Le testimonianze di chi lavora ogni giorno con l’intelligenza artificiale e prova a immaginare come cambieranno la nostra vita e il mondo del lavoro entro il 2050
Torna “RAP x Intelligentia”, un racconto a più voci ricco di visioni e Best Practice sull’AI, stavolta registrate direttamente dal cuore di IntelligentIA a Roma. Venerdì 6 marzo, infatti, siamo stati all’Hotel Cristoforo Colombo per prendere parte alla prima delle due giornate dell’evento più atteso da professionisti e appassionati del settore.
Ideato da SCAI Comunicazione, IntelligentIA ha messo al centro il legame tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, per esplorare l’AI non come fine, ma come strumento di evoluzione attraverso un profluvio di idee, visioni e storie capaci di ispirare il cambiamento e generare impatto reale.
Il programma dell’evento, articolato tra plenaria – per una narrazione condivisa, fatta di keynote, panel e momenti esperienziali – e workshop, con cui entrare nel dettaglio operativo, ha fornito ai partecipanti insight e consigli sul reale funzionamento dell’intelligenza artificiale attraverso lo sguardo diretto di chi oggi la sta già applicando concretamente in diversi scenari.
Ai nostri microfoni si sono avvicendati i protagonisti della giornata, grazie ai quali cui abbiamo esplorato l’impatto dell’AI sul business e sulla società. Per rompere il ghiaccio, abbiamo fatto a tutti la stessa domanda: come credi che cambierà il nostro modo di vivere e lavorare entro il 2050?
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Il futuro agentico e le competenze necessarie per affrontare l’Era generativa
Per Matteo Roversi, Co-Founder di Cosmico e Managing Director di Play New, prevedere con precisione come vivremo e lavoreremo nel 2050 è quasi impossibile. A suo avviso, più che immaginare il futuro, è utile chiedersi quale tipo di lavoro si desidera costruire, e l’ideale sarebbe un’attività meno legata all’esecuzione di compiti ripetitivi e più orientata alla creatività.
Nel contesto della trasformazione in corso – continua Roversi – l’AI non rende superflui i lavoratori, ma modifica il valore delle diverse componenti del lavoro. Alcune attività diventeranno rapidamente automatizzabili, mentre emergeranno nuove aree in cui si concentrerà il valore economico e professionale. Per prepararsi a questo cambiamento, il nostro ospite individua tre capacità chiave: osservare, cioè riconoscere i problemi emergenti; sviluppare “agentività”, ovvero la capacità di intervenire direttamente senza attendere istruzioni o strumenti esterni; e, infine, esercitare il giudizio critico, distinguendo tra soluzioni efficaci e mediocri.
Un altro tema affrontato insieme riguarda il cosiddetto “lavoro invisibile” degli utenti che utilizzano sistemi di AI, contribuendo di fatto ad addestrarli. Secondo Roversi non è irrealistico immaginare, in futuro, modelli economici in cui le aziende che sviluppano tecnologie di AI remunerino i contenuti e i dati prodotti dagli utenti, di cui i sistemi hanno costantemente bisogno per migliorare.
La partecipazione della community di Cosmico, che riunisce oltre 35mila professionisti indipendenti, a IntelligentIA nasce proprio dall’esigenza di discutere apertamente dei cambiamenti che stanno interessando il mondo del lavoro e la società. Per Roversi è fondamentale affrontare il tema dell’AI con uno sguardo critico, lontano sia dall’entusiasmo eccessivo sia dalle paure infondate, perché l’impatto di queste tecnologie sul lavoro non riguarda un futuro lontano: è già in corso.
Da strumento a infrastruttura per il Paese
Dopo essere intervenuta nel contesto del panel “L’AI come infrastruttura del Paese”, Elisa Giomi, Commissaria dell’AGCOM e Prof.ssa associata di Sociologia dei media dell’Università degli studi Roma Tre, ha condiviso con noi alcune riflessioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’ecosistema dell’informazione e sul ruolo della regolazione.
L’AI, secondo Giomi, produrrà una trasformazione radicale dei processi produttivi e professionali, paragonabile – se non superiore – a quella avvenuta con l’introduzione del Personal Computer.
Nel settore dei media e nel giornalismo, per esempio, l’intelligenza artificiale sta già modificando il modo in cui le persone accedono alle informazioni. Giomi cita un rapporto 2025 del Reuters Institute for the Study of Journalism che evidenzia come il 7% degli utenti utilizzi i chatbot per informarsi affiancandoli ai motori di ricerca e ai social, con percentuali più alte tra le fasce d’età più giovani. Allo stesso tempo, l’AI rappresenta uno strumento sempre più utile per le redazioni, soprattutto nella gestione e nell’analisi di grandi quantità di dati, come dimostra anche un lavoro di giornalismo investigativo premiato nel 2024 con il Pulitzer, realizzato grazie all’analisi algoritmica di dataset che ha portato alla luce bias razziali e di genere nelle indagini della polizia di Chicago.
Sul piano della regolazione, la sfida principale riguarda la governance delle piattaforme digitali e la tutela dell’ecosistema informativo. In questo contesto entrano in gioco strumenti normativi europei come l’AI Act e il Digital Services Act, che definiscono competenze e responsabilità delle autorità nazionali. In Italia – prosegue Giomi – l’AGCOM svolge il ruolo di coordinatore per l’applicazione del Digital Services Act quando i sistemi di intelligenza artificiale sono integrati in servizi di intermediazione online come motori di ricerca, Social Network o marketplace.
Infine, in merito al rapporto tra Innovazione e libertà di espressione, Giomi ritiene che la regolazione debba puntare a massimizzare i benefici dell’intelligenza artificiale riducendone i rischi, senza che emerga al momento una relazione diretta tra sviluppo dell’AI e limitazione del dibattito pubblico.
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Sostenibilità e governabilità dell’AI. Verso una società aumentata
Per Valentina Russo, Amministratrice unica e responsabile del settore Ricerca & Sviluppo di Logogramma, la rivoluzione dell’AI sta procedendo insieme ad altre tecnologie chiave, come la Cybersecurity, e avrà un impatto profondo sul modo di vivere e lavorare nei prossimi decenni. Se l’essere umano saprà mantenere il controllo sull’uso delle tecnologie, si potrà arrivare a una “società aumentata”, caratterizzata da una maggiore condivisione della conoscenza, da tempi di lavoro ridotti e da applicazioni utili anche in contesti ad alto rischio, come quelli legati alla Robotica.
Un aspetto centrale per Russo è la sostenibilità dei sistemi di intelligenza artificiale. Logogramma, infatti, lavora su modelli proprietari di dimensioni ridotte e specializzati per domini specifici, con l’obiettivo di ridurre il consumo energetico e l’impatto ambientale rispetto ai modelli generalisti sviluppati dalle Big Tech. Questo approccio consente anche una maggiore governabilità degli output, grazie all’integrazione di diverse tecniche di AI, generative e predittive, basate su basi di conoscenza validate.
Infatti, ridurre fenomeni come le allucinazioni dei modelli diventa fondamentale, soprattutto per gli utenti che non hanno competenze tecniche specifiche. Sistemi progettati per contesti applicativi mirati permettono, secondo Russo, di ottenere risultati più affidabili e al tempo stesso più sostenibili dal punto di vista energetico e del Carbon Footprint.
A Intelligentia, Logogramma ha presentato alcune demo applicative per vari ambiti di applicazione, dalla Business Intelligence conversazionale al settore della salute, inclusa quella mentale, passando per il retail e fino ad arrivare all’arte con l’avatar olografico del pittore barocco Luca Giordano realizzato per il museo Museo Corporea di Città della Scienza a Napoli, che permette ai visitatori di interagire con l’artista e scoprire le sue opere in modo immersivo.
Responsible AI, ovvero la necessità di un approccio responsabile alla diffusione dell’AI
Samuel Algherini, docente presso l’Università degli studi Roma Tre, Corporate AI Trainer e co-fondatore di Spicy Brain, ammette che fare previsioni sul 2050 è complesso: l’evoluzione dell’intelligenza artificiale è talmente rapida che basta guardare ai pochi anni trascorsi dal lancio pubblico dei modelli generativi, nel 2022, per capire quanto sia difficile immaginare il lungo periodo.
Secondo Algherini, però, una cosa è abbastanza certa: gli algoritmi diventeranno sempre più pervasivi, entrando in ogni ambito della vita personale e professionale e assumendo un ruolo quasi “cognitivo” nel modo in cui prendiamo decisioni e organizziamo il lavoro. Per questo diventa centrale il tema della Responsible AI, ovvero l’adozione di framework etici e affidabili per l’implementazione delle tecnologie. Non si tratta solo di un principio morale. Sviluppare sistemi sicuri e trasparenti genera anche valore economico e ritorno sugli investimenti, rafforzando la fiducia nelle soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
A IntelligentIA, nel panel dedicato all’Era degli agenti, Algherini ha richiamato l’attenzione sui rischi legati ai sistemi autonomi capaci di agire nel mondo reale. Bias, errori e allucinazioni dei modelli possono tradursi in azioni non allineate ai valori delle persone o delle organizzazioni, motivo per cui diventa fondamentale progettare e governare queste tecnologie con criteri chiari di responsabilità.
Ascolta anche i primi episodi di Radio Activa Plus x IntelligentIA







