We are awful

La prima puntata dell’ultima stagione di Black Mirror, appena uscita, sta già facendo discutere per la maniera diretta e commerciale con cui riesce a parlare di privacy ed engagement

 

 

Andate avanti a leggere a vostro rischio e pericolo di spoiler. Benvenuti e benvenute nell’affascinante mondo di Black Mirror, la serie che ti fa desiderare di spegnere tutti i tuoi dispositivi tecnologici e di vivere in una grotta in mezzo al nulla. Almeno, questa poteva essere la sua descrizione agli albori. Ora la vena creativa del creatore, Charlie Brooker, sembra essersi spenta, ma forse non definitivamente. Questo perché il primo episodio dell’ultima stagione, Joan is awful, non è certo spiazzante e all’avanguardia come White Christmas, ma offre un importante ritratto non su un mondo distopico, ma su quella che sembra essere già la nostra realtà.

Vediamo insieme perché.

 

Black Mirror: Joan is awful

Joan is awful – Joan è terribile

Joan è terribile, il primo episodio della nuova stagione di Black Mirror, parla del presente più di quanto non parli di un futuro pericoloso e lontano anni luce. Joan è terribile è qui e ora.

Ispirata al caso Elizabeth Holmes e allo scandalo Theranos, la serie ha messo in evidenza come gli eventi recenti vengano drammatizzati e trasformati in show televisivi in tempi incredibilmente ridotti. Questo fenomeno rappresenta l’evoluzione della produzione di contenuti personalizzati, alimentati dall’intelligenza artificiale e caratterizzati da deep-fake di attori famosi che interpretano persone normali. Ma cosa succede quando il divario tra ispirazione e drammatizzazione si restringe così tanto? E come influenzerà il mondo dei contenuti?

 

 

Ascolta il nostro podcast: Netflix VS Cinema

 

 

Il restringimento del divario tra ispirazione e drammatizzazione

In passato, trascorrevano almeno alcuni mesi tra uno scandalo finanziario, per esempio, e la pubblicazione di un libro a riguardo. Ma ora, grazie alla rapida produzione di contenuti, questo divario si è ridotto a pochi giorni. Nella prima puntata, la vita della protagonista, Joan, è trasformata in serie tv il giorno stesso. Vi ricorda qualcosa?

Un esempio eclatante in questo senso è This England, la serie prodotta da Sky sul governo britannico e la gestione della pandemia da Covid-19, realizzata mentre il virus imperversava ancora nel Paese. Joan è terribile rappresenta la logica conseguenza di questa tendenza, con contenuti generati dall’intelligenza artificiale che si adattano alle preferenze individuali e utilizzano deep-fake per coinvolgere attori famosi.

 

 

Leggi anche: Netflix dice stop alla condivisione degli account

 

 

L’inferno algoritmico dell’iper-personalizzazione

In Joan è terribile si manifesta nella sua massima espressione l’evoluzione della personalizzazione dei contenuti sia nelle piattaforme social sia in quelle in streaming. Gli algoritmi dei social media hanno abbandonato la logica che ci mostrava ciò che condividono i nostri amici. Oggi ci mostrano piuttosto ciò con cui interagiamo, anche se non corrisponde necessariamente ai nostri reali interessi.

TikTok, in realtà, si basa sull’interesse effettivo degli utenti, presentando contenuti che risuonano con le loro preferenze più profonde. Twitter, dal canto suo, da poco propone una sezione “Per te” con tweet determinati dall’algoritmo, anche se non sono pubblicati dalle persone che seguiamo.

Tutto questo porta all’ineluttabile risultato di un personalissimo inferno algoritmico, che non ci permette di staccare gli occhi dalla schermata. Nella prima puntata della serie, nemmeno la protagonista che, contro il suo volere diventa il personaggio di una serie tv sulla sua vita, riesce a staccarsi dalla visione e dai commenti online su di essa. Ma come è possibile che una piattaforma di streaming possa usare la nostra immagine contro il nostro volere e senza conseguenze? Semplice, non è contro il nostro volere.

Joan ha firmato un contratto di termini e condizioni per accedere a una piattaforma di streaming senza leggerlo.

Vi ricorda qualcosa? Chi di noi legge tutti i termini e le condizioni prima di accettare un servizio?

 

 

Leggi anche: Intelligenza artificiale: se fosse Steve Jobs a guidare la tua azienda?

 

 

Il futuro dei contenuti personalizzati: (non) smetto quando voglio

Il prossimo passo potrebbe essere l’iper-personalizzazione degli stessi contenuti personalizzati. In Joan è terribile, vediamo l’utilizzo di deep-fake per generare contenuti su misura per gli utenti. È possibile immaginare un futuro in cui anche i modelli linguistici creeranno articoli personalizzati su tali contenuti. Joan leggerà un pezzo sull’ultimo episodio di Joan è terribile, che a sua volta diventerà una scena dell’episodio successivo della serie. Un’infinita concatenazione di contenuti su contenuti su contenuti.

 

 

Se anche tu non leggi tutti i termini e le condizioni ascolta il nostro podcast: AI Insights, dobbiamo davvero fermare l’intelligenza artificiale?

 

 

We are awful

L’inferno algoritmico della personalizzazione dei contenuti si avvicina sempre di più alla realtà. Joan è terribile rappresenta l’estremizzazione di questa tendenza, in cui gli eventi della vita reale vengono trasformati in spettacoli patinati, personalizzati e generati dall’intelligenza artificiale. Mentre questa evoluzione può coinvolgere gli utenti e creare un’immediata connessione emotiva, pone delle sfide per i siti web e per la condivisione di eventi culturali condivisi.

Il futuro potrebbe portare a contenuti personalizzati sui contenuti personalizzati stessi, creando un ciclo infinito di produzione e consumo. In questo scenario, come produttori di contenuti, dobbiamo interrogarci su cosa significhi per il nostro ruolo fornire articoli che riflettono l’esperienza collettiva.

Di che esperienza collettiva parliamo se le persone che vivono non siamo noi?

 

Leggi anche: Non c’è ritorno dalla morte… se non sotto forma di avatar

Francesca Ponchielli

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