Dulalà è una banca del tempo digitale, un’app incentrata sull’Economia del dono nata dalla volontà di due amiche, Giulia De Optatis e Fabrizia Fiori, di rimettere le relazioni umane al centro
Un nuovo Speciale Radio Activa Plus per raccontare un progetto che nasce lontano dai circuiti dell’Innovazione tradizionale, dai fondi di Venture Capital, dalle Exit Strategy, dai pitch competitivi, e che, però, usa la tecnologia con consapevolezza e con una visione precisa: rimettere le relazioni umane al centro, proprio nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra volerle sostituire.
Si chiama Dulalà ed è una piattaforma digitale, con una sua app, che funziona come una banca del tempo: uno spazio in cui le persone possono scambiarsi competenze, talenti e, soprattutto, dedicarsi del tempo, in una logica di mutuo aiuto.
È online da pochissimo, ma c’è già chi si propone come dogsitter, chi offre lezioni di Informatica, chi dà consigli sul vino da abbinare alle ricette, e chi più ne ha più ne metta. Le proposte stanno arrivando da ogni parte d’Italia, e non solo, a dimostrazione del fatto che c’era bisogno che qualcuno realizzasse un’app incentrata sull’Economia del dono.
Sono intervenute, per raccontarci il progetto, le due founder, Giulia De Optatis e Fabrizia Fiori. Dulalà, infatti, nasce da una conversazione tra amiche. A un certo punto, Giulia e Fabrizia si sono chieste cosa potevano fare insieme per smettere di lamentarsi del mondo e cominciare, invece, a cambiarlo. Dopo due anni di lavoro, qualche ostacolo e tanta tenacia, quell’app oggi è realtà.
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Il percorso non è stato lineare: una prima versione dell’app non le aveva convinte, poi l’incontro con la sviluppatrice giusta, che ha saputo tradurre in codice non solo le funzionalità, ma anche l’anima del progetto.
Come racconta Giulia: “Se si ha un forte intento e si è tenaci, si riescono a realizzare anche progetti ambiziosi”. Fabrizia, counselor in formazione, invece, descrive Dulalà come uno spazio di relazione d’aiuto nel senso più profondo del termine, quello cui faceva riferimento Carl Rogers quando parlava di favorire la crescita personale dell’altro: “Mi auguro che l’app sia un’interazione umana in cui riuscire davvero a comunicarti la mia passione e il mio talento, insegnandotelo, rendendotene parte in qualche modo”.
Il progetto guarda lontano: il marchio è già registrato in Europa, perché – come dicono le due founder – la collaborazione tra esseri umani non dovrebbe avere confini. La forma giuridica che stanno valutando è quella della fondazione, una scelta che racconta molto della loro visione, che non punta al profitto, ma all’autosostentamento e al bene della comunità.
Forse vi starete chiedendo: chi è l’utente ideale di Dulalà? Chiunque abbia del tempo da donare. Non raccontiamocela: anche quando pensiamo di non averne, il tempo è davvero l’unica risorsa che non manca a nessuno di noi.
Per chi volesse sostenere il progetto, è ancora attiva la campagna di crowdfunding su Eppela. La trovate seguendo questo link.
S. C.
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