Quale rapporto tra intelligenza artificiale e letteratura?

Dal 17 al 21 settembre, all’interno del festival Pordenonelegge, 31 eventi saranno dedicati a esplorare i cambiamenti introdotti dall’AI nel mondo del lavoro e anche nell’Editoria

 

 

Uno dei grandi temi del futuro sarà capire quanto di quello che è considerato interamente umano sarà, invece, anche frutto di un rapporto quasi simbiotico con lintelligenza artificiale. Molti scrittori utilizzano l’AI per creare plot migliori, per migliorare la pagina. È un nuovo modo di vedere l’idea stessa di letteratura”.

Così lo scrittore Alberto Garlini ha annunciato il programma del festival Pordenonelegge, di cui è curatore, e che vede quest’anno una “presenza importante” dell’intelligenza artificiale negli eventi in rassegna. Infatti, il Festival dedicherà 31 eventi all’AI, con “l’obiettivo di esplorarne l’impatto sulla creatività, la comunicazione e la società, in particolare, sul mondo del libro”, si legge nel comunicato stampa che annuncia la rassegna prevista dal 17 al 21 settembre.

Non soltanto. Nella Cyber Book Hall della Galleria Harry Bertoia, saranno presenti installazioni interattive che permetteranno al pubblico di “dialogare con l’AI”, ottenere suggerimenti di lettura personalizzati e persino creare un ritratto in versi, offrendo così un’esperienza pratica rispetto alle potenzialità della tecnologia.

  

 

Leggi anche: Gli esseri umani al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale

 

 

Ma come si riconosce un testo “umano” da uno scritto prodotto da una macchina? Come lo si distingue? Lo stesso Garlini ritiene che questi saranno i veri problemi del futuro nell’analisi del rapporto tra AI e scrittura, tra intelligenza artificiale e letteratura. Questioni che, è certo, troveranno spazio anche al Festival di Pordenone.

“Nonostante l’esistenza di siti e di algoritmi che stabiliscono se una cosa è stata scritta dall’AI oppure da un essere umano – continua Garlini – credo che tutto ciò sia assolutamente indistinguibile”. Lo scrittore ha ribadito così il suo pensiero qualche giorno fa dal palco della manifestazione “Camporosso racconta“: “È un bene se si usa la macchina per sviluppare la creatività, ma se la macchina è qualcosa che passivamente si riceve, non va bene“.

Sulla stessa falsariga e dalla medesima location di Tarvisio, anche il teologo Ettore Malnati, uno dei relatori della Carta di Trieste sul corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale  ha ribadito l’importanza che “l’AI, attraverso una dimensione etica, possa aiutare l’intelligenza umana con un approfondimento più rapido e più completo“, avvertendo, però, che “bisogna stare molto attenti a gestirla, e a non farsi gestire da essa“.

 

 

Ascolta anche: Il nuovo umanesimo digitale secondo Logogramma

 

 

Sono questi alcuni degli spunti da cui si origineranno a metà settembre gli incontri di Pordenonelegge. Spulciando il programma, per esempio, si apprende che il filosofo Alberto Romele e il linguista Davide Picca si interrogheranno sull’uso di ChatGPT nella scrittura a partire da queste domande: le intelligenze artificiali ruberanno il lavoro a scrittori e sceneggiatori? Sono dei mostri pronti a ribellarsi al loro creatore o un valido aiuto per il progresso? E, ancora, è davvero concepibile pensare di scrivere oggi un libro senza strumenti artificiali?

Le prime risposte si avranno tra qualche settimana in una delle più importanti rassegne letterarie d’Italia, dove si traccerà la storia, l’evoluzione, le implicazioni culturali dell’AI, ma si potranno anche trovare autori che leggono i propri libri mentre l’intelligenza artificiale crea le relative immagini, pone domande agli autori o li presenta.

Così il futuro entra a Pordenonelegge.

 

Leggi anche: L’intelligenza artificiale nelle redazioni è un dibattito aperto

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