E se il Machine Learning ci permettesse di parlare con gli animali?

L’intelligenza artificiale applicata all’etologia sta facendo passi da gigante nel registrare e decodificare la comunicazione animale. Inserirsi nelle ‘conversazioni’ e plasmare i comportamenti delle specie è una prospettiva sempre più concreta e – per certi versi – inquietante

 

 

E se un giorno avessimo l’opportunità di intrattenere una vera e propria conversazione con i nostri animali domestici? Del tipo: rispondere a tono a un miagolio o capire perché il nostro cane abbai insistentemente alla luna? Be’, se pensate che questa prospettiva sia a dir poco fantasiosa, se non disneyana, forse non avete fatto i conti con le capacità dell’intelligenza artificiale.

Un’organizzazione californiana, chiamata Earth Species Project (ESP), ha infatti dato vita a un progetto per decodificare la comunicazione non umana utilizzando il Machine Learning. Secondo ESP, visto che l’apprendimento automatico può essere utilizzato per tradurre lingue umane diversissime e senza alcuna conoscenza preliminare, altrettanto potrebbe essere fatto per comprendere il linguaggio degli animali e interagire con loro. Tutto questo grazie alla capacità dell’AI di registrare, analizzare e riformulare milioni di versi, espressioni facciali e segnali corporei.

Tra le prime specie oggetto di studio troviamo le megattere e i delfini che dispongono di una vocalità molto articolata dietro la quale si celano emozioni e forme di ragionamento. In questo caso l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare i ricercatori a catalogare i vari fonemi per poi riprodurli nelle circostanze appropriate e registrare eventuali (e si spera prevedibili) risposte. 

 

 

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ESP ha inoltre condotto degli studi sui richiami di alcune specie in via di estinzione come i corvi hawaiani e le talpe senza pelo. In quest’ultimo caso, i ricercatori hanno scoperto che ogni talpa non solo aveva una propria firma vocale unica, ma che ciascuna colonia poteva contare su un “dialetto” tramandato di generazione in generazione.

A ben guardare, non è la prima volta che vengono condotte ricerche che mirano a interpretare e indirizzare la comunicazione animale. Già nel 2018, un team di ricercatori del Dahlem Center for Machine Learning and Robotics in Germania aveva progettato RoboBee, un dispositivo capace di imitare la danza oscillante delle api. A quanto pare il mini-robot aveva riscosso un certo successo tra gli insetti se è vero che alcune api avevano iniziato a seguirne le indicazioni, ad esempio dove muoversi all’interno dell’alveare.

Altri tentativi includono il Project CETI (the Cetacean Translation Initiative), che utilizza tecniche avanzate di apprendimento automatico per decifrare i suoni dei capodogli, o la ricerca di Katie Payne, esperta di bioacustica alla Cornell University, che usa l’intelligenza artificiale per captare gli infrasuoni prodotti dagli elefanti.

 

 

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Se per decenni ci siamo concentrati su come insegnare elementi del linguaggio umano ad altre specie (dai comandi vocali ai test di intelligenza cognitiva), sembra che la prospettiva sia ora destinata a ribaltarsi. Il prossimo passo del Machine Learning applicato all’etologia potrebbe, infatti, essere quello di inserirsi nelle “conversazioni” degli animali al fine di comprenderne e magari plasmarne i comportamenti.

Una sperimentazione che apre la strada a una serie di interrogativi, anche di natura etica. Come ha spiegato Karen Bakker, esperta in Digital Innovation presso la University of British Columbia, se da un lato parlare direttamente con gli animali ci permetterebbe di sviluppare un “legame più profondo” con loro, dall’altro rischierebbe di ampliare ulteriormente il “senso di dominio e la capacità manipolativa degli esseri umani” anche nei confronti delle (poche) specie selvatiche rimaste finora incontaminate.

A quel punto la strada verso l’antropocene, ossia un mondo modellato interamente secondo le esigenze (e i capricci) degli uomini, sarebbe definitivamente segnata. Con tutte le conseguenze del caso.

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