Tre giorni di Wave by Vento tra Berners-Lee, Ive e il messaggio di Amodei all’Italia. Poi il software scritto dagli agenti AI e la sfida di Storonsky: dall’Europa può nascere un colosso tecnologico globale?
Si è chiusa venerdì 9 ottobre la prima edizione di Wave by Vento, nuovo nome dell’Italian Tech Week, con numeri da record. Il bilancio ufficiale parla di 10mila partecipanti da 117 Paesi e oltre 3.200 tra aziende e organizzazioni accreditate. Il programma ha contato 142 sessioni su quattro palchi, più di 200 speaker e oltre 150 appuntamenti sparsi per la città.
Il padrone di casa è Vento, il fondo di Venture Capital nato nel 2016 e organizzatore della conferenza. Aprendo i lavori mercoledì 7 ottobre, John Elkann ne ha tracciato il bilancio dopo 10 anni di attività: oltre 200 startup, 3mila posti di lavoro creati e un valore di 3 miliardi di euro. E ha posto un nuovo obiettivo: aggiungere altre mille aziende entro il prossimo decennio.
Per la CEO di Vento, Diyala D’Aveni, la rassegna “è nata come una scommessa sull’Italia ed è diventata una scommessa sull’Europa”.
La responsabilità dell’AI
In Sala Fucine, nella mattinata di mercoledì, è stato affrontato il tema della responsabilità dell’intelligenza artificiale. A parlarne i due fondatori della Web Foundation: Tim Berners-Lee e sua moglie, Rosemary Leith.
La proposta più discussa è stata quella di Leith: dare una targa agli agenti AI, come per le auto, così che dopo un danno si possa risalire a chi ne risponde. Berners-Lee, invece, ha insistito su un altro punto: gli assistenti digitali dovrebbero lavorare per chi li usa e non per le aziende che li producono, come fanno oggi Siri e Alexa. La soluzione che ha proposto è quella cui sta lavorando da tempo: Solid, un protocollo che mette i dati personali in un archivio controllato dall’utente e leggibile da qualunque software.
Entrambi hanno espresso preoccupazione per il modello economico del web: se le risposte dell’AI nascondono il percorso verso le fonti, vengono meno i clic e la pubblicità che finora hanno sostenuto editori e autori.
Inoltre, Leith ha ricordato che quasi il 60% delle persone usa già modelli Open Source, in gran parte cinesi e molto economici, e che per questo servono standard che escludano accessi nascosti. Infine, Berners-Lee ha chiuso con un invito ai programmatori: è necessario continuare a imparare a programmare anche se l’AI è ormai in grado di scrivere codice.
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Il messaggio di Dario Amodei all’Italia
Tra i nomi annunciati da tempo c’era quello del CEO di Anthropic, Dario Amodei, indicato come protagonista di una conversazione con Elkann. Amodei, però, non è intervenuto direttamente a Torino, ma ci ha tenuto a partecipare a Wave by Vento inviando un breve messaggio da remoto.
A suo dire siamo a non più di uno o due anni da quello che ama chiamare “un Paese di geni in un Data Center”, ovvero dall’idea di una vasta popolazione di sistemi di AI, ciascuno con capacità paragonabili a quelle dei migliori scienziati, che lavora in parallelo dentro un centro di calcolo.
Amodei ha attribuito all’Europa e all’Italia un ruolo di primo piano nella nascita dell’intelligenza artificiale di frontiera, tra idee, Ricerca, imprese e capitali, e si è detto orgoglioso dell’ufficio di Anthropic aperto a Milano la scorsa primavera.
Infine, ha citato la scoperta, guidata da Claude, di un sistema enzimatico che potrebbe rivelarsi un nuovo meccanismo di editing genetico, precisando, però, che il risultato è preliminare. I benefici non arriveranno da soli e richiederanno persone che costruiscano l’AI in modo sicuro, ha aggiunto in chiusura.
Luce, la prima Ferrari elettrica sfida il dominio degli schermi
Uno degli appuntamenti più attesi della prima giornata è stato il dialogo tra Jony Ive, ex capo del design di Apple e oggi alla guida dello studio LoveFrom, ed Elkann, a partire da Ferrari Luce, la prima Ferrari completamente elettrica, presentata a maggio e disegnata proprio da Ive.
L’auto ha diviso: sui social non sono mancate critiche e ironie per lo stile non convenzionale e alcuni investitori hanno dubitato della scelta di puntare sull’elettrico. Elkann ha spiegato di non aver previsto una reazione simile, che, però, ha reso più salda la sua convinzione. A suo avviso le fotografie non restituiscono la fisicità della macchina: “chi la vede dal vivo resta sorpreso”, ha chiosato.
Ive ha anche motivato una delle scelte ritenute più controcorrente del progetto: nella Ferrari Luce non c’è il touchscreen, sostituito da comandi fisici e da un feedback al tatto, perché affidare tutto a uno schermo, a suo dire, allontana il guidatore dall’oggetto.
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Quando gli agenti AI progettano e correggono il software
Giovedì 8 ottobre, sul palco Fucine, Michele Catasta, Presidente e responsabile AI di Replit, intervistato da Charlotte Jee di MIT Technology Review, ha parlato di sviluppo software con gli agenti nel panel “When Anyone Can Build – The Agentic Software Revolution”.
Il punto di partenza del discorso è che oggi un’app può nascere da una descrizione a parole e chi non sa programmare può comunque prototipare un servizio o uno strumento su misura.
Gli agenti, a differenza dei vecchi assistenti, lavorano su un obiettivo intero e correggono da soli gli errori. Per gli sviluppatori il valore si sposta su architettura, sicurezza e affidabilità. Resta aperta la questione della responsabilità, soprattutto quando il software tocca dati personali, denaro o macchine reali.
Il sogno di un gigante tech europeo parte dall’indipendenza tecnologica
Su come l’Europa possa giocarsi la partita dell’intelligenza artificiale, il parere più netto è arrivato dalla Cina. Joe Tsai, Presidente e co-fondatore di Alibaba, intervenuto mercoledì, ha sostenuto che la strada per l’indipendenza tecnologica del continente passa dai modelli Open Source.
Il talento – ha detto – non manca: gli europei sono tra il 20 e il 30% del personale di alcuni laboratori americani di frontiera. Quello che manca è la potenza di calcolo, e per questo servono Data Center europei dove le aziende possano far girare i modelli aperti e addestrarli con i propri dati industriali, senza consegnarli a fornitori esterni. Nessun Paese – ha aggiunto Tsai – vorrebbe affidarsi completamente alla tecnologia di un altro.
L’ultima giornata ha fatto da sintesi delle precedenti.
Nik Storonsky, fondatore di Revolut e ospite d’onore, intervistato da Elkann ha parlato del “sogno europeo”: costruire dal Vecchio Continente un’azienda tecnologica globale paragonabile a Meta, Google o OpenAI. Il quadro l’hanno fornito i dati Dealroom, secondo cui le aziende europee sostenute dal Venture Capital valgono 4.400 miliardi di dollari, con investimenti a 89 miliardi l’anno e 56 società oltre i 10 miliardi di valutazione. In Italia il ritmo annuo è di 1,8 miliardi di dollari.
Dopo la festa di chiusura di venerdì sera, affidata a Octavio Octavio, Pangaea e Impérieux, si guarda già all’appuntamento con la prossima edizione di Wave by Vento, fissata per il 6-8 ottobre 2027, ancora una volta in quel di Torino, come si legge sul sito ufficiale.
Fonti:
la Repubblica, 7 ottobre, di Vittorio Emanuele Orlando;
la Repubblica, 7 ottobre, di Dario D’Elia;
ANSA;






