Green Box, taxi notturno a chiamata e Car Sharing di quartiere: Roma sperimenta “la città dei 15 minuti”
Parlare di mobilità smart in una città come Roma è un esercizio che richiede una certa dose di coraggio, o forse di ostinazione. Roma è una città che porta sulle spalle il peso di 3mila anni di Storia, una rete viaria che in alcuni tratti risale all’antichità, un tessuto urbano irregolare e un centro tutelato dall’UNESCO. Non esattamente il contesto ideale per sperimentare il futuro della mobilità urbana, eppure qualcosa si sta muovendo, e non è solo una battuta di spirito.
Andrea Benso, coordinatore del tavolo di lavoro sul tema “Smart Mobility” della Consulta Roma Smart City Lab, è intervenuto ai microfoni di Rome Smart Hub, il nostro format sul futuro smart della Capitale, quest’anno realizzato proprio in collaborazione con la Consulta. L’idea di questa seconda edizione del podcast, infatti, è di raccontare dall’interno il lavoro dei tavoli tematici su Roma Smart City e di atterrare poi sui progetti concreti realizzati dalle startup.
Sul tema Smart Mobility, ciò che ci ha raccontato Benso non è una visione futuristica, bensì tre sperimentazioni concrete, già sul tavolo dell’Assessorato alla Mobilità di Roma Capitale. Tre risposte pratiche a un obiettivo preciso che Benso tiene a definire non come slogan, ma come traguardo reale: “la città dei 15 minuti”, quella in cui lavoro, scuola, salute e cultura siano raggiungibili in tempi ragionevoli, riequilibrando opportunità e qualità della vita tra centro e periferia.
La prima sperimentazione riguarda le cosiddette Green Box: un sistema per superare la logica dei divieti basati semplicemente sulla categoria del veicolo, andando invece a misurare le emissioni prodotte realmente e tenendo conto del comportamento di guida. Chi guida un’auto inquinante in modo ecologico, infatti, può inquinare meno di chi ha un’Euro 6, ma magari frena e accelera male. Si passa, nelle parole di Benso, da un concetto di divieto a un concetto di valore, e a un approccio potenzialmente più efficace nel ridurre l’impatto ambientale del traffico urbano.
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La seconda progettualità risponde a un problema che chiunque abbia vissuto Roma di notte conosce bene: trovare un taxi nel weekend è un’impresa. Il tavolo “Smart Mobility” della Consulta Roma Smart City Lab sta lavorando all’introduzione di un trasporto pubblico a chiamata notturno, in collaborazione con WeTaxi, startup nata a Torino e attiva in diverse città italiane. Il servizio non si sovrapporrà all’esistente, ma andrà a colmare un vuoto reale, vissuto in prima persona dai cittadini.
La terza idea è forse la più originale: un modello di Car Sharing di quartiere, basato su garage privati. I residenti di una determinata zona potranno iscriversi e mettere a disposizione la propria auto, creando una rete di condivisione comunitaria. Un’idea che trasforma un bene privato in una risorsa collettiva, pensata soprattutto per chi non è a proprio agio con le app dei servizi di sharing tradizionali.
Quello che colpisce, ascoltando Benso, è l’approccio: non si tratta di importare modelli da altre città o di inseguire tendenze tecnologiche. Si parte, invece, dai problemi reali dei romani – muoversi di notte, le emissioni da misurare – per costruire soluzioni su misura, in dialogo con le istituzioni e con le startup che già lavorano su questi temi.
Con le parole di Benso, “prima di fare le Smart City bisogna fare gli Smart Citizen“, ovvero bisogna trovare l’equilibrio con i cittadini, farli sentire parte del cambiamento, anziché destinatari passivi di decisioni calate dall’alto. È esattamente il senso del lavoro della Consulta Roma Smart City Lab: non sostituirsi agli Assessorati, ma affiancarsi a loro con proposte nate dal basso, dalla contaminazione tra competenze diverse e, soprattutto, dalla capacità di ascoltare la città.
Roma non è stata costruita in un giorno, ma il suo futuro si sta costruendo adesso, un progetto pilota alla volta.
Continuate a seguirci per ascoltare l’altra faccia della medaglia, la nostra conversazione con WeTaxi.
S. C.







