Il Nobel per la Fisica al “Padrino dell’AI”, che però mette in guardia il mondo dai possibili rischi

Le scoperte sull’intelligenza artificiale al centro delle proclamazioni dell’Accademia reale svedese delle Scienze

 

 

Geoffrey Hinton ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica, insieme a John J. Hopfield, dall’Accademia reale svedese delle Scienze, con questa motivazione: “per le scoperte e invenzioni fondamentali che consentono l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali”. Tradotto: perché i due scienziati hanno posto le basi per l’apprendimento delle macchine e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

In particolare, Hinton è considerato il “Padrino dell’AI”, da quando lo studio “Learning representation by back- propagating errors” da lui condotto più di un decennio fa con i colleghi Yoshua Bengio e Yann Le Cun, gli valse il premio Alan Turing, massimo riconoscimento in ambito informatico. Quello studio, dunque, è considerato il fondamento di ciò che oggi conosciamo come Artificial Intelligence.

 

 

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Eppure, il suo stesso ideatore, Geoffrey Hinton, aveva lasciato nel maggio scorso il colosso della Silicon Valley, Google, per cui lavorava insieme ad alcuni suoi studenti, avvertendo dei rischi connessi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. In una intervista per il New York Times, infatti, lo scienziato avvertì del fatto che, in un futuro nemmeno troppo lontano, l’AI sarebbe diventata più performante della mente che l’aveva progettata. Hinton disse: “la maggior parte delle persone pensano che quel momento sia ancora lontano, che avverrà tra 50 anni o anche di più. E invece quel momento è molto vicino”.

Un concetto che lo stesso scienziato ha specificato così, ieri, in un’intervista al quotidiano La Repubblica: “Sono preoccupato che tutta questa roba sfugga un giorno al nostro controllo. L’AI sarà molto positiva per l’ambiente, la medicina, i nanomateriali, ma non c’è modo di fermarne lo sviluppo e un giorno diventerà più intelligente di noi; a quel punto piomberemmo in uno scenario completamente inedito e non so come gli uomini potranno ancora rimanere al potere“. Allo stesso tempo, Hinton ha spiegato di essere molto preoccupato proprio per il forte impatto che l’AI avrà sulla politica, in previsione delle imminenti elezioni americane, ma non soltanto. Secondo lo scienziato, “il pericolo sarà in futuro l’avvento di nuovi autoritarismi”.

 

 

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Sia come sia, è fuori da ogni dubbio che gli studi portati avanti da Hopfield e Hinton abbiano gettato le basi per il progresso tecnologico così come oggi lo conosciamo. L’invenzione delle reti neurali artificiali, infatti, ha rivoluzionato la nostra vita quotidiana: si pensi alle reti neurali che sono alla base del riconoscimento di immagini e suoni e permettono a dispositivi come gli smartphone e ai sistemi di sicurezza di identificare e classificare persone e oggetti. Oppure alle reti neurali che hanno apportato miglioramenti in campo medico, e che oggi sono alla base della scienza diagnostica per identificare le patologie con maggiore precisione rispetto al passato, migliorando, così, la tempestività delle diagnosi e l’efficacia dei trattamenti.

Per dirlo ancora con Hinton, “ora tocca alla politica normare e garantire la sicurezza dell’AI“.

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