Emotionomics: breve storia del Neuromarketing

Che cosa si intende con “neuromarketing”? Scopriamolo insieme 

 

 

Il termine “neuromarketing” è stato coniato nel 2002 dal professore olandese Ale Smidts, che ha introdotto così un nuovo campo di studi in ambito Marketing.

Avevamo parlato di intelligenza emotiva e Neuromarketing in un episodio di “Ed è subito Siri” che potete riascoltare qui.

Questa disciplina scientifica applica conoscenze e pratiche neuroscientifiche al Marketing, concentrandosi sui processi inconsapevoli che influenzano le decisioni di acquisto e il legame emotivo con un brand.

Le origini del Neuromarketing si fanno anche risalire al 2003, quando uno studio del Baylor College dimostrò, attraverso l’uso della tecnica fMRI – o Risonanza Magnetica Funzionale – che le preferenze tra Pepsi e Coca Cola erano influenzate dalle regioni cerebrali attivate in base alla conoscenza del prodotto.

Il Neuromarketing attribuisce un ruolo fondamentale alle emozioni nel processo decisionale e di acquisto, poiché riconosce che siamo “macchine emotive che pensano”.

Dan Hill, autore di “Leveraging Emotions for Business Success“, identifica sei emozioni principali che guidano le nostre scelte: felicità, sorpresa, rabbia, paura, tristezza e disgusto.

Il Neuromarketing analizza tre processi inconsapevoli fondamentali: l’attenzione (bottom-up e top-down), le emozioni (valenza, arousal e motivazioni) e la memorizzazione (processo di entrata e uscita). Questo approccio, quindi, consente di misurare la valenza, l’intensità e le motivazioni delle emozioni, contribuendo a comprendere come queste influenzino le scelte e i comportamenti umani.

 

 

Ascolta anche Disruption Marketing: come creare contenuti da urlo secondo Federico Lazzerini

 

 

Il Neuromarketing sottolinea l’importanza della componente emotiva rispetto al valore effettivo del prodotto, dimostrando che ciò che un brand rappresenta può superare ciò che offre. Le decisioni di consumo sono spesso influenzate da una sfera irrazionale ed emotiva, che coinvolge l’inconscio.

Un approccio aziendale basato sul Neuromarketing può ottimizzare le comunicazioni, sia online sia offline. Utilizzando design, colori e tecniche comunicative, è possibile massimizzare l’attenzione e creare connessioni emotive con gli utenti.

Ad esempio, la psicologia dei colori può influenzare la percezione umana e la scelta di un colore può fare la differenza in ambito Marketing. Ancora, l’esperienza online può essere migliorata utilizzando tecniche come l’Eye Tracking, che misura il punto di osservazione oculare per ottimizzare l’interfaccia e aumentare la visibilità di elementi cruciali come le Call to Action.

Mentre il Marketing tradizionale esplora le risposte consapevoli, quindi, il Neuromarketing si occupa del non conscio, indagando gli impulsi e le emozioni che influenzano i processi decisionali. Si tratta di un approccio che può consentire alle aziende di comprendere meglio il comportamento dei consumatori e di adattare di conseguenze le strategie di Marketing.

 

Leggi anche: La Customer Experience nel B2B si è fermata a Excel

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