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Editoria, Data Analysis e tech

Intervista a Virginia Stagni, la più giovane Business Development Manager del Financial Times

 

 

Il giornalismo sta vivendo negli ultimi anni una vera rivoluzione: il passaggio dalla carta stampata al web può dirsi perlopiù compiuto, ma le sfide per il settore non sono terminate. Oggi un giornale deve competere con podcast, video, app, influencer: strumenti e voci eterogenei, che forniscono sì informazioni, ma che non possono prescindere da una componente di intrattenimento.

In questa puntata di Digipedia evidenziamo l’impatto della digital transformation sul mondo dell’informazione, partendo dai risultati già raggiunti e provando ad anticipare le possibili evoluzioni legate all’introduzione delle nuove tecnologie. In questa disamina ci siamo fatti aiutare da Virginia Stagni, Business Development Manager del Financial Times, principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, nonché una tra le testate più antiche del mondo.

 

 

Ascolta anche: I nuovi trend del giornalismo secondo Anna Masera, public editor de La Stampa

 

 

Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione presso l’Università Bocconi e con un master in Media and Communications conseguito presso la London School of Economics, Virginia Stagni, classe 1993, è la più giovane Business Development Manager in oltre 130 anni di storia del Financial Times. La sua funzione somiglia a quella di un “imprenditore in house”, diffusa in ambienti tecnologici, ma non ancora nel mondo dell’editoria.

Tra i progetti che ha creato e diretto c’è il “Financial Times Talent Challenge”, che attrae centinaia di giovani talenti da tutto il mondo, con curricula universitari e professionali molto diversi tra loro, e che oggi è diventato core business per il giornale.

Nel corso dell’ultima edizione del “Wired Next Fest”, Mario Calabresi, ex direttore di due dei principali quotidiani italiani – la Repubblica e La Stampa, ha dichiarato: “Bisogna avere ben chiaro che oggi il giornalismo non è solo carta. Può essere mille altre cose, può essere una graphic novel, un video, perfino un festival” e come esempi di nuovo giornalismo ha citato la recensione di Game of Thrones firmata da Michele Rech a.k.a. ZeroCalcare e un recente intervento della youtuber Camihawke.

 

 

Ascolta anche: Come trasformare le idee in business – Intervista a Giacomo Lucarini, digital content creator

 

 

A “insidiare” il mondo dell’informazione ci sono naturalmente anche tecnologie disruptive come l’intelligenza artificiale, che di recente è entrata nelle redazioni, vista la rapidità nell’elaborazione dei dati che rappresenta un’enorme risorsa per la costruzione di notizie sempre aggiornate.

Tante domande sorgono spontanee: l’AI soppianterà la figura professionale del giornalista? Il giornalismo sopravviverà a tutte le insidie che abbiamo elencato? Virginia Stagni ci fornisce il suo punto di vista, facendo riferimento anche ad alcune delle iniziative che rientrano nella sua strategia per avvicinare il pubblico più giovane al Financial Times, come il primo TikTok del Financial Times, con un format dedicato al dietro le quinte della newsroom, e senza dimenticare la nostalgia degli strumenti analogici. Prima del lavoro attuale, infatti, Stagni ha fondato la startup Logos, che rende il tempo off da telefoni e tecnologia negli spazi pubblici moneta di scambio virtuale.

Sabrina Colandrea

 

 

Ospite

Virginia Stagni

Virginia Stagni è Business Development Manager per il Financial Times. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione presso l’Università Bocconi, ha poi conseguito il master in Media and Communications presso la London School of Economics. Classe 1993, è la più giovane Business Development Manager in oltre 130 anni di storia del Financial Times. La sua funzione somiglia a quella di un imprenditore in house, diffusa in ambienti tecnologici, ma non ancora nel mondo dell’editoria. “Financial Times Talent Challenge” è il progetto che ha creato nel 2018 e poi diretto, oggi diventato core business per il giornale, che attrae centinaia di giovani talenti da tutto il mondo con curricula universitari e professionali molto diversi, che vanno dalla psicologia alla programmazione incentrata sull’intelligenza artificiale. A 19 anni aveva fondato il web magazine Revolart e più di recente la startup Logos, che rende il "tempo off" da telefoni e tecnologia negli spazi pubblici moneta di scambio virtuale. Anche l’esperienza dei racconti itineranti di Bolognadasballo, nata in seno a Master Key, l’azienda di comunicazione della sua famiglia, è una sintesi tra modernità e nostalgia degli strumenti analogici.

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