Musei 4.0: il 2023 sarà l’anno degli NFT?

NFT e intelligenza artificiale consentono di creare membership a livello globale per sostenere arte e cultura

 

 

Mentre in Italia sta ancora andando in onda la querelle mediatica sull’innalzamento dei prezzi di ingresso al Museo degli Uffizi, noi proviamo a cambiare focus e a parlare delle opportunità che le realtà museali (e non solo) possono cogliere scegliendo la via degli NFT. Non sarebbe una svolta fuori dal coro dato che “Comuni come quello di Firenze e Sovrintendenze come quella di Milano stanno già creando NFT per sostenere le iniziative culturali”.

 

 

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Gli NFT, cioè i non-fungible token, sono asset digitali, dotati di codice di identificazione univoco, che in alcuni casi possono “rappresentare un oggetto del mondo reale”, spesso opere d’arte. Possono venire acquistati e venduti online. Chiaramente, la proprietà del bene reale rimane in capo al titolare. Questi non-fungible token si basano sulla blockchain che consente, attraverso smart contract, di creare asset infungibili: un NFT è unico e, pertanto, non è riproducibile.

 

 

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Una trasformazione digitale che si arricchisce di attori, ma incontra ancora delle resistenze.

Gli Uffizi e molti altri musei nel mondo hanno già messo in campo iniziative legate agli NFT. Non sono mancate, però, le polemiche, del tipo: “il patrimonio artistico rimane davvero di proprietà della Repubblica Italiana?”

La risposta univoca è intrinseca nella natura di questa tecnologia: sì! Non solo, i benefici dell’utilizzo degli NFT nel mondo di un’arte sempre più 4.0 sono diversi.

Infatti, è possibile raccogliere fondi e creare una comunità di sostenitori dell’arte, della cultura e delle bellezze storiche di cui è colmo il nostro Paese. Proviamo a pensare alle opportunità di recupero e messa in nuova luce grazie agli NFT. Il nuovo governo, però, non sembra aver stanziato fondi per la cultura. Una scelta che segue un’infausta linea di pensiero che vede questo settore come un peso per le casse comuni e allo stesso tempo un lusso per pochi.

 

 

Ascolta la nostra intervista a Giuseppe Ariano: La cultura oggi, un parere autorevole

 

 

Eppure, i benefici, soprattutto in un contesto socioeconomico così in bilico, sarebbero tanti.

L’ente museale può creare una comunità di prosumer collezionisti digitali e, tramite i ricavi, investire nella diffusione della sempre più elitaria cultura artistica. Di cosa abbiamo timore? Di avere più occhi per le nostre opere?

In più, la tecnologia blockchain consentirebbe anche a un Comune, attraverso la creazione di NFT, di valorizzare i propri monumenti per scopi benefici. Quindi, perché ancora tanta resistenza? 

 

 

Ascolta il nostro podcast: Tutto sui non-fungible token

Francesca Ponchielli

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