Van Gogh à Auvers-sur-Oise, l’AI trasforma gli spettatori da passivi ad attivi

Dialogo con Van Gogh tramite l’intelligenza artificiale

 

 

Immergersi nell’arte e liberare la mente è una delle esperienze più coinvolgenti che si possano vivere. Con la tecnologia possiamo essere più coinvolti? Questa esposizione ci risponde di sì!

Martedì 3 ottobre, il Musée d’Orsay di Parigi si è lanciato in un’avventura artistica senza precedenti, aprendo le porte a una mostra che offre una nuova prospettiva sugli ultimi anni del maestro Vincent Van Gogh. Ma questa non è una mostra d’arte ordinaria; è un’innovazione che segna un momento epocale nell’evoluzione delle esposizioni artistiche. Stiamo veramente vivendo un momento di passaggio.

Al centro dell’esposizione c’è la possibilità di dialogare con Vincent Van Gogh stesso, o meglio, con una replica generata dall’intelligenza artificiale che riproduce il suo gemello artistico. Questa audace idea trasforma l’esposizione “Van Gogh à Auvers-sur-Oise, le derniers mois” in un’esperienza unica nel suo genere, che potrebbe essere presto presa a esempio. Vi immaginate Michelangelo?

All’ingresso della mostra, ogni visitatore riceve una cuffia che funge da portale verso le ultime opere di Van Gogh prima della sua prematura morte. Quest’interazione permette di vedere i colori attraverso gli occhi dell’artista e persino di porre domande dirette al pittore, o meglio all’AI che lo rappresenta. L’effetto dovrebbe essere quello di una profonda immersione nell’arte e nelle emozioni che hanno guidato Van Gogh durante gli ultimi mesi della sua vita.

Wouter Van Der Veen, studioso di Van Gogh e collaboratore chiave nella ricerca di informazioni per l’allestimento, sottolinea “l’importanza di basare questa esperienza su dati scientificamente validi. Questo garantisce che ogni aspetto dell’esposizione sia storicamente accurato, contribuendo a svelare la vita e l’arte di Van Gogh in modo autentico“.

 

 

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Van Gogh: un nuovo percorso 

La mostra si snoda attraverso le opere realizzate nel comune francese di Auvers-sur-Oise, offrendo ai visitatori una panoramica delle ultime creazioni di Van Gogh. Il percorso comprende anche un’esperienza di realtà virtuale basata sulla tavolozza finale di opere dell’artista. In soli due mesi, Van Gogh ha prodotto 74 dipinti e 33 disegni, tra cui capolavori come la chiesa di Auvers-sur-Oise, i ritratti di Gachet e della figlia e persino l’ultima tela, “Les Racines,” completata appena 36 ore prima della sua morte.

Questa mostra racconta la fine della vita di Vincent Van Gogh, un momento che ha suscitato diverse speculazioni nel corso degli anni. Chi di noi non ricorda con nostalgia la puntata di “Doctor Who” dedicata al suo genio?

Tuttavia, l’obiettivo non è dare una spiegazione al tragico destino dell’artista, quanto piuttosto sfatare il mito del “pittore maledetto.” Quello che emerge è la straordinaria potenza delle sue ultime opere, una testimonianza tangibile del suo genio artistico, anche grazie all’AI.

 

 

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Il futuro delle esposizioni artistiche

Questa mostra segna un cambiamento prospettico nel mondo dell’arte, spostando lo spettatore da un ruolo passivo a un ruolo attivo. Non può non farvi venire in mente la rivoluzione teatrale degli anni 80 in Italia.

Mentre gli allestimenti basati su giochi di luce e realtà virtuale esistono da tempo, questa mostra rappresenta un passo avanti a livello uditivo che potrebbe segnare sia un nuovo corso espositivo sia una moda passeggera. Per scoprirlo non resta che attendere.

Abbiamo tempo per visitarla fino al 4 febbraio 2024. Pensiamoci.

 

Ascolta il nostro podcast: Robert Doisneau in mostra al Museo dell’Ara Pacis

Francesca Ponchielli

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