Google e Meta ritenute responsabili della dipendenza dai social

Google, Meta e la dipendenza dai social: due sentenze, emesse a poche ore di distanza, sono destinate a cambiare radicalmente il dibattito sulle piattaforme online

 

Una giuria di Los Angeles ha pronunciato un verdetto che potrebbe ridefinire il rapporto tra Big Tech e salute mentale: Google e Meta sono state ritenute civilmente responsabili per aver contribuito a creare dipendenza dai social.

L’accusa nasce dalla denuncia di una ventenne californiana, Kaley G.M., che in tribunale ha raccontato di aver iniziato a utilizzare i social fin dall’età di sei anni e di aver sviluppato, nel tempo, depressione e pensieri suicidi a partire dall’infanzia.

La sentenza punta il dito al cuore dei meccanismi su cui si fondano queste piattaforme: non solo gli algoritmi, ma anche il design stesso delle applicazioni, studiato per massimizzare il coinvolgimento. Tra le funzionalità sotto accusa figurano lo scorrimento infinito, che elimina ogni punto di arresto naturale; l’autoplay dei video, progettato per trattenerci il più a lungo possibile; gli algoritmi di raccomandazione, che selezionano contenuti su misura per aumentare il tempo di permanenza; e le notifiche, pensate per richiamare costantemente l’utente all’app.

Un’accusa durissima, che riporta al centro del dibattito pubblico il rapporto tra piattaforme digitali e tutela della salute mentale, soprattutto dei minori.

 

Ascolta anche Age Verification: indispensabile avere regole condivise 

 

 

La decisione si affianca a quella presa poche ore prima da un’altra giuria, in New Mexico, che ha ritenuto Meta responsabile non solo di non aver adeguatamente protetto i minori, ma anche di aver ingannato i consumatori sulla sicurezza delle proprie piattaforme. Una pronuncia che condanna il colosso guidato da Mark Zuckerberg al pagamento di 375 milioni di dollari di risarcimento.

Tutto questo si lega al destino, ma soprattutto all’educazione dei più giovani che, sempre più spesso, non riescono a distinguere il mondo reale da quello social.

Il tema della responsabilità delle piattaforme digitali si inserisce in un contesto più ampio di crescente disagio tra i più giovani.

Lo dimostrano anche episodi di cronaca recenti, come quello del tredicenne che ha accoltellato alla gola una professoressa in una scuola in provincia di Bergamo, con i genitori del ragazzo che offrono una chiave di lettura molto cruda della vicenda. Pur non nascondendo un forte disagio psicologico legato al rapporto con la docente, infatti, sostengono che il figlio possa essere stato influenzato anche dai social, riportando così al centro dell’attenzione pubblica la fragilità emotiva di una parte della popolazione giovanile.

Una generazione che si informa sempre di più attraverso i social, secondo l’analisi del Reuters Institute “How young people get their news“, una fotografia del rapporto tra i più giovani e il mondo dell’informazione. Negli ultimi 10 anni, la generazione di nativi social si è “allontanata da tv, stampa e siti di informazione per diventare Social First”.

L’analisi, condotta in nove Paesi tra cui l’Italia ha evidenziato come i giovani tra i 18 e i 24 anni utilizzino quattro piattaforme social per leggere le notizie: Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). Il rapporto del Reuters Institute evidenzia ancora una volta l’ascesa dei social e come questa rappresenti una rivoluzione nel modo in cui i giovani si relazionano con il mondo e, di conseguenza, con sé stessi. Un fenomeno complesso e in cui gioca un ruolo cruciale l’educazione impartita dai genitori e dai professionisti chiamati a promuovere un uso consapevole e responsabile dei social. Diventa, quindi, essenziale prevedere regole più stringenti che limitino l’accesso e l’uso dei social da parte dei più piccoli.

Perché il punto non è demonizzare la tecnologia, ma imparare a governarla e, soprattutto, non lasciare che siano gli algoritmi a educare una generazione.

 

Ascolta anche Il diritto all’interazione umana: quando l’AI erode le relazioni e il Diritto non sta al passo

A cura di

In questo articolo:

Potrebbero interessarti

PODCAST

Health

Il dato è del paziente: la scommessa di SPM Medica sulla Sanità digitale

Ospite: Domenico Parisi

ROME SMART HUB
con T. Sharon Vani

PODCAST

Health

Graduation Day – DARE: sei team di Ricerca pronti a diventare impresa nel settore health

IN CIRCOLO
con T. Sharon Vani

PODCAST

Ai predittiva Antonio Sciuto di Elai
Intelligenza artificiale

Da Catania alla Silicon Valley (e ritorno): la scommessa di Elai sull’AI predittiva in Italia

Ospite: Antonio Sciuto

SMASH
con T. Sharon Vani

PODCAST

Cultura e Società

Il Graduation Day del progetto DARE racconta il futuro della prevenzione

IN CIRCOLO
con Federica Armeli

PODCAST

Cultura e Società

Sedicenni e professionisti nella stessa aula: quando l’AI entra in classe, chi impara di più?

SPECIALE RADIO ACTIVA+
con T. Sharon Vani

PODCAST

Cultura e Società

Smart Health: la tecnologia al servizio delle persone

Ospite: Serena Candigliota

ROME SMART HUB
con Sabrina Colandrea