Caso Meta ed effetto domino: diversi Paesi valutano di limitare i social ai minori

A poche settimane dalla storica sentenza sul legame tra i social e la salute mentale dei minori, alcuni Paesi si stanno muovendo, restringendo l’accesso ai social o valutando leggi in questa direzione

 

 

A poche settimane dalla storica sentenza sul legame tra i social e la salute mentale, Meta ha rimosso da Facebook e Instagram le pubblicità usate dagli studi legali per reclutare querelanti nelle cause sul benessere psichico dei minori.

Il portavoce di Meta, Andy Stone, ha dichiarato che l’azienda si sta difendendo attivamente dalle cause legali, che includono migliaia di casi nei tribunali statali e federali della California, e sta rimuovendo gli annunci pubblicitari. “Non permetteremo agli avvocati specializzati in contenziosi di trarre profitto dalle nostre piattaforme, sostenendo al contempo che siano dannose”, ha dichiarato Stone in un comunicato.

A fine marzo una giuria di Los Angeles ha condannato Meta e YouTube al risarcimento di 6 milioni di dollari a favore di una ragazza di 19 anni che ha raccontato di aver iniziato a utilizzare i social fin da bambina e di aver sviluppato, nel tempo, depressione e pensieri suicidi.

Un risarcimento importante che ha un significato simbolico in un’era in cui i più giovani trascorrono moltissime ore “scrollando” senza rendersi conto del trascorrere del tempo. La Commissione Europea aveva già aperto un’indagine preliminare su TikTok sostenendo che alcuni suoi meccanismi creino dipendenza, e dunque siano in violazione delle leggi europee.

Quello di Los Angeles è considerato un processo spartiacque che orienterà non solo cause simili o ancora pendenti a una sentenza di simil portata, ma che porterà anche a un ragionamento che coinvolgerà su più larga scala l’adozione di norme che regolano l’utilizzo dei social agli under15.

C’è chi ci ha già pensato come il governo greco vietando l’accesso ai social ai minori di 15 anni a partire dal 2027.

Il Premier Kyriakos Mitsotakis nei giorni scorsi, infatti, lo ha annunciato con un video su Tiktok, spiegando come nell’estate 2026 la legge sarà presentata in Parlamento ed entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027.

Rivolgendosi ai giovani, Mitsotakis ha detto nel video che è consapevole che molti si arrabbieranno per questa decisione, ma che l’obiettivo non è allontanarli dalla tecnologia, bensì frenare il design di alcune app che crea dipendenza e genera profitto. Ha poi inviato una lettera a Ursula Von Der Lyen con proposte concrete per un quadro europeo unificato entro la fine del 2026 con proposte che rafforzino le iniziative necessarie alla tutela dei minori.

“La Scienza è chiara: quando un bambino sta davanti a uno schermo per ore, il suo cervello non si riposa”, ha concluso Mitsotakis.

Il primato dell’Australia

L’Australia era stato il primo Paese al mondo a introdurre un’età minima (16 anni) per l’uso dei social: il 10 dicembre 2025 era entrato in vigore il divieto che ha costretto piattaforme come Instagram, TikTok e YouTube a rimuovere quasi 5 milioni di account.

Diversi altri Paesi, anche nell’UE e non solo stanno restringendo l’accesso ai social o valutando leggi in questa direzione. Tra questi ci sono Francia, il Regno Unito, la Danimarca, la Polonia e la Malesia.

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