Pensata per liberarci dai giganti americani, Emma, l’AI addestrata in italiano, è già offline. Ecco perché
La parabola di Emma-5 è stata tanto rapida quanto clamorosa. Lanciata il 20 giugno da Egomnia, la prima intelligenza artificiale italiana ha chiuso i battenti appena cinque giorni dopo, sommersa da ironia e critiche sui social.
Sul sito compare ora un messaggio ufficiale: “Oltre 60mila chat, grazie per aver giocato con Emma-5. Il rilascio del modello LLM aveva finalità esplorative e sperimentali. L’utilizzo emerso non è stato pienamente in linea con gli obiettivi previsti per questo tipo di test, pertanto abbiamo deciso di sospenderne temporaneamente la disponibilità”.
Cinque giorni. Tanto è bastato perché Emma-5 passasse dall’essere presentato come un passo verso la sovranità tecnologica nazionale a diventare uno dei meme più condivisi. Gli utenti hanno tempestato il modello di domande logiche elementari, trabocchetti e test di ogni genere, raccogliendo risposte spesso assurde – da Ryanair descritta come “uno yogurt liquido per aerei stanchi” a un chilo di pane dichiarato più pesante di un chilo di piume.
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Eppure, secondo gli esperti, parte delle critiche è stata mal posta: Walter Quattrociocchi, Professore ordinario di Informatica alla Sapienza di Roma, ha sottolineato che non si può valutare un Large Language Model come se fosse un motore di ricerca, poiché si tratta di un sistema di generazione statistica del linguaggio, non di un database.
Il dato più interessante, paradossalmente, è proprio quello che Egomnia ha scelto di pubblicare nel messaggio di chiusura: 60mila conversazioni in pochissimo tempo. Un numero che dice qualcosa sul livello di curiosità e attenzione generato dal lancio, anche a causa della viralità negativa. Il problema è che quella curiosità si è trasformata prevalentemente in stress test goliardico invece che in utilizzo costruttivo.
La storia però non finisce qui. Egomnia ha già annunciato che sta cercando tester per Emma-6, la prossima versione attualmente in addestramento, con circa 1,55 miliardi di parametri previsti, quasi tre volte quelli dell’attuale modello. Una pausa che Egomnia presenta come l’occasione per migliorare il progetto, mentre sul sito è già possibile candidarsi come tester.
Una cosa, almeno, questa vicenda l’ha dimostrata: costruire un’intelligenza artificiale non è semplice. Anche in italiano.
S. C.
