Il percorso di Wetaxi, startup nata per prenotare taxi e diventata una piattaforma multimodale protagonista dell’Innovazione urbana in Italia
Chi ci segue dall’inizio forse ricorderà la nostra prima intervista a Wetaxi: era il 2020, eravamo in pieno lockdown e, nel podcast Digipedia, Max Curto raccontava di come in un solo weekend era stato lanciato Wetaxi Delivery per portare la spesa a casa delle persone. Un gesto di risposta immediata a un nuovo bisogno sociale, ma anche – come ha raccontato Curto in questa nuova intervista – il primo segnale di una trasformazione più profonda: “quell’esperienza ci ha permesso di capire che il taxi può fare anche altro, ma soprattutto che noi potevamo fare anche altro”.
Da quel momento, infatti, Wetaxi ha cambiato pelle. Oggi la società si chiama WeTechnology – la piattaforma, invece, conserva il nome Wetaxi – ma i numeri raccontano una storia molto diversa da quella di cinque anni fa: i viaggi completati sono passati da circa mezzo milione all’anno a oltre un milione e 200mila nel 2025. Soprattutto è cambiata la composizione di quel traffico: se tre anni fa i viaggi non-taxi erano il 6% del totale, a fine 2025 erano arrivati al 60%.
Un ruolo decisivo in questa evoluzione lo ha avuto MaaS for Italy, l’iniziativa lanciata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Dipartimento per la Trasformazione digitale, che ha selezionato Wetaxi come operatore in alcune delle principali città italiane: Roma, la prima a partire, e poi Torino, Milano, Bari, per citarne solo alcune.
Oggi, aprendo Wetaxi si può comprare un biglietto del bus o del treno, prenotare un taxi, sbloccare biciclette, monopattini e scooter elettrici, pagare il parcheggio. Non solo: oltre 70mila veicoli sono prenotabili direttamente dall’app, in 40 città italiane. A Roma, in particolare, Wetaxi ha attivato sulla piattaforma Moovit la rivendita dei titoli di trasporto pubblico locale, nell’ambito del concetto di MaaS as a Feature, che intende avvicinare la mobilità alle piattaforme che le persone usano già quotidianamente.
Questa nuova puntata di Rome Smart Hub si inserisce in un dialogo più ampio: nell’episodio precedente, Andrea Benso, coordinatore del tavolo di lavoro sul tema Smart Mobility della Consulta Roma Smart City Lab, aveva citato Wetaxi come partner di una delle tre sperimentazioni in corso nella Capitale. Il progetto in questione è quello di un servizio di trasporto pubblico locale notturno a chiamata, già sperimentato a Torino con il nome “Star Plus”, in quel caso in collaborazione con GTT – Gruppo Torinese Trasporti.
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Curto ha spiegato i bisogni da cui è nato il progetto: di notte il sistema di trasporto si depotenzia – meno metro, meno linee di forza, meno tassisti – ma le persone non smettono di muoversi. Non solo: la notte porta con sé anche un tema di sicurezza, soprattutto per alcune categorie di utenti. Non a caso, nei primi weekend di attività a Torino, oltre l’80% dei passeggeri era costituito da donne. Il servizio funziona così: l’utente indica origine e destinazione, la piattaforma suggerisce fermata di presa e di arrivo più vicine e ottimizza i percorsi, combinando le richieste dei viaggiatori. A Torino il costo per passeggero è stato fissato a meno di tre euro, i tempi di attesa medi sono stati di 15 minuti. Un ibrido tra taxi e trasporto pubblico, accessibile anche a chi si muove in sedia a rotelle.
Portare questo servizio anche a Roma è il passo successivo. Wetaxi sta lavorando con Roma Capitale, ATAC e Roma Mobilità, in un percorso di co-progettazione facilitato dalla Consulta Roma Smart City Lab. “Ci sono ancora alcune cose da definire, ma c’è molto entusiasmo da parte di tutti”, ha detto Curto. L’obiettivo ambizioso, condiviso con Andrea Benso, è riuscire a mettere a terra qualcosa entro la fine dell’anno.
La Capitale – ha sottolineato Curto – è una città complessa ed estremamente vasta, ma proprio per questo i servizi di mobilità innovativa qui hanno ancora più potenziale: “a Roma abbiamo trovato un ecosistema fertile, che ha voglia di fare, con tante competenze”.
L’intervista ha toccato anche un altro fronte su cui Wetaxi si sta muovendo, la mobilità autonoma. A Torino, negli ultimi sei mesi, la startup ha fornito la tecnologia per gestire Automove, un servizio a chiamata con veicoli a guida autonoma attivo nei pressi dell’università. Migliaia di persone lo hanno provato, incuriosite da una tecnologia che nelle grandi città europee e mondiali sta scalando rapidamente.
In chiusura, Curto ha lanciato un messaggio più ampio: le startup hanno meno paura di sbagliare, questo è il loro valore aggiunto. “Sbagliare fa parte di un processo di apprendimento e di Innovazione. Se non si sbaglia, difficilmente si impara”. Un invito rivolto alle città a creare più spazio per la sperimentazione, con meno timore e più fiducia verso chi è disposto a rischiare per migliorare l’ambito mobilità – e non solo – per tutti.
S. C.
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