Così l’intelligenza artificiale sarà usata negli ospedali lombardi

Un ordine del giorno votato dal Consiglio regionale della Lombardia autorizza una sperimentazione nei pronto soccorso per l’utilizzo del triage digitale basato sull’intelligenza artificiale

 

 

Accorciare i tempi di attesa nei pronto soccorso, aiutare gli operatori sanitari e garantire, allo stesso tempo, una migliore assistenza ai cittadini. Punta a raggiungere questi obiettivi un ordine del giorno che è stato votato prima della pausa estiva, all’unanimità, dal Consiglio regionale della Lombardia e che autorizza la Giunta, presieduta da Attilio Fontana, ad avviare una sperimentazione di 12 mesi di utilizzo del triage digitale basato sull’intelligenza artificiale.

L’ordine del giorno è stato presentato dal consigliere regionale del Partito Democratico, Carlo Borghetti, nell’ambito della discussione sull’assestamento di bilancio 2025-2027. In tal modo – ha precisato una nota stampa del partito – “si indirizza la Giunta ad avviare la sperimentazione di un anno di almeno un presidio per ciascun livello di pronto soccorso”. Si legge ancora nel comunicato stampa del gruppo dem: “il progetto sarà supervisionato dal personale sanitario e nasce come risposta concreta alle gravi criticità dei pronto soccorso lombardi“.

“L’affollamento cronico, la mancanza di organico e i turni massacranti espongono il personale a un forte rischio di burnout, mentre i cittadini spesso lamentano un senso di abbandono dovuto alla disorganizzazione dei flussi e alla scarsità di comunicazioni”, ha spiegato lo stesso Borghetti, sottolineando come l’AI – se usata in modo appropriato e sotto la supervisione degli operatori – “può diventare uno strumento utile a migliorare l’efficienza e restituire dignità e umanità al servizio“.

 

 

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Tuttavia, l’odg approvato prevede che il nuovo sistema operi accanto al triage infermieristico tradizionale, senza sostituirlo. Inoltre, questa prima sperimentazione sarà accompagnata da uno studio di valutazione basato su indicatori chiave, quali la riduzione dei tempi di attesa, l’accuratezza del triage e la congruità dei codici assegnati, l’impatto sull’organizzazione interna e la gestione delle risorse, la soddisfazione del personale sanitario e dei pazienti.

“Qui non si tratta di sostituire l’esperienza e la professionalità degli operatori sanitari – ha precisato il consigliere estensore del provvedimento – ma di dotarli di strumenti innovativi per migliorare l’organizzazione e la qualità dell’assistenza, verso un sistema sanitario regionale più moderno, efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini”.

In effetti, la comunità scientifica internazionale ha già documentato l’efficacia dell’intelligenza artificiale applicata al triage. Diversi studi hanno dimostrato, infatti, che i sistemi di triage digitale supervisionato, basati su algoritmi di Machine Learning, possono raggiungere un livello di affidabilità pari o superiore a quello tradizionale, garantendo al contempo una maggiore standardizzazione delle valutazioni cliniche.

 

 

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Tuttavia, gli analisti specializzati ritengono che bisogna considerare l’intelligenza artificiale all’interno del mondo sanitario soltanto come uno strumento, che in quanto tale non esiste in modo autonomo, ma che prende forma soltanto all’interno di un sistema socio-tecnico, visto come un intreccio tra “tecnologie, processi organizzativi, norme politiche e dinamiche umane”.

Vista in quest’ottica, la relazione tra medici e pazienti, tra chi cura e viene curato, continua a rivestire la sua importanza. La fiducia assume un aspetto fondamentale nel contesto del rapporto. La tecnologia, dunque, dovrà servire a rafforzare l’equità e l’uguaglianza nelle cure, ma non potrà mai sostituirsi alle relazioni sanitarie di base.

In particolare nel contesto italiano, l’intelligenza artificiale può offrire risposte concrete a questioni come l’assistenza degli anziani e delle persone con disabilità. Occorrerà considerare, però, sempre le questioni etiche e legali, per evitare che gli algoritmi possano riprodurre o amplificare discriminazioni preesistenti, rischi di bias razziali, di genere o socioeconomici, che sono reali e possono compromettere l’equità delle cure, come ha già avvertito qualche anno fa il Consiglio Superiore di Sanità.

Gaetano De Monte

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