Dagli USA svolta storica sull’energia nucleare

Il DOE National Laboratory fa la storia ottenendo l’accensione per fusione, ma cosa dobbiamo davvero aspettarci?

 

 

La svolta ha un luogo e una data: Washington, 5 dicembre 2022. Per la prima volta nella storia, infatti, i ricercatori producono più energia dalla fusione nucleare di quanta ne sia stata utilizzata per alimentarla, promettendo ulteriori scoperte nella gestione dell’energia pulita e delle armi nucleari. Di seguito le parole della segretaria dell’U.S. Department of Energy, Jennifer Granholm.

I ricercatori di Livermore e di tutto il mondo lavorano su questo momento da oltre 60 anni. Allora, qual è questo risultato? In primo luogo, rafforza la nostra sicurezza nazionale perché apre un nuovo campo per mantenere un deterrente nucleare sicuro, protetto ed efficace. Deterrente in un’epoca in cui non abbiamo test nucleari. L’accensione ci permette di replicare per la prima volta certe condizioni che si trovano solo nelle stelle e nel sole. E la seconda cosa che fa, ovviamente, è che questa pietra miliare ci avvicina di un passo significativo alla possibilità di zero emissioni di carboni.”

Tante dichiarazioni in poche frasi, andiamo per ordine.

 

 

Ascolta il nostro podcast: Il nucleare che non ti aspetti

 

 

Perché la fusione può essere un passo importante per fermare il cambiamento climatico? Non esistono forse già le centrali nucleari?

Iniziamo dicendo che la fusione utilizza il calore estremo per combinare due atomi e produrre enormi quantità di energia come sottoprodotto. Questo è il motore che alimenta il sole e le stelle, nonché armi termonucleari avanzate. In più, a differenza delle centrali nucleari esistenti, che sfruttano il calore di una reazione a catena di scissione degli atomi in un processo chiamato fissione, i reattori a fusione non generano un gruppo vasto e vario di scorie radioattive né presentano rischio di incidenti legati a una perdita di controllo della reazione. Sintetizzando con uno slogan: zero inquinamento e zero pericolo. Quasi un’utopia.

Dagli anni ’50, i sostenitori della tecnologia hanno affermato che un giorno la fusione potrebbe produrre energia a basso costo ed essenzialmente illimitata. Quel giorno è ora? Stiamo vivendo il futuro?

 

 

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Non corriamo troppo. Bisogna sempre tenere presente che lo scarto tra scoperta scientifica e cambiamento effettivo del mercato è molto ampio. Servono investimenti, dei piani di transizione attivi e la volontà di agire in fretta in un mondo del lavoro che in una decina di anni vedrà stravolto ogni suo paradigma. Riflettiamo sul numero di persone occupate in campi energetici obsoleti e ad alto tasso di inquinamento. Che fine faranno? Tutti avranno la possibilità di scegliere l’opzione della riqualificazione? Sovente, quando i media discorrono sulla transizione energetica e annunciano sostenibilità, si dimenticano di citare un certo tipo di sostenibilità. Quella sociale, o meglio ancora: quella umana. Immaginiamo per un secondo questa enorme massa di ex dipendenti della vecchia economia combattere nella giungla delle riqualificazioni e della formazione 4.o. I governi di tutto il mondo non possono davvero pensare di abbandonare una parte della società.

Quindi, non è forse meglio dare forte credito alla svolta storica, ma aspettare prima di gridare al miracolo? Infatti, dimostrare che un reattore a fusione è anche un obiettivo pratico e gestibile è alquanto difficile. Ciò lascia ancora aperte enormi sfide tecnologiche e normative.

Noi di Radio Activa Plus saremo qui per documentare il processo.

 

 

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Francesca Ponchielli

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