Accesso alle AI più potenti sotto controllo governativo: la stretta di Trump su OpenAI e Anthropic

Due modelli sospesi, un settore in allarme. Come i controlli all’export stanno ridisegnando l’accesso globale all’intelligenza artificiale

 

 

Da qualche settimana negli USA è in corso un braccio di ferro che riguarda direttamente il futuro dell’intelligenza artificiale: il governo Trump ha imposto controlli sull’esportazione dei modelli di AI più potenti, arrivando a bloccarne l’accesso a chiunque non sia cittadino statunitense – inclusi, in alcuni casi, i dipendenti stranieri delle stesse aziende che li hanno costruiti. Vediamo cosa è successo, perché, e quali reazioni ha scatenato.

Il 9 giugno scorso Anthropic ha lanciato due nuovi modelli di punta, Claude Fable 5 e Claude Mythos 5. Pochi giorni dopo, il 12 giugno, il Dipartimento del Commercio USA ha inviato all’azienda un ordine di controllo all’esportazione che imponeva la sospensione immediata dell’accesso a entrambi i modelli per qualsiasi cittadino non statunitense, sia che si trovasse fuori dagli Stati Uniti sia che vi risiedesse, comprendendo di fatto dipendenti stranieri della stessa Anthropic. Per rispettare l’ordine, l’azienda ha dovuto disattivare i due modelli per tutti i clienti, non solo per quelli stranieri.

Il 30 giugno il governo ha parzialmente revocato il blocco, autorizzando un elenco ristretto di aziende americane (compreso il personale straniero) a usare uno dei due modelli. Anthropic ha ripristinato l’accesso il 1° luglio. Anche OpenAI, pur non avendo subito un ordine formale come Anthropic, ha accettato – secondo quanto riportato da NPR – di far vagliare dal governo l’elenco delle aziende che possono accedere al suo modello più recente.

Il Dipartimento del Commercio ha motivato la misura con ragioni di sicurezza nazionale, senza fornire dettagli pubblici approfonditi. Secondo diverse fonti giornalistiche, tra cui Axios, l’ordine sarebbe scattato dopo la segnalazione – arrivata da un concorrente e rilanciata da David Sacks, consigliere della Casa Bianca in materia di AI – di un possibile modo per aggirare le protezioni di sicurezza (“jailbreak”) di Fable 5, che avrebbe permesso di usarlo per scovare vulnerabilità informatiche sfruttabili anche a fini offensivi.

Anthropic ha respinto la ricostruzione come sproporzionata, sostenendo che le prove fornite dal governo riguardavano una capacità già disponibile in altri modelli concorrenti, incluso GPT-5.5 di OpenAI, e utilizzata quotidianamente dagli esperti di sicurezza informatica per scopi difensivi.

 

 

Leggi anche: Emma, l’AI italiana è già offline. Cinque giorni di meme e poi la chiusura

 

 

Sul piano legale, il meccanismo usato è quello della cosiddetta “Deemed Export”: secondo le norme statunitensi sul controllo delle esportazioni, mostrare una tecnologia sensibile a un cittadino straniero anche se si trova fisicamente negli Stati Uniti equivale, giuridicamente, a esportarla all’estero. È per questo che la misura ha finito per escludere anche i dipendenti stranieri di Anthropic dall’uso dei modelli che loro stessi avevano contribuito a sviluppare.

Questo episodio si inserisce in una relazione già tesa tra Anthropic e l’amministrazione Trump. L’azienda è finita in una sorta di lista nera del Pentagono dopo essersi rifiutata di autorizzare l’uso dei propri modelli per sorveglianza interna o per sistemi d’arma letali autonomi, e ha fatto causa al governo dopo che Trump aveva ordinato alle agenzie federali di interrompere l’uso dei suoi prodotti (un giudice federale ha poi sospeso temporaneamente entrambe le misure). Il caso dei controlli all’export segna, quindi, un’ulteriore escalation.

La misura ha sorpreso molti osservatori, anche tra chi normalmente sostiene un approccio rigoroso ai controlli sull’export tecnologico. In particolare, le critiche si sono concentrate sui tre punti che seguono.

  • La portata indiscriminata: a differenza dei tradizionali controlli all’export, pensati per Paesi o attori specifici considerati a rischio (come la Cina), questa misura ha escluso tutti i cittadini stranieri, di qualunque nazionalità, compresi quelli di Paesi alleati storici degli USA.
  • L’effetto sui dipendenti: gran parte del personale tecnico delle aziende AI statunitensi, Anthropic inclusa, è composto da cittadini stranieri. Bloccare loro l’accesso a strumenti che hanno contribuito a costruire è stato definito “paradossale”.
  • La mancanza di preavviso e di dettagli pubblici: la decisione è arrivata pochi giorni dopo il lancio dei modelli, senza consultazione preventiva, basandosi su prove che secondo Anthropic non sono mai state condivise in modo completo.

Diversi esperti di policy tecnologica hanno osservato che una misura di questo tipo rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: rendere più attraente, per i talenti stranieri che oggi lavorano nei laboratori AI americani, il rientro in Paesi concorrenti – Cina in primis – invece di rafforzare la sicurezza nazionale statunitense.

 

 

Leggi e ascolta anche: MemPalace, il progetto di Milla Jovovich e Ben Sigman per risolvere le amnesie dell’AI 

 

 

Alla luce di tutto questo, è corretto parlare di “razzismo tecnologico” da parte dell’amministrazione Trump?

È una definizione che sta circolando, ma vale la pena essere precisi: la misura non distingue in base a etnia o provenienza specifica, bensì in base alla cittadinanza, secondo la logica (discutibile, e infatti molto discussa) tipica del diritto sull’Export Control, che normalmente serve a impedire che tecnologie sensibili finiscano in mani di governi o attori ostili.

Il problema sollevato dai critici non è, quindi, “il razzismo”, ma il fatto che uno strumento pensato per essere selettivo sia stato applicato in modo totale e indifferenziato, colpendo alleati e semplici lavoratori del settore insieme a eventuali soggetti realmente pericolosi per la sicurezza nazionale.

 

Cosa cambia per chi usa questi strumenti

Il quadro attuale è più sfumato di un semplice “tutto tornato come prima”. Fable 5 è stato effettivamente ripristinato a livello globale dal 1° luglio su Claude.ai, Claude Code, Claude Cowork e sulla Claude Platform, ma per chi ha un abbonamento (Pro, Max, Team e alcuni piani Enterprise) il rilascio procede “a stadi”: il modello resta incluso nei limiti di utilizzo settimanali solo fino al 7 luglio, dopo di che passerà a un sistema di crediti a consumo, in attesa che Anthropic recuperi capacità di calcolo sufficiente per reintegrarlo stabilmente negli abbonamenti standard.

Mythos 5, invece, non è tornato disponibile per tutti: dal 26 giugno l’accesso è stato riaperto solo a un sottoinsieme di organizzazioni statunitensi vagliate dal governo, nell’ambito del programma Project Glasswing dedicato alla cybersecurity, e Anthropic sta ancora negoziando con Washington l’estensione ad altri partner, inclusi quelli internazionali che vi accedevano prima del blocco.

 

 

Leggi anche Quando la realtà diventa un optional: l’AI nella Comunicazione istituzionale

 

 

Nel frattempo, il ritorno di Fable 5 non è stato indolore: diversi utenti segnalano un modello percepito come più cauto rispetto a prima, con richieste anche legittime che vengono a volte deviate verso il modello meno potente Opus 4.8. Anthropic attribuisce il fenomeno a un nuovo classificatore di sicurezza, introdotto dopo che un report di ricercatori Amazon aveva mostrato come aggirare le protezioni originarie di Fable 5, e sostenuto – secondo il Center for AI Standards and Innovation del Dipartimento del Commercio, che lo ha testato – da guardrail definiti “straordinariamente solidi”.

In ogni caso, il precedente aperto da questa vicenda potrebbe estendersi in futuro ad altri modelli e aziende, man mano che l’intelligenza artificiale più avanzata diventa un tassello sempre più centrale nelle valutazioni di sicurezza nazionale dei governi.

La situazione resta in evoluzione. Per aggiornamenti ufficiali, vi consigliamo di seguire gli aggiornamenti pubblicati sui siti di Anthropic e OpenAI.

 

Fonti:

S. C.

Potrebbero interessarti

PODCAST

Cultura e Società

Smart Health: la tecnologia al servizio delle persone

Ospite: Serena Candigliota

ROME SMART HUB
con Sabrina Colandrea

PODCAST

Big Data

Quando i satelliti vegliano su Roma: l’Earth Intelligence di Titan4

Ospite: Camille Lapaire

ROME SMART HUB
con T. Sharon Vani

PODCAST

Cultura e Società

Women&Tech ETS: 20 anni di donne che costruiscono il futuro tecnologico

Ospite: Mary Franzese, Laura Liguori

SPECIALE RADIO ACTIVA+
con Sabrina Colandrea

PODCAST

Cultura e Società

Bambini e smartphone “soli dentro lo schermo”

Ospite: Guido Scorza

A LITTLE PRIVACY, PLEASE!
con Sergio Aracu

PODCAST

Cultura e Società

Smart Tourism e over-tourism a Roma: la risposta di Hili

Ospite: Pietro Gabbuti

ROME SMART HUB
con Sabrina Colandrea

PODCAST

cybersecurity e leadership femminile
Cybersecurity

Parliamo di cybersecurity e leadership femminile

Ospite: Veronica Leonardi

WOW - WOMEN ON WEB
con Federica Meta, Francesca Pucci