Media Engineering, la PMI che unisce intelligenza artificiale e ologrammi

Grazie alla sua doppia anima, ingegneristica e creativa, l’impresa romana ha raggiunto un fatturato di 2 milioni di euro e 15 dipendenti all’attivo. Ecco l’intervista al Founder & CEO di Media Engineering, Antonio Franzese

 

 

Secondo un sondaggio di YouGov sulle tecnologie 4.0 in 10 Paesi europei, il 63% delle imprese italiane sta utilizzando almeno una delle tecnologie 4.0 attualmente disponibili, mentre il restante 37% è ancora in fase di valutazione. Le prospettive per il comparto, che già oggi vale più di 5 miliardi di euro, sono sempre più sfidanti. In questo contesto in crescente fermento si muove Media Engineering, l’azienda italiana nata per iniziativa degli Ing. Antonio e Gianluca Franzese, che ha da poco festeggiato i 20 anni di attività. Una realtà che coltiva a 360° ogni aspetto dell’Innovazione: realtà virtuale, realtà aumentata, gamification, ologrammi 3D e tanto altro.

Il nostro speaker Marco Borgherese ha intercettato ai microfoni di Radio Activa Plus proprio uno dei due Founder, nonché CEO dell’azienda: Antonio Franzese.

 

 

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Il mercato della’AI

Secondo Anitec-Assinform il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2022 un volume di 422 milioni di euro (+21,9%) e si prevede raggiungerà i 700 milioni nel 2025. Emerge, però, analizzando i dati forniti dall’Istat, un importante divario nell’adozione dell’AI per dimensioni di impresa: tra le grandi aziende, sei su 10 hanno avviato almeno un progetto di AI, mentre nel mondo delle PMI solo il 6% la impiega. Abbiamo chiesto al nostro ospite di commentare questi dati.

“L’ambito è davvero ampio. Il mercato potenziale è enorme. Noi stessi siamo una PMI e non possiamo confrontarci con i big del mercato. Ormai da più di vent’anni seguiamo lo sviluppo tecnologico per andare incontro ai nostri clienti. Spesso non si capisce il vero beneficio che la tecnologia può portare, ma noi abbiamo cercato di fare uno sforzo in più: abbiamo cercato di spiegare come la tecnologia può velocizzare o migliorare alcuni processi di un’azienda. Il nostro impegno è stato cercare sempre soluzioni innovative che potessero aiutare nel quotidiano. Ci siamo sempre chiesti: qual è il valore aggiunto del digitale rispetto alla carta? Spesso le persone si vedono staccate da queste tecnologie, respinte dalla complessità, dal costo. Si crea una barriera. Per superarla, noi adottiamo soluzioni semplici in tempi stretti. Ci siamo quindi spostati su tecniche realistiche: infatti, non per forza si deve usare sempre un visore. A volte possiamo usare lo smartphone, ok, forse non sono immerso totalmente, ma supero il divario tecnologico. In questo modo posso fare qualcosa di ibrido: devo dotare tutti i miei dipendenti di visori? No, posso usare lo smartphone.”

 

 

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Media Engineering verso un e-learning sempre più 4.0

Media Engineering ha sviluppato soluzioni innovative nel settore dell’e-learning, integrando al suo interno tecnologie come la realtà virtuale e quella aumentata. Un percorso che ha portato l’impresa romana a essere protagonista di Learning Technologies, la principale fiera al mondo dedicata all’apprendimento a distanza in ambito lavorativo, che si è svolta a Londra il 3 e 4 maggio 2023. Per l’occasione, Media Engineering ha accolto i visitatori con “Titan The Robot” – robot già esibitosi in una performance durante Britain’s Got Talent – e uno stand interamente olografico. A raccontare le soluzioni innovative dell’impresa italiana, infatti, è stato un avatar, affiancato da altre singole unità olografiche posizionate nella parte alta dello spazio espositivo, per mostrare a tutti le potenzialità delle tecnologie per e-learning di Media Engineering.

Queste le parole di Antonio Franzese ai nostri microfoni.

“Il Covid-19 ha sdoganato l’uso di queste tecnologie e il tema dell’apprendimento a distanza. Noi siamo andati oltre: infatti, non abbiamo solo trasferito l’aula, ma l’abbiamo migliorata. Dal lato del discente abbiamo notato un miglioramento dell’apprendimento. Di fatto il nostro cervello vive per immagini, la nostra mente lavora per associazioni di immagini. Grazie alla tecnologia immersiva si minimizzano i tempi di caduta. Un’esperienza di questo tipo ha una persistenza molto più lunga. Dal punto di vista dell’azienda, invece, non devo spostare un dipendente per fargli fare formazione, non metto a rischio nessuno con training pericolosi. Infine, abbiamo il grande vantaggio del Learning by Doing, con cui posso simulare un’azione tutte le volte che voglio senza spostarmi.”

Insomma, le premesse per un aggiornamento del campo formazione in Italia ci sono tutte: abbiamo le tecnologie e abbiamo le aziende con il loro know-how.

Il Governo sarà in grado di cogliere la pressione del mercato e fare fronte comune per un piano di trasformazione digitale? Per ora i soldi del PNRR non sono stati investiti tutti e le promesse non mantenute si accumulano.

 

Ascolta il nostro podcast: Dal supporto al Sustainability Journey al Sustainable IT. L’esempio di Capgemini Italia

Francesca Ponchielli

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