La biblioteca virtuale che vive nel server protetto di Minecraft

Le stanze di The Uncensored Library sono dedicate ai giornalisti perseguitati nei Paesi in cui la libertà di stampa è minacciata

 

 

Problema: sei un giornalista in un paese soggiogato da un dittatore. Come far conoscere idee e fatti non conformi senza finire licenziato, imprigionato, ucciso? Soluzione: Gioca a Minecraft. Qualche serie tv – “Occupied”, ad esempio, parla della Russia che invade un Paese limitrofo per far fronte a una crisi energetica…. Ok, non è l’Ucraina e la Russia non ha il sostegno dell’UE come nella serie di Erik Skjoldbjærg, ma comunque merita di essere vista – ha già reso popolare un sotterfugio usato da chi cerca un modo di interagire lontano da occhi e orecchie indiscrete. Entrare in un videogame e chattare, o prendere accordi, tra avatar sembra un modo abbastanza sicuro.

È quello che devono aver pensato anche a Reporter Senza Frontiere quando si sono chiesti: come diamo voce ai giornalisti oppressi dai regimi nei loro Paesi di origine? È nato così un progetto che ha quella luminanza propria dei baci al mattino: The Uncensored Library. Una biblioteca virtuale che vive in un server protetto di Minecraft, che – ricordiamolo – è un mondo aperto e ospita circa 141 milioni di giocatori attivi al mese. Una biblioteca di oltre 12 milioni di blocchi, costruita da oltre 20 persone provenienti da 16 Paesi,  costituita di cinque stanze – ognuna dedicata a un giornalista perseguitato in uno dei cinque Paesi dove la libertà di espressione e di stampa è più minacciata – che raccolgono articoli e libri censurati o proibiti in patria. Leggibili da tutti o perlomeno da tanti.

 

 

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Il progetto è chiaramente focalizzato a creare consapevolezza e diffondere la cultura dei diritti tra i più giovani e in questo costituisce esso stesso un “mattoncino” del pantheon dei valori civili che la digitalizzazione sembra favorire. Come detto da Tobias Natterer, Senior Creative Concepter di DDB, intervistato da Idea sul “perché Minecraft?”: “Il fascino di Minecraft risiede nel suo essere un mondo aperto, che ti dà una sensazione di libertà illimitata e la capacità di creare cose inimmaginabili senza blocchi. Noi abbiamo usato il potenziale creativo di questo gioco per riportare articoli censurati in paesi oppressivi. In un certo senso, Minecraft è unico perché offre infinite possibilità creative in combinazione con una grande comunità. Concepire e costruire la biblioteca è stata sicuramente una sfida, ma Minecraft offre anche molti modi per personalizzare l’esperienza di gioco come i pacchetti di texture (disegni personalizzati per blocchi e oggetti)”.

Complessità e globalità sono due concetti che a volte fanno a gara nei quiz mentali, come l’uovo e la gallina, facendo perdere le tracce di quale sia la giusta consequenzialità: una cosa è complessa perché determinata da una pluralità di dimensioni (proprie della globalità o per effetto di questa) o una cosa a scala globale diviene complessa per il numero di interazioni che deve prendere in considerazione? E in questo caso, non è solamente complicata? In attesa di una risposta teorica, DDB, BlockWorks e Reporter Senza Frontiere ne hanno sperimentato, per fortuna, una pratica. Facendo leva sulla creatività e la collaborazione che sembrano le migliori armi per conservare l’umanità di questi tempi.

 

 

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Anche perché, senza azzardare una fenomenologia di Minecraft, ma andando di bolina con l’idea di design di Luciano Floridi, il gioco della decostruzione e ricostruzione o dello scollare e reincollare – il Ctrl+C e il Ctrl+V con cui ogni giorno organizziamo la realtà e i pensieri – sembrano essere la forma più idonea a rappresentare il movimento del pensiero contemporaneo e l’estetica, quando non proprio la natura, della nostra epistemologia. E quando una crisi epistemologica compare, compare la necessità di una rottura epistemologica, da cercare mediante l’apertura dei confini tra saperi, l’apertura all’altro e al confronto inter.

Le sandbox si stanno quindi configurando come un laboratorio di idee e, perché no, di valori che meriterebbero un’attenzione e uno sguardo politico e culturale per trarre nuova linfa, ma anche solo per orientarsi a capire cosa bolla nella pentola dell’umanità – perlomeno di quella che ha tempo e connessione sufficienti. Se i circoli politici sono vuoti, le chiese sono vuote, le biblioteche sono vuote, le culle e persino le scuole si svuotano, o ci si rassegna a riempire cimiteri e campi di padel o si cerca il luogo delle nuove aggregazioni – che non sono i social.

In questo senso The Uncensored Library si configura come un progetto “storico” che ci interroga due volte. La prima è una domanda semplice: cosa vogliamo che ci sia nel cuore delle donne e degli uomini di domani? Quali idee e quali valori vogliamo che sopravvivano a questo cambio di era e civiltà che stiamo percorrendo?

 

 

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L’altra domanda forse è più complicata. Nella vita che il digitale crea, tutti gli oggetti hanno un’aerodinamicità che fa andare il tempo veloce e fa brillare ogni cosa (e sì, a volte anche più di quanto meriti). Nella vita senza il digitale – che non è la vita fisica perché non esiste più di fatto questa differenza, ma è una vita impermeabile alle trasformazioni culturali digitali – il tempo scorre ancora lento come un piccolo mondo antico. Uno ci piace, l’altro lo scegliamo. Come dire: gli uomini preferiscono le bionde, ma sposano le brune. E allora la domanda è per ciascuno: cosa ho intenzione di fare per sintonizzare azione e sentimento? Retrò? Allora chiediamoci in quale sandbox accedo oggi?

Paolo Emilio Colombo

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