In questo Speciale Radio Activa Plus Rossella Porcheddu (Fondazione di Sardegna) ed Eugenia Ferrara (Fondazione Golinelli) raccontano come nasce Tech-up!, il programma che sta portando metodologie attive, approccio STEAM e uso critico dell’intelligenza artificiale nelle scuole secondarie di secondo grado dell’Isola
Una scuola in cui la lezione lascia spazio alla Ricerca, alla sperimentazione e al lavoro di squadra. È l’idea che guida Tech-up!, il programma promosso dalla Fondazione di Sardegna in collaborazione con la Fondazione Golinelli. A raccontarlo, in questa nuova edizione del nostro Speciale Radio Activa Plus, sono due protagoniste del progetto: Rossella Porcheddu, responsabile Area Progettazione, Sviluppo e Innovazione della Fondazione di Sardegna, ed Eugenia Ferrara, vice direttrice della Fondazione Golinelli e Presidente di G-Lab S.r.l. Impresa Sociale.

Perché investire sulla Scuola
Per la Fondazione di Sardegna l’educazione è una priorità legata allo sviluppo del territorio e alla riduzione delle disuguaglianze. “In Sardegna oggi l’abbandono precoce degli studi riguarda un giovane su otto, nella fascia tra i 18 e i 24 anni”, ricorda Porcheddu. Poi continua: “È un dato che rende particolarmente necessario il nostro impegno a favore delle nuove generazioni”. L’impegno della Fondazione è partito 10 anni fa con un invito alle scuole a proporre le proprie progettualità, diventato poi un bando tematico dedicato all’educazione al digitale e all’imprenditorialità, cui si è affiancato più recentemente uno strumento rivolto alle comunità educanti.
La collaborazione con la Fondazione Golinelli nasce da lontano, spiega Porcheddu, con Utopia, la società di investimento semplice dedicata alle Life Sciences promossa dalle due Fondazioni. Negli ultimi anni la condivisione di obiettivi si è spostata sull’educazione, ambito in cui Golinelli è un riferimento: da una parte la conoscenza del territorio, il rapporto con le scuole e le risorse della Fondazione di Sardegna; dall’altra l’esperienza nella progettazione educativa e le competenze umanistiche, scientifiche e tecnologiche della Fondazione Golinelli.
Ma cosa significa, concretamente, accompagnare una scuola verso il cambiamento? Per Ferrara si tratta di portare una visione interdisciplinare, capace di tenere insieme discipline umanistiche, scienze e nuove tecnologie, e di dare a ragazze e ragazzi “nuovi strumenti per interpretare la realtà” e leggerne la complessità. Una didattica esperienziale, in cui si impara anche con le mani, con le emozioni e con le relazioni in classe.
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Il banco di prova sono state le Masterclass for STEAM di Olbia e Cagliari: una settimana immersiva a settembre, seguita da sperimentazioni nelle classi che proseguiranno fino a febbraio 2027. Il primo risultato – racconta ancora Ferrara – è la nascita di una comunità di insegnanti di territori diversi, che si scambiano buone pratiche e cercano insieme soluzioni a problemi comuni. STEAM – aggiunge – non significa mettere in fila le discipline, ma “contaminare linguaggi e punti di vista” con un vantaggio anche sulla personalizzazione della didattica: più strumenti per valorizzare i talenti di ciascuno. Dal lavoro dei docenti nascerà anche un Manifesto STEAM, una linea guida comune che sarà messa a punto entro i primi mesi del 2027.

Nella prima fase di candidatura sono arrivate richieste da più di 20 plessi scolastici. Per Porcheddu raccontano la volontà di mettersi in gioco da parte di studenti e insegnanti e il desiderio di avere un ruolo attivo. Il punto – spiega – è trasformare una conoscenza che a volte si vive passivamente in esperienza: “L’intelligenza artificiale può aiutare a elaborare una proposta, ma occorre saper valutare se quella proposta è fondata, pertinente e adeguata al problema“. In questo il ruolo di chi insegna è decisivo, anche per coinvolgere gli studenti che incontrano più difficoltà.
C’è poi la dimensione territoriale. I laboratori virtuali permettono di raggiungere anche le scuole più lontane dai grandi centri, un aspetto importante in un territorio che deve fare i conti con lo spopolamento, dove “ci si può sentire anche un po’ soli”. Restano comunque centrali – sottolinea Porcheddu – le attività in presenza.
L’intelligenza artificiale come strumento
Sull’AI le due Fondazioni condividono la stessa impostazione. “Per noi le tecnologie sono uno strumento, non il fine”, osserva Ferrara: da usare in modo critico, valorizzandone la dimensione umana e mantenendo sempre la regia, ovvero verificando la correttezza di ciò che gli strumenti restituiscono. Il programma Tech-up! prevede attività sull’AI sia per la formazione degli insegnanti sia per la didattica con gli studenti, con l’obiettivo di offrire loro strumenti culturali, non solo tecnici, e di tenere viva la creatività.

Non lasciare soli i docenti
Gli insegnanti restano al centro: “Il docente rimane il regista”, afferma Ferrara, anche nell’uso della tecnologia. Per questo la formazione non si esaurisce con la fase in presenza, ma prosegue con incontri online di accompagnamento. Mettere in rete i docenti, condividere successi e difficoltà e lavorare su approccio e metodo serve a dare continuità all’Innovazione della Scuola.
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Porcheddu indica delle basi culturali solide, la capacità di continuare a imparare, di riconoscere un’informazione attendibile e di interpretare i dati, ma anche il dialogo, la collaborazione e la capacità di argomentare. E, ancora, la curiosità, “la capacità di lasciarsi sorprendere”.
Guardando avanti, le due ospiti sperano che Tech-up! lasci soprattutto un cambio di sguardo. Per Porcheddu, un diverso modo di apprendere “può cambiare la percezione che uno studente ha di sé” e permette a un insegnante di scoprire un coinvolgimento ancora inesplorato. Ferrara, da parte sua, vorrebbe che il progetto lasciasse un’emozione positiva e un senso di fiducia “nel poter cambiare le cose”, con coraggio e anche a piccoli passi: cambiamenti che nel breve periodo quasi non si percepiscono, ma che portati avanti con convinzione danno i frutti sperati. E che ragazze e ragazzi tengano accesa la curiosità e la voglia di imparare, a scuola come all’università e nel mondo del lavoro.
Per approfondire i temi emersi durante l’intervista doppia ascolta l’episodio con ospiti Ferrara e Porcheddu.
Per ulteriori informazioni sul programma Tech-up! vi rimandiamo al sito della Fondazione di Sardegna.







