Il DDL sull’intelligenza artificiale è stato approvato dalla Camera

Ora il testo ritorna in Senato per l’approvazione definitiva, ma il governo ha respinto quasi tutti gli emendamenti delle opposizioni

 

 

Il 25 giugno scorso la Camera dei Deputati ha posto un altro tassello nella regolazione normativa in Italia dell’uso dell’intelligenza artificiale. Il disegno di legge n. 1146 che reca “Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale“, infatti, dopo il primo avallo ottenuto dal Senato il 20 marzo scorso, ha raggiunto la maggioranza dei voti anche alla Camera.

I voti favorevoli al testo di legge sono stati 136, i voti contrari 94, gli astenuti, invece, soltanto cinque. La partita, però, non è ancora chiusa, perché nelle prossime settimane sarà il Senato a licenziare il testo definitivo. Viste le modifiche apportate a quello originario, dunque, la legge sarà approvata in terza lettura, prima del sigillo presidenziale e della sua promulgazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Tra le novità da registrare vi è la bocciatura quasi totale degli emendamenti presentati dai deputati di opposizione.

 

 

Leggi anche: Cosa prevede il DDL sull’intelligenza artificiale

 

 

Gli emendamenti in questione erano stati redatti anche con l’ausilio delle organizzazioni della società civile. Per questo, all’indomani dell’approvazione del DDl sull’AI, la Rete per i Diritti Umani Digitali aveva espresso le proprie perplessità. Perché, si legge in una nota: “Ci preoccupa, in particolare, la decisione di non istituire un’autorità indipendente per vigilare sull’AI, affidando invece il controllo ad agenzie governative indicate dallo stesso esecutivo”.

Il riferimento è al ruolo di garanzia che sarebbe affidato all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, una decisione che – secondo la Rete – “non garantirà l’indipendenza dalla politica necessaria per ricoprire un simile compito”. Ma questo è soltanto uno dei punti critici evidenziati dagli esperti della società civile.

Un altro fattore di preoccupazione è la bocciatura dell’emendamento che proponeva il divieto totale della sorveglianza biometrica in tempo reale. Una pratica già vietata dall’AI Act di matrice europea, ma “sono proprio le numerose eccezioni previste dal regolamento europeo che rendono la misura troppo fragile per garantire una tutela effettiva“, hanno sottolineato ancora dalla Rete per i Diritti Umani Digitali.

 

 

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Proprio l’aspetto della tutela della privacy è uno dei punti più controversi del testo licenziato il 25 giugno dalla Camera. Infatti, è stata respinta anche la proposta di affidare al Garante per la Protezione dei dati personali il compito di assicurare una spiegazione a chi ritiene di aver subito una violazione dei propri diritti a causa di un sistema di intelligenza artificiale.

Intanto, in vista del prossimo passaggio in Senato, c’è da augurarsi che non prevalga l’idea di una costruzione normativa sull’AI centralizzata, ma che essa venga, di contro, fondata su regole autonome e trasparenti, su un sistema bilanciato di pesi e contrappesi, e, soprattutto, orientato alla tutela dei diritti fondamentali.

“Questo è un provvedimento che istituisce un sistema nazionale di governance dell’AI in linea con il quadro europeo, introduce obblighi, controlli e garanzie in un bilanciamento tra rischi e opportunità”, hanno assicurato fonti dall’interno della maggiornanza di governo. Vedremo.

Gaetano De Monte

 

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