Fagi progettati dall’AI: il primo caso su un paziente umano

La startup Radical Numerics ha somministrato fagi progettati con l’AI a un paziente con un’infezione resistente agli antibiotici

 

 

La scorsa settimana la startup scientifica Radical Numerics ha annunciato di aver somministrato per la prima volta a un paziente umano un virus “fago” progettato dall’AI.

I fagi sono virus che infettano i batteri e li uccidono. Secondo il New York Times, nel trattamento sono state usate varianti del fago T7, che in natura infetta solo Escherichia coli, il batterio all’origine dell’infezione del paziente, resistente agli antibiotici e ai fagi già disponibili. La resistenza agli antibiotici è una crescente preoccupazione a livello globale e la terapia fagica offre un’alternativa promettente quando gli antibiotici falliscono.

Stando all’azienda, si tratta del primo utilizzo clinico al mondo di fagi generati dall’AI somministrati a un paziente umano, una pietra miliare verso terapie personalizzate progettate dall’intelligenza artificiale per le infezioni resistenti agli antibiotici.

Gli antibiotici hanno trasformato la Medicina, rendendo curabili di routine infezioni batteriche un tempo fatali. Ma i batteri si evolvono e sviluppano resistenza, attraverso mutazioni o acquisendo geni di resistenza. Così i batteri multi-resistenti rendono questi farmaci sempre meno efficaci. Secondo uno studio pubblicato su The Lancet, nel 2021 l’antibiotico-resistenza è stata associata a circa 4,7 milioni di decessi nel mondo. Tra il 2025 e il 2050, si prevede che i decessi attribuibili a questo fenomeno arriveranno a quasi 40 milioni.

 

 

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La terapia fagica ha oltre un secolo di storia e, con la diffusione della resistenza agli antibiotici, ha conosciuto una rinascita: negli USA e altrove sono nate cliniche specializzate. Il problema è che “la ricerca di batteriofagi richiede moltissimo tempo”, ha spiegato al New York Times Marisa Azad, infettivologa dell’Ottawa Hospital, che collabora con la startup Radical Numerics. Per questo alcuni ricercatori puntano sull’AI per progettare fagi su misura per i batteri di ogni paziente. Per ora, però, si tratta di un singolo caso e, come precisa la stessa azienda, le osservazioni su un singolo paziente non bastano a stabilirne sicurezza ed efficacia.

“Prendiamo molto seriamente la nostra responsabilità di proteggere la riservatezza dei pazienti e di mantenere la fiducia dei nostri partner clinici”, ha dichiarato l’AD di Radical Numerics, Eric Nguyen. E ha aggiunto: “Intendiamo pubblicare i nostri risultati scientifici attraverso ricerche sottoposte a revisione paritaria e qualsiasi futura divulgazione di dettagli clinici sarà soggetta al consenso appropriato”.

Per il momento, il rapporto tecnico dell’azienda non è stato sottoposto a revisione paritaria e, riferisce sempre il New York Times, la società ha rifiutato di fornire informazioni sul paziente e sui medici, citando la riservatezza. Secondo l’azienda, il trattamento è stato autorizzato dalla FDA. “Se funziona, è incredibile”, ha commentato Michael Baym, microbiologo di Harvard non coinvolto nel lavoro, che, però, si dice scettico e vuole prima valutare quanto siano davvero nuovi questi virus.

Ci vorrà del tempo per sapere se i nuovi fagi di Omnii avranno successo. La terapia fagica può durare giorni o settimane e i medici in genere monitorano i pazienti per mesi nel caso in cui l’infezione si ripresenti. Se la sperimentazione avrà successo, il dott. Nguyen spera che l’azienda possa contribuire ad accelerare la terapia fagica riducendo i tempi necessari per creare un nuovo virus su misura per l’infezione di ciascun paziente. “Pensiamo di poterlo fare in pochi giorni”, ha concluso.

 

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