OLL IN

Governance delle tecnologie, sfide e possibili soluzioni

Insieme al Prof. Daniele Archibugi proviamo a comprendere le sfide principali per la governance delle tecnologie e come impostare il problema per ipotizzare soluzioni oltre la complessità

 

 

Nuovo episodio di Oll In, eccezionalmente condotto da Paolo Emilio Colombo e con ospite il Prof. Daniele Archibugi, dirigente del CNR presso l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (IRPPS), nonché Professore di Innovation, Governance and Public Policy al Birbeck College di Londra.

In apertura di puntata, abbiamo chiesto ad Archibugi, alla luce del combinato disposto tra calo demografico e ridotta vocazione dei giovani per le materie STEM, che rischiano di far perdere milioni di scienziati all’Europa spingendola verso un ruolo di subalternità, come fare ad affrontare il Problema – con la “p” maiuscola – di politica industriale ed economica odierno, che si colloca nell’intersezione tra formazione, Economia e tecnologia. Queste le parole del Professore.

“Una prima soluzione potrebbe essere fare più figli. Meglio: aiutare le famiglie a fare più figli, perché sembra ci sia una ‘cattiveria individuale’, invece no, spesso non ci sono le condizioni sociali. Ancora, far sì che i ragazzi nelle scuole siano ben formati anche nelle materie scientifiche e, quindi, attrezzati per le sfide del futuro. Poi, dove serve, ‘importare’ ragazzi da altre parti del mondo e non per fargli fare i lavavetri ai semafori, ma per impiegarli nello studio e nel lavoro in ambito scientifico.”

Venendo alla tecnologia del momento, Colombo osserva che, per circa 20 anni, l’AI è stata un tema comune, che ha unito, anziché dividere, Stati Uniti e Cina. Ora le cose sembrano essersi incrinate e su questo crinale scivolano sempre più velocemente. Negli ultimi due anni, il Presidente USA Joe Biden ha emanato una serie di leggi che, non solo bloccano l’esportazione di tutto ciò che può servire all’intelligenza artificiale, ma che addirittura bloccano l’esportazione verso la Cina di queste tecnologie a tutte quelle industrie che, pur non essendo americane, usano componentistica americana.

Con le parole di Archibugi, “il problema non è chiaramente l’AI, ma la rivalità tra USA e Cina che, quando si manifesta, lo fa nelle risorse strategiche. Una volta la risorsa strategica era il petrolio, adesso sono le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, l’organizzazione dei dati… Cosa si può fare? Credo ci sia uno spazio importante, anche se sicuramente non sarà facile, per ‘socializzare’ la Cina al sistema di valori occidentale, alla nostra comprensione dei diritti e del rispetto della riservatezza individuale”.

 

 

Leggi e ascolta anche: Dall’era del “post” all’era del “proto”. Verso nuovi paradigmi del sé e del reale

 

 

Lo scontro geopolitico sulle materie prime, che oggi sono le nuove tecnologie, da una parte vede gli americani tutelare le Big Tech perché sembrano essere le uniche a garantire la supremazia tecnologica, facendo questo, però, ne rafforzano il potere egemonico; dall’altro vede la Cina bloccare gli investimenti nei settori che al momento non ritiene strategici nonché il mercato interno alle imprese che non le sono gradite. In sostanza c’è un atteggiamento protezionistico da ambo i lati.

Che forma prenderanno le democrazie in cui il settore pubblico ha demandato questioni strategiche a pochi privati che tendono a operare in regime di monopolio?

“Bisogna guardare la realtà e la realtà è che queste grandi imprese, sia negli Stati Uniti sia in Cina, sono legate a filo doppio con il potere politico, così come in passato erano legate a filo doppio al potere politico le grandi imprese multinazionali nel campo delle materie prime, le compagnie petrolifere, anche in Europa. Tant’è vero che in Europa, in Italia e in tante altre parti del mondo, si è cercato di rompere l’oligopolio tra imprese americane creando delle imprese nazionali, come l’Eni o la Total, che non pretendevano di essere monopoliste, ma volevano essere presenti anche loro all’interno dell’oligopolio esistente. Oggi siamo in una situazione – lo dico da cittadino europeo – che è particolarmente grave, perché sia la Cina sia gli Stati Uniti hanno queste imprese tecnologiche e alla fine troveranno il modo di mettersi d’accordo, faranno degli accordi, ma in Europa che cosa abbiamo? Questo è il dramma. […] Gli Stati Uniti e la Cina hanno due forme di controllo: uno è il controllo esterno, le regolazioni, ma l’altro è interno. In molti casi hanno anche la possibilità di interagire direttamente con gli amministratori delegati per dire che cosa devono fare insieme. Da questo punto di vista credo veramente che l’Europa sia in grande e colpevole ritardo.”

In sintesi, lo sviluppo delle tecnologie ha plasmato l’Economia, ridisegnando la mappa del potere e ponendo nuovi problemi di governance, da cui la necessità di interrogarsi sulle nuove sfide per la governance delle tecnologie.

In questo contesto, su cosa può fare affidamento l’Europa? Sicuramente l’UE ha sviluppato una propria strategia attraverso il Digital Market Act, il Digital Service Act, le proposte di legge sull’AI e il Data Act, ma può bastare? Questi strumenti di regolamentazione, tra l’altro, si basano sulla protezione dei dati, quindi, in un certo senso sull’unico attore di questo ecosistema che può sembrare forse piccolo – ovvero ciascuno di noi, gli individui – ma che in realtà ha in mano la chiave d’accensione di tutta l’Economia digitale.

Abbiamo chiesto al Prof. Archibugi di aiutarci ad analizzare ratio e obiettivi della stragegia europea. Stiamo perdendo tempo rispetto a Cina e USA che hanno approcci più liberali e accumulano vantaggi competitivi ineguagliabili o quella europea è una strategia vincente? La protezione dei dati personali, in un’Economia della conoscenza in cui i dati sono oro e benzina, può rappresentare uno strumento valido per riequilibrare il peso degli attori in campo?

Per saperne di più non vi resta che ascoltare il nostro podcast!

S. C.

 


Sabrina Colandrea

Ospite

Daniele Archibugi

Laureato in Economia alla Sapienza Università di Roma, Daniele Archibugi ha conseguito il dottorato di Ricerca presso lo Science Policy Research Unit (SPRU) dell’Università del Sussex. Attualmente è tra i dirigenti del CNR presso l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (IRPPS), di cui è stato direttore dal 2018 al 2020. Archibugi si […]

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