SPECIALE COVID-19

Speciale Covid-19. La fase 2 in Lombardia

Intervista ad Alessandro Jachetti, medico in forze nel Pronto Soccorso del Policlinico di Milano

 

 

Alessandro Jachetti è un giovane medico in forze nell’unità operativa di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso del Policlinico di Milano.

 

Nell’intervista ai microfoni di Radio Activa, condotta da Sabrina Colandrea, Jachetti spiega che cosa a suo avviso non ha funzionato nel sistema sanitario lombardo, muovendo dall’esperienza vissuta in prima linea – e in prima persona – ma anche dalle parole di Roberto Saviano che, in un articolo apparso su “Le Monde”, ha recentemente preconizzato il fallimento del modello lombardo.

 

La conversazione si apre con una notizia pubblicata dall’Ansa che riporta il dato più basso di nuovi contagi in Lombardia dopo quasi 50 giorni. È l’occasione per chiedere a Jachetti cosa ha significato affrontare i giorni più bui dell’emergenza Coronavirus e come si è evoluta la situazione nel tempo.

 

 

Ascolta anche: Speciale Covid-19. L’esperienza del medico Francesco Tommaso Aiello (Hôpital Louis-Mourier di Parigi)

 

 

Tra gli altri argomenti affrontati, l’imminente inizio della fase 2 che sembra aver convinto anche il Presidente della Regione Lombardia. Dopo un’iniziale reazione di rifiuto, infatti, Attilio Fontana sembra essersi deciso a procedere con le riaperture. Per Jachetti “i dati sono in calo, è vero, ma forse lo si deve proprio alle misure di contenimento che abbiamo sperimentato. Una riapertura va programmata ma in associazione con un reale studio dello stato immunologico della popolazione”.

 

 

Ascolta anche: Speciale Covid-19. La (ri)scoperta della fragilità, intervista allo psicologo Guido Giovanardi

 

 

In chiusura, si è discusso di quali potrebbero essere le soluzioni da adottare per evitare che la fase 2 porti a un nuovo picco dei contagi. “La grossa massa di asintomatici e di paucisintomatici che circola rappresenterà la vera bomba a orologeria nel prossimo futuro”, osserva Jachetti. E aggiunge: “Credo che la strategia da adottare, non solo in merito alla pandemia, debba puntare sullo spostamento delle risorse sul territorio, mantenendo gli ospedali come luoghi di cura oltre una certa soglia. Nell’immediato si dovrebbero creare unità che avvicinino la sanità ai cittadini ancora bloccati in casa. Le attuali risorse non permettono assolutamente di fare tamponi o test sierologici su una popolazione di 10 milioni di abitanti”.

 

 

Redazione

 

 

Ospite

Alessandro Jachetti

Alessandro Jachetti è un medico che, dal 2017, presta servizio presso l’unità operativa di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso della Fondazione IRCCS “Cà Granda” Policlinico di Milano. Formatosi presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia, ha poi svolto il programma di studio Erasmus presso l’Université Grenoble Alpes, è stato Visiting Fellow presso l’Hôpitaux Universitaires de Genève e si è in seguito specializzato in Medicina d’emergenza-urgenza presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Prima di ricoprire l’attuale ruolo, è stato per due anni medico d’urgenza per la Croce Verde di Fornovo di Taro e a Colorno e, in precedenza, per la Croce Azzurra di Traversetolo. Dal 2011 tiene corsi di primo soccorso e di sicurezza sul lavoro per Agenzia per la formazione e il lavoro, Salvatore Maugeri Foundation e FLAI Formazione. Per Médecins Sans Frontières - Belgio, tra il 2016 e il 2017, è stato medico d’emergenza presso il MSF-OCB Nap Kenbe Trauma Centre di Tabarre (Port Au Prince) e, in seguito, a bordo della nave di salvataggio VOS Prudence nel Mediterraneo centrale.

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