste premesse, cosa dobbiamo aspettarci rispetto alle proposte della destra italiana in tema digital, dal potenziamento delle infrastrutture broadband alla digitalizzazione della PA, passando per competenze e diritti digitali e Industria 4.0? Quali riforme saranno messe in campo sul fronte tecnologico e come saranno finanziate? Vi rispondo subito alla seconda domanda: non lo sappiamo. Probabilmente non lo sanno neanche loro, considerando che i temi tecnologici e digitali nei programmi sono stati trattati in maniera grossolana e senza una visione programmatica del “come” (e questo, ahinoi, è risultato palese più o meno in ogni programma elettorale, indistintamente dalla posizione politica).

Nel documento programmatico della coalizione di destra, che accomuna Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati, viene citata la necessità di rafforzare l’operazione strade sicure così come l’utilizzo e l’implementazione della videosorveglianza. Un accenno è presente anche sul tema della digitalizzazione e dell’ammodernamento della PA, ma senza obiettivi e azioni mirate. Il programma di Giorgia Meloni entra sì più nel dettaglio rispetto al documento di coalizione, tuttavia risulta comunque molto generale e generico: FI si dichiara contrario a strumenti di controllo digitale di massa e alla censura da parte dei social network. Si accenna il concetto di privacy, sottolineando la necessità di garantire la protezione dei dati personali ma soprattutto il rafforzamento delle misure a contrasto di pedofilia e pedopornografia online. Si cita, inoltre, l’estensione della banda ultralarga. Il partito di Silvio Berlusconi accenna invece a un maggiore sostegno soprattutto per l’innovazione digitale per il tracciamento dei rifiuti, che dovrebbe essere attuata utilizzando i “nuovi sistemi di blockchain”.

 

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Nel programma del partito di Matteo Salvini la parola tecnologia ricorre 18 volte: dal nucleare alla mobilità sostenibile, dallo sviluppo energetico al cosiddetto “internet delle merci”. Viene inoltre citata la lotta al cybercrimine, identificato come sfida “che il nostro Paese deve saper fronteggiare dopo ritardi accumulati nel corso degli anni”. Più in generale, si pone attenzione, non a caso, sul concetto di sicurezza: dal potenziamento della condivisione di dati al finanziamento di progetti di videosorveglianza. Ma non solo: si parla anche di tracciabilità dei flussi finanziari. Anche in questi casi, comunque, non ci sono specifiche sugli obiettivi.

FdI punta su “maggiori investimenti in ricerca, digitalizzazione e trasferimento tecnologico” e sul “favorire la sinergia tra università e privati in ambito di ricerca e brevetti”; Forza Italia sottolinea l’importanza dell’introduzione del coding a scuola e della didattica digitale. La Lega, oltre a promuovere il superamento del digital divide nel Bel Paese, afferma di puntare al potenziamento della formazione del personale nell’ambito delle ICT per creare un collegamento saldo tra formazione e settore produttivo, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

Queste sono, a grandi linee, le proposte messe finora sul tavolo dal centrodestra. L’impressione, tuttavia, è un elenco di temi, settori e ambiti inseriti nei programmi senza una visione, un minestrone di temi senza dei reali obiettivi. Inoltre, scollegando il concetto di tecnologia da tutto il resto, senza un reale interesse verso il settore culturale tutto, senza massivi fondi all’istruzione e alla ricerca, difficilmente si riuscirà a portare avanti queste proposte grossolane. Non esiste un ambito più utile di un altro, non possiamo impacchettare e suddividere la conoscenza in comparti stagni; al contrario, dobbiamo abbattere queste divisioni, dare spazio.

In questi giorni di profondi cambiamenti, di tensioni e ribaltamenti, sto rileggendo il saggio-manifesto di Nuccio Ordine intitolato L’utilità dell’inutile. A pagina 119 viene citato un appassionato discorso tenuto da Victor Hugo durante l’Assemblea Costituente. Un discorso rimasto celebre per denunciare il pericolo sociale dell’ignoranza. Pronunciato il 10 novembre 1848, risulta ancora estremamente attuale, in un’Italia che ha vissuto negli ultimi anni una drastica riduzione dei fondi alla Cultura, all’istruzione e alla ricerca.

“Io dico, signori, che le riduzioni proposte sul bilancio speciale delle scienze, delle lettere e delle arti sono negative per due motivi. Sono insignificanti dal punto di vista finanziario e dannose da tutti gli altri punti di vista. Insignificanti dal punto di vista finanziario. Questa è di una tale evidenza che provo imbarazzo nel sottoporre all’assemblea il risultato di un calcolo proporzionale che ho fatto. […]
Che pensereste, signori, di un privato che, avendo millecinquecento franchi di rendita, dedicasse ogni anno alla propria cultura intellettuale, per le scienze, le lettere e le arti, una somma assolutamente modesta, cinque franchi, e che, in un giorno di rinnovamento, decidesse di economizzare sulla propria cultura cinque centesimi? […] E quale momento viene scelto? è qui, a mio parere, l’errore politico grave che vi segnalavo all’inizio; […] Il momento in cui sono più necessarie che mai, il momento in cui, anziché limitarle, bisognerebbe ampliarle e farle crescere. […] qual è il grande pericolo della situazione attuale? L’ignoranza. L’ignoranza più ancora che la miseria. […] bisognerebbe moltiplicare le scuole, le cattedre, le biblioteche, i musei, i teatri, le librerie. Bisognerebbe moltiplicare i luoghi di studio per i bambini, i luoghi di lettura per gli uomini, tutte le organizzazioni, tutte le istituzioni in cui si medita, in cui si istruisce, in cui ci si raccoglie, in cui si impara qualcosa, in cui si diventa migliori; in una parola, bisognerebbe far entrare dovunque la luce nello spirito del popolo; perché è a causa delle tenebre che si perde.[…] Siete caduti in uno spiacevole errore; avete creduto di fare un’economia di denaro, è un’economia di gloria quella che fate”.

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