Con un ordine esecutivo Donald Trump ha imposto alle agenzie federali di chiamare “superintelligenza” l’intelligenza artificiale, mentre sei colossi del settore hanno firmato un accordo volontario sulla sicurezza
“Questo accordo è una sorta di Costituzione”, ha detto Donald Trump davanti ai giornalisti, precisando che è “moralmente vincolante” per le Big Tech. Sta in queste due frasi il senso della giornata del 29 settembre, quando il Presidente USA ha firmato un ordine esecutivo dal titolo “Inaugurating The Era Of Super Intelligence” e, nella stessa giornata alla Casa Bianca, sei Big Tech hanno sottoscritto un accordo sulla sicurezza.
“Inaugurating The Era Of Super Intelligence” obbliga dipartimenti e agenzie federali a usare l’espressione “superintelligenza” (o la sigla “SI”) al posto di “intelligenza artificiale” nelle comunicazioni ufficiali.
Nella stessa occasione i vertici di Google, OpenAI, Meta, xAI, Anthropic e Nvidia hanno sottoscritto il “White House Accord on Super Intelligence”, un impegno comune sulla sicurezza dei modelli più avanzati.
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Con l’ordine esecutivo, in realtà, cambia meno di quanto il nome possa suggerire. L’obbligo riguarda solo documenti e comunicazioni ufficiali dell’esecutivo e solo se non in contrasto con le leggi in vigore. Il consigliere scientifico della Casa Bianca, Michael Kratsios, avrà 60 giorni per proporre una definizione federale del nuovo termine. Per ora, come osserva il Sole 24 Ore, la terza sezione dell’ordine esecutivo fa coincidere la superintelligenza con l’AI già definita dalla legge americana, quindi cambia l’insegna, ma non la sostanza giuridica.
Quanto al testo dell’accordo tra Big Tech, il “Joint Commitment on Frontier Responsibilities”, indica quattro livelli di garanzia: un sistema di monitoraggio interno su capacità e allineamento dei modelli, con attenzione a cybersicurezza, biosicurezza e minacce chimiche; un team interno con poteri specifici sul monitoraggio; un revisore esterno che valuti in modo indipendente i controlli; un comitato indipendente del Consiglio di Amministrazione che esamini i report.
Ma è nel linguaggio che si misura la distanza dal “costituzionale” evocato da Trump. Il documento dice che ogni azienda dovrebbe adottare questi livelli, ma non sono previste scadenze né sanzioni. Il revisore esterno è un soggetto con cui l’azienda dovrebbe collaborare, mentre il comitato “indipendente” è designato dal suo stesso Consiglio. Standard e buone pratiche saranno definiti dalle imprese firmatarie, che si riuniranno periodicamente. Il testo si limita a osservare che “potrebbe essere opportuno” trasformare in norme questi passaggi, ma che le aziende li attueranno comunque.
L’intesa tra colossi arriva dopo un’estate in cui il comportamento dell’AI è uscito dalle previsioni. A luglio, durante alcune valutazioni di sicurezza informatica, agenti di OpenAI hanno aggirato i controlli che li isolavano da Internet, si sono scambiati vulnerabilità su una bacheca non autorizzata e hanno compromesso sistemi di Hugging Face (lo ha ricostruito qui la stessa azienda).
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A metà settembre, poi, Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato un saggio in cui ha chiesto di rallentare deliberatamente il miglioramento delle capacità dei modelli; Sam Altman ed Elon Musk si sono detti d’accordo. Trump, invece, ha respinto l’idea. A Washington, però, non è stato deciso nessun rallentamento e non sono stati introdotti nuovi obblighi.
Tra i commentatori sentiti da Login-Corriere della Sera, Emanuela Girardi, Presidente di Adra, ha definito la proposta di Trump fuorviante: con “superintelligenza” per i ricercatori si intende un salto molto più grande, che potrebbe non arrivare mai.
Se poi, da sempre, la maggior parte degli esperti contesta la parola “intelligenza”, Trump se la prende con l’aggettivo “artificiale”, che a suo avviso fa sembrare la tecnologia “finta”.
Infine, c’è ancora un dettaglio lessicale. La parola “superintelligenza” compare nel titolo dell’accordo, ma nel testo si parla di “frontier models” e di tecnologia in generale. Il nome promette un’era nuova, ma i contenuti sono quelli dell’AI di oggi, con i controlli che, per quanto prevedano revisori e comitati “indipendenti”, restano affidati alle stesse aziende che sviluppano i modelli.
La proposta di definizione federale di Kratsios sarà il primo passo per capire se la parola “superintelligenza” resterà solo uno slogan o diventerà una categoria giuridica. Quanto all’accordo, resta da vedere se l’autoregolamentazione rimarrà tale o se un giorno diventerà legge.
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