Dalle midterm americane al voto italiano del 2027: deepfake, obblighi europei e vuoti normativi
Che l’intelligenza artificiale potesse essere un prezioso aiuto nel mondo del lavoro era già noto: basti pensare alla trascrizione di una riunione, alla sintesi o al confronto di documenti, alla preparazione di bozze o all’organizzazione di un dataset.
Ora, però, l’AI entra a gamba tesa anche in politica. Sono, infatti, in vista le elezioni di metà mandato americane, le cosiddette “midterm”, e la prossima campagna elettorale sarà la prima caratterizzata dalla presenza ingombrante dell’intelligenza artificiale.
Le midterm sono decisive per l’attuale amministrazione Trump. Nel 2024 a fare la differenza era stato lo strumento del podcast, che aveva garantito ai repubblicani un vantaggio strategico.
AI Act: obblighi di trasparenza
In Europa, dal 2 agosto 2026 qualcosa è cambiato: si applicano, infatti, gli obblighi di trasparenza contenuti nell’articolo 50 dell’AI Act.
Tra le regole rilevanti per la Comunicazione ci sono l’informazione quando una persona interagisce con determinati sistemi di AI e la trasparenza per i contenuti artificialmente generati o manipolati in specifiche circostanze.
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Per le immagini, gli audio o i video che costituiscono deepfake, chi utilizza il sistema deve rendere noto che il contenuto è stato generato o manipolato artificialmente. Per i testi generati o manipolati con l’AI e pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico, l’articolo 50 prevede un obbligo di disclosure, con un’eccezione quando il contenuto è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e una persona, fisica o giuridica, se ne assume la responsabilità editoriale.
La Commissione indica per le violazioni pertinenti sanzioni che possono arrivare fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo precedente, con criteri di proporzionalità applicabili.
In Italia le leggi bastano?
Le immagini e soprattutto i video che arrivano dalla campagna elettorale americana sono chiari e inequivocabili: l’AI è la protagonista.
Anche la politica italiana sta usando sempre più l’intelligenza artificiale in campagna elettorale, ma, contemporaneamente, si chiede come sia possibile limitarla. Il 23 gennaio 2025 è stata presentata la proposta di legge n. 2212-A, a prima firma dell’On. Anna Ascani insieme ad altri deputati del Partito Democratico, che prevede la rimozione immediata dei deepfake.
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Quella proposta è stata, però, respinta dalla Camera l’11 marzo 2026. Più di recente è nata l’iniziativa di Forza Italia: un ordine del giorno a firma del capogruppo Enrico Costa. Non una norma, ma un atto di indirizzo non vincolante, come riferisce L’Espresso, che proponeva di puntare su forme di autoregolamentazione o co-regolamentazione per contenere la diffusione di video e immagini realizzati con l’AI che potrebbero confondere l’elettorato.
Non è tutto. Già a luglio la Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein aveva invitato tutti i partiti a limitare l’uso dell’intelligenza artificiale “per attribuire agli avversari parole o fatti inventati”, proposta accolta poco dopo anche dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
A poco più di un anno dall’approvazione della legge nazionale sull’intelligenza artificiale, sembra, dunque, che non basti. E con le elezioni politiche del 2027 all’orizzonte, il tema è destinato a pesare ancora di più anche nel dibattito politico italiano.
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