Le Vice Presidenti dell’associazione, Mary Franzese e Laura Liguori, raccontano la storia di Women&Tech® ETS nel nuovo episodio del nostro Speciale Radio Activa Plus
C’è un nome che torna spesso, quando si parla di donne e Innovazione in Italia, quello di Gianna Martinengo. È lei che nel 2009 fonda Women&Tech® ETS, associazione mossa da un’idea semplice e ambiziosa insieme: valorizzare il talento femminile nella tecnologia, combattere gli stereotipi di genere e orientare i giovani verso i mestieri del futuro. Un’idea che, a quasi 20 anni di distanza, è diventata una realtà solida e riconosciuta a livello europeo.
A raccontarla, in questo episodio del nostro Speciale Radio Activa Plus, sono due delle sue Vice Presidenti: Mary Franzese, co-fondatrice e CMO di Neuron Guard, PMI innovativa nel settore medtech, e Laura Liguori, Avvocata, socia dello studio legale Portolano Cavallo, specializzata in protezione dei dati, privacy, cybersecurity e intelligenza artificiale. Due percorsi diversissimi, ma la stessa convinzione: che le donne devono essere protagoniste del mondo della tecnologia, non mere comparse.
La fondatrice dell’associazione aveva una visione precisa: la tecnologia come abilitatrice di empowerment femminile, uno strumento che poteva dare alle donne nuove possibilità di realizzarsi. “Un’idea che nel 2009 non era affatto scontata”, osserva Laura Liguori. Lei entra in Women&Tech portando quasi 30 anni di esperienza nel Diritto digitale: “Le questioni di genere mi sono sempre state a cuore e ho trovato un’associazione in cui avrei potuto essere a contatto con tante realtà attive nel settore”.
Mary Franzese, invece, arriva da Napoli, con un bagaglio di esperienze internazionali – Erasmus in Finlandia, Winter School in Argentina, Summer School a Shanghai – e la voglia di costruire rete in Italia. In Women&Tech ha riconosciuto qualcosa di familiare: quello stesso spirito di chi parte da un’idea e la trasforma in qualcosa di concreto, che aveva già vissuto all’estero e che anima ogni giorno Neuron Guard.
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A distanza di 20 anni dalla fondazione di Women&Tech, però, il divario di genere nella tecnologia è ancora lì. I dati parlano chiaro: meno del 20% delle laureate italiane sceglie un percorso STEM, le donne rappresentano meno di un terzo dei professionisti ICT in Europa e le startup fondate da donne ricevono ancora meno del 3% degli investimenti in Venture Capital europeo.
“In 10 anni c’è stato un incremento appena dell’1% delle laureate in ambito STEM in Italia”, osserva Laura, citando un recente report di Talents Venture. “A questo ritmo, raggiungere una vera parità sembra una strada in grande salita”. Mary aggiunge la prospettiva di chi fa impresa ogni giorno: “Sempre meno donne decidono di fare le imprenditrici e non per mancanza di ambizione. Mancano infrastrutture – tecniche, sociali, culturali – che rendano il lavoro delle donne davvero sostenibile. Tante volte sono ancora le donne a sacrificare il proprio percorso professionale per prendersi cura della famiglia, non solo dei figli”.
C’è poi un aspetto che distingue Women&Tech da molte altre realtà: l’insistenza sulla “A” di STEAM. “Non si possono considerare le materie scientifiche in modo non integrato con quelle umanistiche”, spiega Laura. “Se parliamo di intelligenza artificiale, la psicologia è rilevante, il linguaggio è rilevante. Bisogna avere una visione olistica”.
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I progetti di Women&Tech ETS
Il fiore all’occhiello dell’associazione è il Premio Internazionale Tecnovisionarie®, che ogni anno premia donne che nella loro attività professionale hanno dimostrato visione, impatto sociale ed etica. Il tema su cui era incentrata la 20sima edizione era “lavorare con le parole”: l’Innovazione che nasce non solo nei laboratori o nelle righe di codice, ma nel modo in cui raccontiamo e includiamo. La cerimonia si è tenuta il 25 maggio al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, con il patrocinio di Commissione Europea, Parlamento Europeo, Regione Lombardia e Comune di Milano.
Le Young Ambassadors sono giovani donne – ingegnere, ricercatrici, avvocate, designer – che fanno orientamento nelle scuole superiori con il progetto Spill the STEAM, ovvero portando alle innovatrici del futuro pillole di scienza e testimonianze. Le Young Ambassadors non si limitano a partecipare: scelgono di essere protagoniste attive e lo stesso messaggio portano alle ragazze delle scuole superiori. “Non aspettate che qualcuno vi inviti al tavolo”, spiega Mary. “Costruitelo voi”.
Con Ready4Future l’associazione ribalta la logica dell’orientamento tradizionale. Il progetto, ideato da Gianna Martinengo nel 2009, quando ancora le espressioni “intelligenza artificiale” e “lavoro del futuro” non erano nel nostro vocabolario quotidiano, si basa sull’idea di non formare i ragazzi per il mercato del lavoro di oggi, ma prepararli per quello di domani, partendo dai mestieri in via di sviluppo o ancora inesistenti. Mary ricorda con entusiasmo il progetto dedicato ai videogiochi rivolto alle scuole medie: “Mi aveva colpito scoprire che dietro un videogioco ci sono più di 40 mestieri diversi, dallo sviluppo software alla musica, passando per la narrativa”.
Il Women Empowerment Program, giunto alla quinta edizione, è un programma di mentoring che mette in contatto circa 100 mentor e mentee provenienti da settori diversissimi. “Io, da Avvocata, faccio la mentor a un’ingegnera”, racconta Laura. “Le problematiche sono simili, nonostante gli ambiti diversi. È trasformativo per entrambe”.
Completano il quadro T-Essere – incontri sul benessere digitale, la genitorialità online, la polarizzazione sui social – e il Tram dell’Innovazione®, alla settima edizione: un viaggio attraverso le tecnologie del presente e del futuro – negli ultimi anni ospitato nel metaverso, a sottolineare la vocazione dell’associazione a stare sempre un passo avanti.
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L’AI cambia tutto: per le donne è un’opportunità da costruire adesso
Sul tema AI le due ospiti convergono su un punto: l’intelligenza artificiale non va subita; è uno strumento che bisogna saper padroneggiare. “Nel medtech l’AI permette già oggi di analizzare migliaia di parametri in tempo reale e personalizzare le terapie sul singolo paziente”, spiega Mary. “Una founder che sa usarla bene può fare il lavoro di un’organizzazione molto più grande”.
Laura porta la prospettiva normativa: l’AI Act europeo, la governance dei dati, l’obbligo di alfabetizzazione digitale per le aziende: “bisogna garantire che le donne siano coinvolte nella progettazione di queste tecnologie, per evitare che si tramandino i bias esistenti”, commenta. “Non sarà painless, ci vorrà del tempo. Ma è la direzione giusta”. E c’è un messaggio che tiene a lasciare in chiusura: “Women&Tech si chiama così perché in ‘women’ c’è anche ‘men’. Portare a bordo gli uomini è essenziale. L’empowerment femminile non è il depowerment maschile; significa convivere valorizzando le competenze di tutti“.
Per saperne di più su Women&Tech e per scoprire i messaggi che Mary Franzese e Laura Liguori rivolgerebbero a una ragazza di 14 anni che ancora non si è avvicinata alle materie STEM, non vi resta che ascoltare l’episodio completo.
S. C.







